Storie vere

Storia di un'autolesionista
Diciamo che di sofferenza ne ho sempre saputo parecchio. Non è vittimismo, non fraintendermi, ma ho visto tre delle persone più importanti della mia vita venirmi strappate via dalla malattia nell'arco di tre anni, così, come se niente fosse, con la stessa naturalezza con cui un bambino coglie un fiore dal prato. E quest'anno mio nonno è morto, e si è scoperto che mio papà ha un tumore. Operabile, ma pur sempre un tumore. I miei genitori mi hanno sempre concesso una libertà maggiore rispetto ai miei coetanei, e io sono cresciuta tremendamente in fretta. E' stato un bene, anche se ha portato molta sofferenza. Sono stata pugnalata alle spalle da parecchie amiche alle spalle, e sono arrivata ad essere del tutto autonoma all'età di undici anni, quando riuscivo a vivere tranquillamente in solitudine, senza amici. Sono anche un po' strana, potremo dire. La gente mi definisce anormale, strana, pazza, particolare; altri mi considerano meschina, un mostro, subdola, insofferente. Insofferente, mi fa venire i brividi. Entrai in una compagnia, circa l'estate scorsa, e mi trovai abbastanza bene. Ah, una piccola nota a margine: sono sempre stata definita come una poco di buono per il semplice fatto che non so avere rapporti con le ragazze. Fa ridere, ma io delle ragazze ho paura (esclusa la mia migliore amica). Anche i miei amici, comunque, mi definivano una puttana. Dicevano di farlo per scherzo. All'inizio mi accettarono, ma quando videro che non mi lasciavo mettere i piedi in testa, iniziai a non andare più bene. Ogni litigio veniva scatenato "a causa mia": Odiavo il suono delle loro voci, i loro sguardi impauriti quando piantavo i miei occhi nei loro. Conigli, sembravano conigli impauriti. L'odio mi aveva sempre accompagnata nella mia breve e intensa vita, e in quel periodo crebbe a dismisura, non aveva mai raggiunto simili livelli. E poi un giorno presi una decisione che per molti sarebbe stata pesante, mentre io la affrontai con una semplice scrollata di spalle. E quella mia "insofferenza" scatenò la loro ira che poi, dinanzi alle mie parole, si placò. Ma le mie parole vennero dopo, dopo che mi tagliai.
Storia di una ex-autolesionista
Ciao,mi chiamo Diana ho 14 anni ed è la prima volta che racconto la mia storia in modo dettagliato...
İ miei problemi sono iniziati il primo anno delle scuole medie,inizialmente andava tutto bene,avevo fatto amicizia con quasi tutti i compagni di classe e avevo stretto un buon rapporto di amicizia con cinque ragazze,le quali divennero le mie migliori amiche....Tutto ad un tratto però,la situazione si capovolse e alcuni ragazzi iniziarono a prendermi in giro per il mio aspetto fisico e iniziarono a darmi dei nomignoli....
Le prime volte non ci feci caso,ma dopo iniziarono a diventare un peso,tra messaggi su what's app e su facebook, non sapevo più che fare e allora decisi di non mangiare più...
Arrivai a pesare 40 kg (da 60 kg) in soli due mesi...
Arrivai a scuola,ma dopo mi dissero "quanto sei magra!!",insomma qualsiasi cosa facevo non andava mai bene...ero un disastro...
İn seconda e terza media andò peggio,mi misi con un ragazzo che per tutto il tempo che siamo stati insieme non face altro che prendermi in giro alle spalle e dire cose brutte su di me...Quando venni a saperlo,iniziai ad odiarlo con tutto il cuore e,a quel punto anche le mie migliori amiche mi voltarono le spalle...
Arrivò il momento in cui iniziai ad odiare me stessa e il mio aspetto fisico,a tal punto che una notte,andai in bagno,presi una lametta e iniziai a tagliarmi...vedevo il sangue colare dalle mie braccia e,in un primo momento divenne un sollievo,ma poi divenne un'abitudine...ogni volta che mi prendevano in giro o cose del genere lo facevo,perché per me era come un sollievo...

Andavo a scuola sempre con magliette lunghe anche se sentivo caldo,ma non sapevo come nascondere i miei tagli...una delle mie migliori amiche venne a saperlo e lo disse a tutta la classe e alcuni ragazzi mi prendevano in giro facendo finta di tagliarsi anche loro...Non sapevo più che fare,pensai al suicidio,ma non riuscì a farcela,era troppo per me...Poi iniziarono i problemi a casa,specialmente con mia madre,ma quelli sono riuscita a risolverli anche se con molta fatica...
Al termine delle scuola,iniziai a non tagliarmi più,ma ancora oggi ho quelle cicatrici e,ogni volta che le vedo ripenso a quei momenti e molte volte mi vien da piangere,ma so che ho fatto un grande errore.
Ho imparato a non dare più importanza a quello che mi dicono gli altri,perché se gli do importanza finisco per far del male solo a me stessa...



Storia di una ex-autolesionista


Ehm..ok... è la prima volta che lo spiego a qualcuno nei dettagli...cercherò di essere il più chiara possibile, anche se i ricordi sono confusi e nitidi allo stesso tempo...
(ecco, mi tremano le mani).
Bene, sono Jessica e ho 14 anni.
Forse devo raccontare fin dall'asilo la mia storia..
Ero una bambina come tutte le altre, forse perché all'asilo si è amici di tutti, e si è più spontanei perché non si ha il bisogno di fingere, non c'è un modello da seguire, non esistono il giusto e lo sbagliato...gli altri bambini mi accettavano perché a quell'età si è molto innocenti, e non si isola nessuno.
Comunque ero abbastanza normale.
Poi sono venute le elementari, e tutto è precipitato.
Dalla prima ho avuto un problema al naso, infatti tutto l'anno, dall'estate all'inverno, soffrivo di raffreddore.
ero molto ingenua, e non capivo che gli altri mi prendevano in giro per questo, perché dovevo sempre soffiarmi il naso.
Fin qui la questione è accettabile, insomma, tutti veniamo presi in giro per qualcosa.
In seconda sono venuta a sapere di questo nomignolo molto offensivo che non ho davvero nessun desiderio di citare, fa troppo male quello, ed è molto imbarazzante.
Per il mio problema venivo presa in giro in modo decisamente esagerato. ho imparato a rispondere alle offese, e sono diventata abbastanza acida con tutti.
Venivo sempre esclusa dai giochi. Sempre.
Se provavo ad avvicinarmi mi davano il ruolo della malata che doveva starsene ferma in un angolo e non fare niente.
Da allora non so se furono loro a isolarmi, o se lo feci io.
Forse entrambi, fatto sta che mi ritrovai sola.
Senza amici, e venivo ancora presa in giro pesantemente.
Non ho mai subito bullismo fisico, ma tutti, perfino i più piccoli di me, mi trattavano male e ferivano in tutti i modi possibili.
Ho iniziato a parlare da sola, poiché non avevo nessun genere di compagnia, ne a scuola ne a casa.
parlavo con me stessa nel cortile, mi raccontavo come mi sentivo inopportuna, e inadatta. mi sfogavo ad alta voce, immaginando che ci fosse qualcuno ad ascoltarmi.
Fui molto stupida, perché non era più una questione di problema fisico, cominciarono a chiamarmi matta.
Si lo so, è colpa mia, me la sono andata a cercare.
Cominciarono a criticarmi, sia alle spalle che in faccia, dicendomi che il mio posto era il manicomio.
venivo ovviamente insultata anche con: brutta, cessa, e persino ''state lontani da Jessica, o vi attacca tutti i suoi germi'' oppure ''non voglio diventare matto come Jessica''.
Faceva male.
La mia scuola elementare era molto grande, e con parecchi bambini, e le maestre, forse perché impegnate, o forse perché semplicemente non gliene fregava niente, non intervenivano.
In terza elementare, stufa di tutto, cambiai scuola.
Inizialmente sembrò andare bene, e mi trovai delle amiche. ero meno nervosa e acida.
Poi però, dopo un anno, un bambino cominciò a chiamarmi con lo stesso nomignolo offensivo dell'altra scuola, probabilmente per rapporti tra lui e i miei vecchi ''amici''.
La notizia della mia impopolarità si diffuse.
Mi restò solo un'amica, una vera.
Non potei cambiare scuola di nuovo perché i miei non lo considerarono opportuno.
Mentre io soffrivo come prima.
Tornai antipatica e asociale.
Alle medie, nemmeno il primo anno mi lasciarono in pace.
Ormai ero quella presa di mira.
Ricevevo insulti e prese in giro. e se ne aggiunsero altre, tantissime. tutte le critiche che si possono fare a una ragazza.
Più di una volta mi fecero dei bruttissimi scherzi, che potrei definire cattivi. non avevo neanche la forza di reagire.
Non l'ho mai fatto.
E quindi le pressioni si intensificarono, perché ero quella ''facile da prendere per il culo'', a causa della mia ingenuità e del fatto che non rispondevo.
Sono arrivata in terza, che ancora non mi tagliavo.
Mi dicevo che tutto sarebbe finito, cercavo di autoconvincermi che era tutto di passaggio.
Poi arrivò lui.
Quel ragazzo che mi fece credere di nuovo nella speranza...ma fu un'illusione brevissima.
Infatti lui lo scoprì, lo disse alla sua fidanzata, e insieme mi umiliarono diverse volte.
Scherzavano col mio amore, ne approfittavano.
Poi tutti cominciarono a calmarsi per un periodo.
Pensavo mi avessero lasciato perdere, una volta per tutte. 
Beh, una sera mi arrivò un messaggio su what's app.
Era una registrazione vocale, mandata proprio dal ragazzo che mi piaceva.
Fu probabilmente la sera che piansi di più nella mia vita.
Mi insultarono come non l'avevano mai fatto, mettendoci in mezzo parole come ''muori'' o ''crepa che ci fai un piacere a tutti''.
''liberaci della tua tortura''.
Non era un semplice scherzo.
anche su facebook mi insultavano. mi rovinavano pubblicamente.
Attraversai un minuto di depressione profonda.
Pensai perfino al suicidio.
lo progettai, in tutti i minimi dettagli, ma persino io non potevo arrivare a tanto.. sul punto di accoltellarmi quella notte non ci riuscii. ma il dolore c'era.. scavava dentro di me..era una voragine...
Persi la testa.
Andai in bagno a l'una di notte, e presi dal cassetto una cosa a caso..non mi importava cosa...purché fosse tagliente.
Mi capitò una lametta.
Me la passai sul palmo della mano senza neanche guardare, avevo la vista troppo offuscata. non potei neanche urlare perché tutti stavano dormendo, e fu una cosa terribile.
Passai il resto della notte a pulire il sangue colato sul pavimento.
Il giorno dopo andai a scuola con le occhiaie e una felpa che mi copriva la mani, e nessuno si accorse delle ferite.
Poi però scoprii i tagli arrossati. la lametta era arrugginita e mi fece infezione.
Feci del mio meglio per risolvere la situazione da sola..cercai su internet come fare...
Nascosi tutto per mesi.
Ora ho solo tre cicatrici sul palmo, però c'è ancora dolore dentro di me.
Ho aperto la mia pagina, e sfogandomi allevio un po' tutti i pensieri...


Storia di una ragazza autolesionista
Ho 14 anni e la mia vita è un casino. Fin dall'asilo e dalle elementari venivo esclusa e presa in giro, nessuno mai mi aveva permesso di stare in sua compagnia,ogni volta che chiedevo qualcosa la risposta era la stessa ''no!''... mi hanno sempre fatta sentire sola,mi rifugiavo allora in quel solito angolino, da sola, ogni tanto piangevo... poi le elementari: vittima di bullismo (soprattutto verbale,ma più di una volta anche fisico)... mi chiamavano ''cicciona,brutta,stupida,fai schifo'' e con altri appellativi e offendevano anche la mia famiglia... le maestre naturalmente non dicevano nulla e se provavo a dire qualcosa,la colpa era mia secondo loro...
prima media: wow,avevo cambiato scuola e ora mi aspettava una nuova vita! avevo un unico sogno,dimostrare di essere intelligente e smentire le voci discriminatorie che già giravano su di me... per quell'anno ci riuscii... ma poi... subito,a partire dal secondo anno,ho iniziato a essere stanca,stanca di vivere,non mi impegnavo più in niente,non facevo più niente e la mia autostima risprofondò... in terza non era per nulla cambiata la situazione,o forse in realtà si,ero peggiorata:le mie uniche amiche mi avevano abbandonata e sostituita proprio nel momento in cui avevo bisogno di loro e il ragazzo che mi piaceva e la sua ragazza mi hanno solo sfruttata in quanto a loro serviva un posto sicuro e che non desse sospetti dove poter stare insieme da soli... io lo accontentavo perchè volevo fargli un favore,ma poi diventò dura sopportare il fatto d'avere loro due in camera mia ogni settimana che mi buttava fuori dalla mia stanza e che ogni volta che li disturbavo per avvisarli dell'ora o del fatto che stavo male mi mandavano affanculo... lui poi scoprì che mi piaceva,ma mi disse che io gli facevo letteralmente schifo e che non mi sopportava... inutile dire che l'odio verso me stessa era ormai al limite...  ho cominciato ad avere attacchi di ansia, mi isolavo chiudendomi in me stessa, piangevo ogni giorno, avevo talmente vergogna di me stessa che non volevo nemmeno più uscire di casa, la felicità era cosi lontana e fioca da sembrare impossibile da raggiungere... pensavo ogni giorno al suicidio,avevo già scritto la lettera ad una persona alla quale tenevo addirittura di più che a me stessa e che per fortuna mi fermò in tempo. In questo dov'era la mia famiglia? bhè,con mia madre non andavo e non vado tutt'ora d'accordo e litigo continuamente. mio padre ormai non lo vedo da mesi..lui non mi è mai stato vicino,anz​i , non è mai stato presente,t​ornata tardi dicendo che era stato via per lavoro (alcune volte era vero,altre era dalle sue ''amichette​''),se io volevo stare un po' con lui mi mandava via e continuava a litigare con mia mamma...dopo anni di litigi si sono separati (2008) perchè il loro rapporto era ormai inesistente da molto. Una settimana dopo lui mi ha presentato la prima compagna,ma che come le altre non è durata molto. Ora ne a trovata un'altra (che è la numero 4) con la quale io non sono andata mai d'accordo,e nemmeno con le sue due figlie. con questa ci ha fatto anche un figlio. Lui da sempre tutte le attenzioni​,l'affetto e i regali a loro e a me non mi cagava nemmeno,non vedeva neppure il mio disagio e il mio malessere. Poi abbiamo litigato per l'ennesima volta dove lui ha concluso con ''bene,se io non sono un padre per te,allora tu non sei più una figlia per me,non meriteresti nemmeno che io ti mantenga''. Entrambi i miei genitori poi mi hanno anche mandata da una psicologa su proposta della preside... questa esperienza è durata poco, ma non è servita a nulla se non ha farmi perdere ancor più fiducia nelle persone che mi circondano e mi ha condotta all'odio verso quella psicologa in particolare, che mi faceva sentire fuori luogo,a disagio,malata.. passavo tutta l'ora a piangere senza dire una parola. per fortuna ora non vado più là..
Comunque, adesso,sebbene spesso io sia ancora inconsolabile,abbia ancora momenti di ansia e un umore molto instabile... posso dire di aver trovato un barlume di positività in mezzo alla depressione:una persona. Lei si chiama S*******a, per me è la mia migliore amica ed è come una madre, oltre ad essere la mia insegnante. E' lei quella che si è presa più cura di me quest'anno, mi è rimasta vicina,mi ha ascoltata, mi calmava quando ero troppo agitata, mi dava una spalla su cui piangere, è quasi riuscita a farmi smettere di autolesionarmi e mi ha dato l'affetto e la fiducia che non ho mai ricevuto da nessuno... 
Tra poco però mi devo separare da lei... e ho paura di ricaderci...
Ah, dimenticavo, per le precisazioni, ho iniziato a tagliarmi verso la fine dell'anno scorso, all'inizio mi facevo del male premendo molto le unghie nel dorso della mano e graffiandomi con aghi, poco dopo però ero già passata alla tipica lametta che mi faceva sentire meglio...

Potresti dirmi che cosa pensi o provi quando stai per tagliarti?
Tagliarsi va oltre il semplice gesto di prendere una lametta e farla passare premendo sulla pelle, c'è molto altro dietro a questo, ci sono lacrime, tristezza, disperazione, desiderio di farla finita ma non voler provocare dispiaceri agli altri, voglia di distruggere il proprio corpo, odio verso se stessi...
tagliarmi mi faceva calmare, mi faceva sentire meglio... ma poi ha iniziato anche a farmi sentire in colpa per quello che facevo, a vergognarmi delle mie braccia... volevo distruggere quello che ero diventata, ma con calma, a poco a poco... il mio riflesso mi dava il voltastomaco, ero e sono ancora aggi in continuo disagio dentro il mio corpo che mi ha sempre provocato insulti e sofferenze...
più tempo passava e più vuoto sentivo dentro di me, è come essere privati da tutte le emozioni fuorchè della tristezza, una tristezza assoluto che però era talmente tanta da non essere più espressa normalmente, le lacrime ormai erano diventate le gocce di sangue che uscivano dai tagli... e ogni volta che mi succedeva qualcosa di psicologicamente doloroso, avevo bisogno di tirar fuori quello che avevo dentro autolesionandomi, mi aiutava a sfogarmi, a farmi ritornare un po' in me...
il dolore fisico distrae da quello che si ha dentro, dentro nella mente e nel cuore...

I tuoi genitori che mi sembrano un po' menefreghisti, la psicologa che ti tratta come sei fossi pazza, le persone che ti trattano come se fossi pazza.... hai qualcuno che ti aiuta, la tua migliore amica che secondo me è una persona meravigliosa che non ti vede come una persona strana ma come una persona normale con qualche problema ma normale. Io penso che tu sia normale. Il tagliarsi è come una tentazione e sembra che si risolvi qualcosa, ma invece ci si arrende. Io la penso così puoi dirmi che non sei d'accordo tranquillamente.
I tuoi genitori lo sanno che ti tagli o se ne fregano?Pensi che questa sarà la tua situazione per sempre o intendi cercare di smettere di sentire quelle cose che ti inducono ad autolesionarti?Le persone ti inducono a lesionarti dicendoti che sei pazza strana pericolosa, ma loro dovrebbero sapere che sono loro a essere pericolosi, perché ti inducono a tagliarti....Cerchi di non ascoltarle?
Sono anch'io d'accordo con il fatto che sia una soluzione orribilmente momentanea e non risolve effettivamente niente. credo che tutti gli autolesionisti lo sappiano, ma che ormai si lasciano vincere dall'autolesionismo che diventa una vera ''droga'' di cui poi non si riesce a fare a meno.
Per quanto riguarda i miei genitori, si, loro lo sanno a causa della scuola che li ha informati... mio padre mi ha fatto intendere in un attimo che non ero a posto ed è stato il primo a voler mandarmi dalla psicologa. mia mamma invece mi ha solo insultata pesantemente dicendo che quello che faccio io sono solo stronzate e che sono una deficiente disgraziata... nessuno dei due si è mai chiesto nemmeno il motivo per cui io lo facessi, loro pensano che la mia vita sia perfetta, sebbene non lo sia per me...
Personalmente, spero di non andare avanti così per tutta la vita, anche perché il giorno in cui avrò una famiglia mi vergognerei troppo se il mio compagno o i miei figlio mi chiedessero il perché dei tagli... le cicatrici invece, sinceramente voglio che rimangano, lo so, sembra stupido, ma per me le cicatrici sono un ricordo indelebile e se scomparissero per me sarebbe come essere privata di una parte di me stessa...
Ah, giusto, poi mi hai chiesto degli altri.. beh, per quanto le mie amiche più strette mi dicano continuamente di non ascoltarli, io non ci riesco, non ce la faccio davvero a fregarmene, forse perché sono convinta ormai che abbiano ragione dicendomi che il mio aspetto fisico è orrendo o forse per motivi che la mia mente non mi fa apparire chiari, ma sul serio, non penso riuscirò mai a dire loro in faccia ''vai a quel paese perché i tuoi insulti non mi fanno nulla!''...

Hai mai provato a dire ai tuoi genitori come ti senti? Penso che non sia stupido che vuoi che le cicatrici rimangano perché fanno parte della tua vita e sono testimonianza chee supererai l'autolesionismo...spero davvero con tutto il cuore che tu riesca a superarlo,davvero. Ma tu sei veramente come gli altri ti descrivono nel senso che sei brutta etc.oppure sei bella?Come pensi che si potrebbe risolvere l'autolesionismo?
Sì, ho provato a dire loro come mi sento, in particolare a mia mamma, ma niente, menefreghismo e freddezza assoluta...
io per me sono brutta, io mi vedo orribile, ripugnante, sebbene le mie amiche dicono che io sia carina... io mi faccio schifo da sola comunque, odio lo stesso il mio corpo in ogni suo centimetro...




Ciao a tutti, stamattina ho intervistato una mia amica che fa danza.

Quando hai cominciato a ballare?
Quando avevo sei anni ho iniziato danza moderna mentre quest'anno ho iniziato danza classica.
Ti piace di più la danza moderna o la classica?
La classica però mi scateno di più nella danza moderna.
Fai delle competizioni?
Ho una volta ogni due anni gli esami di danza e viene l'esaminatrice dall'Australia oppure da qualche altra parte del mondo.
Sei ansiosa ogni volta che viene?
Sì, mi viene l'ansia il cuore mi batte a mille.
Poi una volta all'anno c'è il saggio: lo facciamo in un teatro famoso di Milano e siamo tutte belle vestite e lì sono ancora più emozionata.
Wow!
La maestra è spesso severa.
Un po' di serietà ci vuole no?Gli esami li fai con la musica?
Sì. Viene(non dico il nome) che suona al pianoforte o la pianola.
Quando parte la musica ti tranquillizzi, ti immergi?
No, io fino alla fine della lezione sono sempre agitata. Poi dopo un po' mi tranquillizzo e inizio a immedesimarmi nella parte.
C'è competizione nella danza?
Dipende. Se ad esempio devi fare dei provini per andare in una scuola famosa come la Scala di Milano allora sì. Nella scuola di danza dove vado io la competizione la trovi solo quando bisogna fare dei provini per i balletti dove si deve stabilire chi è la protagonista.
E' impegnativa?
Molto perché la danza la devi studiare anche a casa.
Non bisogna prenderla sotto gamba.
Giusto.
Fai un'alimentazione particolare?
No, sto attenta a non ingrassare. Cerco di mangiare tanta frutta e verdura e di non mangiare schifezze.
Quello che dovremmo fare tutti.
Vero.
Quando hai le lezioni?
Martedì e venerdì un'ora e mezza. Poi per prepararsi all'esame facciamo delle lezioni in più tutti sabato mattina. Il martedì iniziamo alle 17.00 e venerdì alle 18.00. In tutto a settimana ho 3 ore di danza senza contare le lezioni per l'esame.
Lavorate molto.
Sì, infatti ho anche saltato alcune lezioni perché non ce la facevo più.
Hai mai pensato di lasciare tutto?
No perché comunque la danza è una mia passione che coltivo da quando sono nata. Questa passione l'ho ereditata da mio padre.
Che cosa faceva tuo padre?
Gli piaceva molto ballare;infatti andava a ballare in discoteca. Però la sua vera grande passione era il calcio.
Poi, quando mi madre era incinta di me metteva la musica e ballava e anch'io che ero dentro la pancia ballavo.
Che bella cosa!
Grazie.
C'è qualcosa che vorresti dire?
Solamente che invito tutte le ragazze che hanno questa passione per la danza di non mollare mai.
Grazie.
Grazie a te.

(Dopo l'intervista le ho chiesto se secondo lei potevo fare strada nel mondo del giornalismo. Lei mi ha risposto che basta avere buona volontà per andare lontano ma che non è la carriera la cosa più importante. L'importante è che tu faccia quello che ti piace)



Vi invito a leggere questa intervista fatta stamattina a una mia amica che fa atletica. Ho voluto farla perché vorrei essere una scrittrice e giornalista. Questa mia amica è bravissima in sport, ha fatto le gare distrettuali, provinciali e regionali. Ai Giochi Sportivi Studenteschi(GSS) fa salto in alto e la staffetta 4x100.

Quando hai cominciato a fare atletica?
In quinta elementare.
Sembravi da subito portata per praticarla o hai dovuto lavorare molto?
No...più o meno mi piaceva correre.
E' difficile?
In che senso?L'allenamento?
Sì.
Sì, è impegnativo!E poi devi dare il massimo.
Quando inizia una gara come ti senti?
Molta ansia!
Ad ogni gara?
Certo!
Che specialità fai?
Facciamo tutto non abbiamo ancora una specialità.
Quale specialità ti piace di più?
La corsa, ostacoli o salto in alto.
Tu sei da gioco individuale o ti piace anche il gioco di squadra?
Beh l'atletica, a parte la staffetta, non è di squadra. Però sono belli anche quelli in cui si coopera.
Continuerai a fare atletica oppure cambierai sport?
Penso di continuare ancora finché non mi stufo.
Riesci a trovare del tempo per te stessa tra gli allenamenti, compiti, scuola?
No, non credo proprio!
Hai mai pensato "basta, lascio stare atletica"?
No...beh....quando sono stata costretta ho dovuto.
In che senso?
L'anno scorso non ho fatto atletica.
Ti mancava?Perché hai lasciato atletica l'anno scorso?
Perché mi faceva male il tallone. Certo che volevo continuare atletica.
C'è molta competizione nell'atletica, sia nelle gare che negli allenamenti?
Agli allenamenti si scherza sempre!Però poi si dà il massimo...E nelle si fa amicizia soprattutto...anche con gli altri concorrenti.
Hai amiche ad atletica?Le hai conosciute lì o le conoscevi già?
Due erano le mie compagne di classe alle elementari...le altre le ho conosciute lì.
C'è qualcosa che vuoi dirmi?
Sì, una cosa.
Dimmi pure ti ascolto!
L'importante è dare il massimo e continuare a impegnarsi. E' l'unico modo per migliorarsi.
Che bel messaggio. Grazie mille per l'intervista.
Grazie a te e prego.



                         

5 commenti:

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  2. Salve io sono Giulia, ho 15 anni, ora vi racconterò un po' la mia storia,all'asilo sembrava andare tutto bene ero una bambina bellissima occhi azzurri e bionda insomma nulla da dire..soliti pianti etc..all'asilo si é tutti ingenui,mi trattavano bene,poi alle elementari i primi 3 anni andarono bene, ma poi dalla 4 inziai a non parlare più, perfino ad isolarmi,perché mi rimprovero' una maestra,in 5 le cose si sistemarono,in 1 media continuai a non parlare, a non rispondere a qualsiasi cosa che mi domandavano, mi isolavo,fino alla 2 continuai così. . In 3 media mi prendevano in giro per il modo in cui "camminavo",mi dicevano "brutta, puttana, zoccola, che la prendi nel culo,sei grassa,nana etc.."nomignoli di cui a me davano molto fastidio,una volta ricordo che il mio compagno mi fece cadere e fece ridere tutti, per me é stato molto imbarazzante,ero stanca di tutti quei ragazzi che mi trattavano come una malata e che mi rifiutavano.. ero stressata di tutti quei insulti, di tutti quei no,così, cambiai scuola, conobbi dei nuovi amici con cui potermi fidare, ma in realtà quei amici di cui mi fidavo i miei ex compagni gli avevano già parlato di me e così rimasi un'altra volta sola,l'unica di cui potevo fidarmi era "Simona" , cioè la mia migliore amica,poi inziai a fidarmi di "GiorgiA",andava tutto bene ma pero' lei un giorno mi mostro' tutti i suoi tagli perche' sapeva che io non l'ho avrei mai detto a nessuno,ma invece gli mentii e lo raccontai al ragazzo che gli piace perche' non volevo che si facesse del male, poi dopo una settimana inziai anch'io ad autolesionarmi,quella notte c'é l'avevo con tutti ma soprattutto con me stessa, andai in bagno distrutta e presi la prima cosa tagliante che trovai, piangevo, non vedevo nulla,tagliavo come se per me fosse un sollievo,i miei non si preoccupavano per me, nessuno mi diceva ti voglio bene o che mi ascoltasse,io meritavo affetto ma gli altri invece nonostante cio' continuavano a disprezzarmi, autolesionandomi, dopo essermi tagliata, passai tutta la notte a pulire il sangue che colava sul pavimento,il giorno seguente andai a scuola con una felpa cercando di coprirmi gli avambracci. Continuo ancora ad autolesionarmi perché mi fa star bene ma allo stesso tempo male, cerco sempre di sorridere fottendo la gente..

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    1. E non hai paura che ad un certo punto potrai morire per avercperso troppo sangue?

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  3. ciao, sono giulia, nessuno sa della mia storia. Ne le mie migliori amiche, ne la mia famiglia, ne tutto il resto del mondo, non ho mai avuto il coraggio di raccontare nulla a nessuno, codarda, stupida. non lo so. O forse per difendermi, già. Mi avrebbero chiamata codarda, autolesionista di merda, tagliavene e probabilmente mi avrebbero spinto a fare ciò che grazie a dio non ho mai fatto. Mi ricordo perchè ho iniziato, come dimenticarselo... Già dalle elementari soffrivo di bullismo, gli psicologi mi hanno sempre detto: sei forte. MINCHIATE. Ho sempre avuto il pianto facile. Piangevo. ecco. le altre bambine più volte mi hanno detto di essere invidiose di me. Di cosa? di me? no voi siete pazze!! dicevo sempre. Così l'ultimo giorno dell'ultimo anno di elementari mi misi in palestra, e, per il tradizionale ''spettacolino'' di fine anno cantai una canzone, non è l'inferno. e devo dire. Mi sono sfogata.
    iniziate le medie sembrava tutto rose e fiori, ero felice. Poi piano. diventai apatica. zero sentimenti. Le mie amiche iniziarono ad odiarmi. io iniziai ad odiarmi. La mia famiglia inizio ad odiarmi. Così riversai questo odio in un diario segreto e riguardandolo mi sono resa conto che alla fine di ogni pagina c'erano le parole "non importa" "ma è tutto okay" un cazzo. quando le cose peggiorarono mi imbottii di pastigie. uscita dal malessere iniziai a non mangiare. Diventai anoressica e poi bulimica. infine mi misi nella vasca e tracciai con una lametta dei segni sulle braccia. poi pensai.
    "E' quello che vogliono vedere loro. Morire. Cedere. no, IO SONO PIU' FORTE e mandai a fanculo tutto. cambiai amici. modo di fare. incidevo sono tagli superflui. poi tutto iniziò ad andare bene. il primo morose. i complimenti. gli sguardi invidiosi delle altre ragazze. le mie braccia erano e sono solo un brutto ricordo. ora sono forte, bella, 1.70 capelli marroni occhi verdi (un naso un po' grande ma pazienza) ed un sorrido, una storia.

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Vorrei sapere le vostre opinioni sopra i contenuti dei post. Che ne pensate, se vi è mai capitato ciò che gli articoli descrivono, se siete adolescenti che situazione vivete o vedete intorno a voi. Vorrei sapere com'è o com'è stata la vostra adolescenza.