giovedì 11 luglio 2013

Crescere troppo in fretta è stato un bene, ma ha portato molta sofferenza

Un'altra storia di una ragazza autolesionista. Gestisce una pagina, +Questa sono io; se non ti sta bene, vaffanculo.

Diciamo che di sofferenza ne ho sempre saputo parecchio. Non è vittimismo, non fraintendermi, ma ho visto tre delle persone più importanti della mia vita venirmi strappate via dalla malattia nell'arco di tre anni, così, come se niente fosse, con la stessa naturalezza con cui un bambino coglie un fiore dal prato. E quest'anno mio nonno è morto, e si è scoperto che mio papà ha un tumore. Operabile, ma pur sempre un tumore. I miei genitori mi hanno sempre concesso una libertà maggiore rispetto ai miei coetanei, e io sono cresciuta tremendamente in fretta. E' stato un bene, anche se ha portato molta sofferenza. Sono stata pugnalata alle spalle da parecchie amiche alle spalle, e sono arrivata ad essere del tutto autonoma all'età di undici anni, quando riuscivo a vivere tranquillamente in solitudine, senza amici. Sono anche un po' strana, potremo dire. La gente mi definisce anormale, strana, pazza, particolare; altri mi considerano meschina, un mostro, subdola, insofferente. Insofferente, mi fa venire i brividi. Entrai in una compagnia, circa l'estate scorsa, e mi trovai abbastanza bene. Ah, una piccola nota a margine: sono sempre stata definita come una poco di buono per il semplice fatto che non so avere rapporti con le ragazze. Fa ridere, ma io delle ragazze ho paura (esclusa la mia migliore amica). Anche i miei amici, comunque, mi definivano una puttana. Dicevano di farlo per scherzo. All'inizio mi accettarono, ma quando videro che non mi lasciavo mettere i piedi in testa, iniziai a non andare più bene. Ogni litigio veniva scatenato "a causa mia": Odiavo il suono delle loro voci, i loro sguardi impauriti quando piantavo i miei occhi nei loro. Conigli, sembravano conigli impauriti. L'odio mi aveva sempre accompagnata nella mia breve e intensa vita, e in quel periodo crebbe a dismisura, non aveva mai raggiunto simili livelli. E poi un giorno presi una decisione che per molti sarebbe stata pesante, mentre io la affrontai con una semplice scrollata di spalle. E quella mia "insofferenza" scatenò la loro ira che poi, dinanzi alle mie parole, si placò. Ma le mie parole vennero dopo, dopo che mi tagliai.

Come sempre, se avete commenti intelligenti, postateli, oppure rimanete in silenzio.

sabato 6 luglio 2013

Ma Internet ci rende stupidi?

Neurologi e psicologi mettono in guardia dai pericoli legati al bombardamento di informazioni cui siamo sottoposti.

Nicholas Carr, lo studioso americano che tempo fa aveva lanciato il primo allarme con l'articolo Google ci sta facendo diventare stupidi?, è sempre più convinto di avere ragione. A suo avviso, nell'arco di pochi anni saremo tutti superficiali, incapaci di concentrarci per più di qualche minuto o di distinguere un'informazione importante da quelle irrilevanti.
E ora Nicholas Carr non è più solo: decine di scienziati in tutto il mondo condividono le sue conclusioni. L'uso di Internet e degli altri potenti strumenti di comunicazione che teniamo in tasca sta modificando i neuroni del nostro cervello, sempre pronti ad adattarsi a nuove situazioni. "E' come se la tecnologia stesse riprogrammando le nostre menti" ha confermato al New York Times Nora Volkow, una delle più importanti esperte del sistema nervoso centrale. La massa di informazioni in arrivo attraverso il Web, il telefono, le e-mail sta cambiando non solo il modo con il quale ci informiamo, ma anche quello di pensare e di reagire.
Gli stimoli che riceviamo ormai senza interruzione provocano il rilascio di dopamina nel cervello, esattamente come fa il cibo: e la dopamina crea dipendenza, e la sua assenza provoca una sensazione di vuoto e di noia. Sarà forse per questo che molte persone non riescono a tenere a bada quella voce inconscia che continua a ripetere di controllare le e-mail o gli sms, anche mentre si sta parlando con altri o si sta partecipando a una riunione. Quando ci svegliamo al mattino, le prime attenzioni vanno alle informazioni arrivate nella notte sul telefonino e solo una crisi di astinenza può spiegare le inutili telefonate che si fanno appena si scende da un aereo.
"Il Web" ha rilevato Nicholas Carr sul Financial Times "non ci incoraggia mai a fermarci, ci tiene in uno stato continuo di movimento:" Il cervello si adatta a queste ripetute distrazioni trasformandoci in pensatori superficiali, sempre più incapaci di concentrarci, di leggere un testo lungo o di connettere le informazioni che riceviamo. Carr cita il filosofo Seneca, ricordando che essere dovunque "come ci consente di fare Internet equivale a non essere in nessuno luogo".
Molti ricercatori ritengono che sia troppo presto per preoccuparsi: le modifiche causate dalla tecnologia al nostro cervello non sono diverse o più gravi di quelle che si sono verificate nel corso dell'evoluzione. Ma uno dei più grandi scienziati contemporanei, l'astrofisico Stephen Hawking, è convinto che gli esseri umani siano entrati in una nuova fase evolutiva e non esclude che i sistemi di comunicazione del futuro generino alla fine una nuova specie umana.
Potrebbe anche essere una specie migliore, almeno per certi aspetti. La psicologa Patricia Greenfield ha ricordato su Science che ogni mezzo di comunicazione sviluppa nuove capacità cognitive a spese di altre. "Stare molte ore al computer, anche per un videogioco, migliora la nostra intelligenza spaziovirtuale e ci abitua a seguire più segnali simultaneamente." La nuova specie avrà dunque caratteristiche più vicine a quelle dei computer e sarà dotata di un "pensiero automatico" che reagirà agli eventi senza riflettere troppo a lungo. Ovviamente, il problema non è Internet, visto che i vantaggi che ha portato all'umanità sono largamente superiori ai marginali danni che finora ha causato. Come sempre, è l'uso che se ne fa a rendere le cose buone o cattive. Nicholas Carr suggerisce di imparare a liberarsi ogni tanto dalla dipendenza, riconquistare tempo e spazio, di riprendere in mano più spesso quello che è stato per secoli il funzionale supporto del pensiero profondo: la vecchia carta di libri e giornali.
(V.Sabadin, in "La Stampa", 10 giugno 2010)

Se ci fosse un blackout, TUTTE le tecnologie non funzionano, voi che fareste? Rispondete nei commenti.


Suicidio per bullismo:storia di Kayla

Vi chiedo pochi minuti. Guardate questo video. Cose del genere succedono ogni giorno. Fermiamo il bullismo prima che sia troppo tardi.

venerdì 5 luglio 2013

La felicità sta nelle piccole cose

Ciao a tutti,
una ragazza o signora(non la conosco, non so la sua età)ha commentato il post "vorrei solo vivere in eterno, per poterti amare tutto quel tempo...♥" scrivendo queste parole che mi hanno fatto riflettere. Grazie per le bellissime parole +lidia pommella

E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
la felicità non e' quella che affannosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,. ..
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.


Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose...
...e impari che il profumo del caffè al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.

E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.


Ho imparato a non ascoltare gli altri, perché sennò finisco di far del male solo a me stessa....

Un'altra ragazza mi ha raccontato la sua storia.
Ciao,mi chiamo Diana ho 14 anni ed è la prima volta che racconto la mia storia in modo dettagliato...
İ miei problemi sono iniziati il primo anno delle scuole medie,inizialmente andava tutto bene,avevo fatto amicizia con quasi tutti i compagni di classe e avevo stretto un buon rapporto di amicizia con cinque ragazze,le quali divennero le mie migliori amiche....Tutto ad un tratto però,la situazione si capovolse e alcuni ragazzi iniziarono a prendermi in giro per il mio aspetto fisico e iniziarono a darmi dei nomignoli....
Le prime volte non ci feci caso,ma dopo iniziarono a diventare un peso,tra messaggi su what's app e su facebook, non sapevo più che fare e allora decisi di non mangiare più...
Arrivai a pesare 40 kg (da 60 kg) in soli due mesi...
Arrivai a scuola,ma dopo mi dissero "quanto sei magra!!",insomma qualsiasi cosa facevo non andava mai bene...ero un disastro...
İn seconda e terza media andò peggio,mi misi con un ragazzo che per tutto il tempo che siamo stati insieme non face altro che prendermi in giro alle spalle e dire cose brutte su di me...Quando venni a saperlo,iniziai ad odiarlo con tutto il cuore e,a quel punto anche le mie migliori amiche mi voltarono le spalle...
Arrivò il momento in cui iniziai ad odiare me stessa e il mio aspetto fisico,a tal punto che una notte,andai in bagno,presi una lametta e iniziai a tagliarmi...vedevo il sangue colare dalle mie braccia e,in un primo momento divenne un sollievo,ma poi divenne un'abitudine...ogni volta che mi prendevano in giro o cose del genere lo facevo,perché per me era come un sollievo...

Andavo a scuola sempre con magliette lunghe anche se sentivo caldo,ma non sapevo come nascondere i miei tagli...una delle mie migliori amiche venne a saperlo e lo disse a tutta la classe e alcuni ragazzi mi prendevano in giro facendo finta di tagliarsi anche loro...Non sapevo più che fare,pensai al suicidio,ma non riuscì a farcela,era troppo per me...Poi iniziarono i problemi a casa,specialmente con mia madre,ma quelli sono riuscita a risolverli anche se con molta fatica...
Al termine delle scuola,iniziai a non tagliarmi più,ma ancora oggi ho quelle cicatrici e,ogni volta che le vedo ripenso a quei momenti e molte volte mi vien da piangere,ma so che ho fatto un grande errore.
Ho imparato a non dare più importanza a quello che mi dicono gli altri,perché se gli do importanza finisco per far del male solo a me stessa...


Come sempre, se avete commenti intelligenti, postateli pure. Se avete cose stupide da dire, non dite niente.

Cadere

La vita cerca di insegnarci a non cadere nonostante le raffiche di vento, la perdita dell'equilibrio improvvisa dovuta alla nostra insicurezza...ma a volte siamo così deboli che perdiamo l'equilibrio e cadiamo.

Falling Again By Leona DeLioncourt

Ben fatto, società. Video-denuncia alla società.

Diffondete.

Mio figlio drogato di internet. Cyberdipendenze, i nuovi tossicomani non ingeriscono sostanze: vivono giorno e notte davanti al computer

Stavo sfogliando un giornale quando il mio occhio si è soffermato su questo articolo allarmante che deve essere letto da tutti, sia ragazzi che genitori.


Sono sempre di più i ragazzi che trascorrono le giornate (e le notti) immersi esclusivamente in  relazioni virtuali


Luca, 15 anni, non dorme più la notte, non va più a scuola, passa le sue giornate davanti al computer. Il suo mondo è diventato la sua stanza da letto, i suoi occhi il monitor del pc, le sue labbra la tastiera. Ore e ore a giocare online, i rapporti familiari ridotti al minimo necessario. I genitori li vede per qualche minuto a cena, nessuna voglia di parlare, di interagire con le altre persone, con il mondo esterno. Perché per Luca (il nome è di fantasia), così come per molti adolescenti italiani, il mondo non è più quello degli amici e della famiglia. Il mondo vero è quello virtuale. Sono sempre di più, in Italia, i ragazzi afflitti da autentiche dipendenze legate ai computer e alle nuove tecnologie. "La nostra società si preoccupa dei ragazzi. Ma non se ne occupa. Le cyber-dipendenze sono le più insidiose, invece dovremmo dare una mano ai giovani a colmare la vita di vita" ha detto a La Stampa don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele di Torino, che alla lotta alle dipendenze ha dedicato una vita intera.
Vengono chiamate "cyber-dipendenze" ma, poiché si tratta di fenomeni relativamente nuovi, non esistono studi in merito per quantificare l'impatto sulla popolazione italiana. E pochi sono anche i centri che si fanno carico di chi è affetto da queste nuove dipendenze, meno invasive, meno visibili, ma non per questo meno pericolose. "I ragazzi non si rendono nemmeno conto di quello che gli sta succedendo" spiega ad "A" Alberto Rossetti, psicologo del Gruppo Abele, tra i primi a occuparsi di casi del genere. "Spesso sono le famiglie che si rivolgono a noi preoccupate per i comportamenti dei figli. I primi segnali sono un uso eccessivo del computer e il peggioramento dell'andamento scolastico".
Ma i disturbi possono peggiorare all'improvviso e sfociare anche in episodi di aggressività: "Più di una mamma ci ha raccontato di atti di violenza e urla dei propri figli dopo alcuni tentativi di limitare loro l'accesso ai computer", racconta Laura Carletti, responsabile accoglienza del Gruppo Abele. "E' la fase più preoccupante:se non si interviene tempestivamente c'è il rischio concreto che il ragazzo diventi "irrecuperabile"". Ed è stata proprio l'aggressività a spingere i genitori di Luca a rivolgersi all'ufficio di via Leoncavallo 27, a Torino. Ai divieti imposti dalla madre, reagiva con violenza, non esistevano più regole quando di mezzo c'era un computer.
World of Warcraft, Assassin's Creed, sono questi alcuni nomi dei giochi online che sempre più spesso diventano delle droghe per gli adolescenti. Come per Marco (anche questo nome di fantasia) che, insoddisfatto della sua vita reale, ha deciso di prendersi le sue rivincite online. Si è creato un profilo e un avatar. Lì, davanti a un monitor e una tastiera, si sente rispettato dagli altri. Attraverso il suo profilo online vive una vita parallela, tramite il suo avatar incontra persone, scambia opinioni, interagisce con gli altri. Si alza tardi la mattina, gioca online e tiene il pc acceso fino all'alba. La scuola non sa più cosa sia, gli amici, quelli veri, neanche. La famiglia per lui è un peso, un possibile ostacolo nella sua vita virtuale.
Ragazzi tra i 14 e i 27 anni, con i ritmi sballati, le giornate scandite dai tornei online, per i quali le uniche relazioni avvengono tramite Facebook. E' questa sovrapposizione tra reale e virtuale che al Gruppo  Abele provano a combattere. "Cerchiamo di far parlare i ragazzi della loro vita, dei giochi, dei social network", racconta Rossetti, "si parla della rete cercando di spostare il discorso su di loro e provando ad arrivare a parlare di valori, provando a far emergere un'altra realtà, diversa da quella virtuale". Nel porto del cyberspazio tutto sembra più facile, più a portata di mano.
Si raggiungono miliardi di persone, si possono esprimere pensieri forti, raccontare problemi, rimanendo nascosti dietro un'identità ignota. Ma la fuga dalla realtà è solo temporanea. Una volta spento il computer i problemi quotidiani si riaffacciano, implacabili. E' così per Luca, per Marco, e per molti altri adolescenti italiani che dietro a un avatar e a una foto profilo tentano di nascondere le loro sofferenze, le loro difficoltà e le loro paure.

(da Tommaso Clavarino,"A" n°18,2 maggio 2013)



Scelte

Ho sempre deciso di testa mia. I miei genitori mi hanno sempre mostrato i pro e i contro, mi hanno sempre consigliato, ma la scelta è sempre sta mia. Scegliere non è sempre stato facile, ma quando hai un sogno, la scelta si fa più chiara. Io ho un sogno. Scrivere per far emozionare gli altri, scrivere per fa vivere avventure agli altri, scrivere per far sognare  e far scappare dalla realtà. A volte le persone hanno bisogno di scappare dalla vita quotidiana, che può sembrare un rifugio o una condanna. Il routine può tranquillizzare o annoiare le persone. Il mio sogno è fare qualcosa che abbia a che fare con lo scrivere.
Sceneggiature, romanzi, articoli, racconti. Non importa che cosa.
In questo momento sto scrivendo una cosa e lo sto facendo leggere a una mia amica. E' una persona giusta con cui condividere un sogno.
Il mio sogno può sembrare un po' irrealizzabile per me. Nei temi sono molto restrittiva, mentre invece dovrei lasciarmi andare. Lasciare che la penna scriva.
I miei genitori non sanno proprio tutto sul mio sogno. Per scrivere devo aspettare che loro se ne vadano.
Non capirebbero ciò che scrivo, non è il loro genere.
Purtroppo ho confidato il mio sogno alla persona sbagliata. Questa persona l'ha detto a tutti. Di questo non m'importa. Non importa che alcune persone dicano che il mio sogno sia irrealizzabile, non importa che alcuno persone non credano che io ce la possa fare. L'importante è che sia io a non credere a queste cose.
L'adolescente sognatrice

lunedì 1 luglio 2013

Vorrei solo vivere in eterno, per poterti amare tutto quel tempo...♥

Ho chiesto a un'altra ragazza, ex autolesionista, di raccontarmi la sua storia. Potrete vedere i suoi post su +vorrei solo vivere in eterno, per poterti amare tutto quel tempo...♥


Ehm..ok... è la prima volta che lo spiego a qualcuno nei dettagli...cercherò di essere il più chiara possibile, anche se i ricordi sono confusi e nitidi allo stesso tempo...
(ecco, mi tremano le mani).
Bene, sono Jessica e ho 14 anni.
Forse devo raccontare fin dall'asilo la mia storia..
Ero una bambina come tutte le altre, forse perché all'asilo si è amici di tutti, e si è più spontanei perché non si ha il bisogno di fingere, non c'è un modello da seguire, non esistono il giusto e lo sbagliato...gli altri bambini mi accettavano perché a quell'età si è molto innocenti, e non si isola nessuno.
Comunque ero abbastanza normale.
Poi sono venute le elementari, e tutto è precipitato.
Dalla prima ho avuto un problema al naso, infatti tutto l'anno, dall'estate all'inverno, soffrivo di raffreddore.
ero molto ingenua, e non capivo che gli altri mi prendevano in giro per questo, perché dovevo sempre soffiarmi il naso.
Fin qui la questione è accettabile, insomma, tutti veniamo presi in giro per qualcosa.
In seconda sono venuta a sapere di questo nomignolo molto offensivo che non ho davvero nessun desiderio di citare, fa troppo male quello, ed è molto imbarazzante.
Per il mio problema venivo presa in giro in modo decisamente esagerato. ho imparato a rispondere alle offese, e sono diventata abbastanza acida con tutti.
Venivo sempre esclusa dai giochi. Sempre.
Se provavo ad avvicinarmi mi davano il ruolo della malata che doveva starsene ferma in un angolo e non fare niente.
Da allora non so se furono loro a isolarmi, o se lo feci io.
Forse entrambi, fatto sta che mi ritrovai sola.
Senza amici, e venivo ancora presa in giro pesantemente.
Non ho mai subito bullismo fisico, ma tutti, perfino i più piccoli di me, mi trattavano male e ferivano in tutti i modi possibili.
Ho iniziato a parlare da sola, poiché non avevo nessun genere di compagnia, ne a scuola ne a casa.
parlavo con me stessa nel cortile, mi raccontavo come mi sentivo inopportuna, e inadatta. mi sfogavo ad alta voce, immaginando che ci fosse qualcuno ad ascoltarmi.
Fui molto stupida, perché non era più una questione di problema fisico, cominciarono a chiamarmi matta.
Si lo so, è colpa mia, me la sono andata a cercare.
Cominciarono a criticarmi, sia alle spalle che in faccia, dicendomi che il mio posto era il manicomio.
venivo ovviamente insultata anche con: brutta, cessa, e persino ''state lontani da Jessica, o vi attacca tutti i suoi germi'' oppure ''non voglio diventare matto come Jessica''.
Faceva male.
La mia scuola elementare era molto grande, e con parecchi bambini, e le maestre, forse perché impegnate, o forse perché semplicemente non gliene fregava niente, non intervenivano.
In terza elementare, stufa di tutto, cambiai scuola.
Inizialmente sembrò andare bene, e mi trovai delle amiche. ero meno nervosa e acida.
Poi però, dopo un anno, un bambino cominciò a chiamarmi con lo stesso nomignolo offensivo dell'altra scuola, probabilmente per rapporti tra lui e i miei vecchi ''amici''.
La notizia della mia impopolarità si diffuse.
Mi restò solo un'amica, una vera.
Non potei cambiare scuola di nuovo perché i miei non lo considerarono opportuno.
Mentre io soffrivo come prima.
Tornai antipatica e asociale.
Alle medie, nemmeno il primo anno mi lasciarono in pace.
Ormai ero quella presa di mira.
Ricevevo insulti e prese in giro. e se ne aggiunsero altre, tantissime. tutte le critiche che si possono fare a una ragazza.
Più di una volta mi fecero dei bruttissimi scherzi, che potrei definire cattivi. non avevo neanche la forza di reagire.
Non l'ho mai fatto.
E quindi le pressioni si intensificarono, perché ero quella ''facile da prendere per il culo'', a causa della mia ingenuità e del fatto che non rispondevo.
Sono arrivata in terza, che ancora non mi tagliavo.
Mi dicevo che tutto sarebbe finito, cercavo di autoconvincermi che era tutto di passaggio.
Poi arrivò lui.
Quel ragazzo che mi fece credere di nuovo nella speranza...ma fu un'illusione brevissima.
Infatti lui lo scoprì, lo disse alla sua fidanzata, e insieme mi umiliarono diverse volte.
Scherzavano col mio amore, ne approfittavano.
Poi tutti cominciarono a calmarsi per un periodo.
Pensavo mi avessero lasciato perdere, una volta per tutte. 
Beh, una sera mi arrivò un messaggio su what's app.
Era una registrazione vocale, mandata proprio dal ragazzo che mi piaceva.
Fu probabilmente la sera che piansi di più nella mia vita.
Mi insultarono come non l'avevano mai fatto, mettendoci in mezzo parole come ''muori'' o ''crepa che ci fai un piacere a tutti''.
''liberaci della tua tortura''.
Non era un semplice scherzo.
anche su facebook mi insultavano. mi rovinavano pubblicamente.
Attraversai un minuto di depressione profonda.
Pensai perfino al suicidio.
lo progettai, in tutti i minimi dettagli, ma persino io non potevo arrivare a tanto.. sul punto di accoltellarmi quella notte non ci riuscii. ma il dolore c'era.. scavava dentro di me..era una voragine...
Persi la testa.
Andai in bagno a l'una di notte, e presi dal cassetto una cosa a caso..non mi importava cosa...purché fosse tagliente.
Mi capitò una lametta.
Me la passai sul palmo della mano senza neanche guardare, avevo la vista troppo offuscata. non potei neanche urlare perché tutti stavano dormendo, e fu una cosa terribile.
Passai il resto della notte a pulire il sangue colato sul pavimento.
Il giorno dopo andai a scuola con le occhiaie e una felpa che mi copriva la mani, e nessuno si accorse delle ferite.
Poi però scoprii i tagli arrossati. la lametta era arrugginita e mi fece infezione.
Feci del mio meglio per risolvere la situazione da sola..cercai su internet come fare...
Nascosi tutto per mesi.
Ora ho solo tre cicatrici sul palmo, però c'è ancora dolore dentro di me.
Ho aperto la mia pagina, e sfogandomi allevio un po' tutti i pensieri...


Se avete commenti intelligenti da fare potete postare, se invece dovete mettere commenti che possono ferire, vi sconsiglio di postarli.

Demi Lovato: non solo cantante,anche un'eroina

Demi Lovato non è solo una cantante.
Con i link che allego non voglio diffamare Demi Lovato, ma semplicemente far capire che anche le star hanno dei problemi. 

e ce ne sono altri. Ma mi fermo qui, spero che siate curiosi di saperne di più.


Due mondi paralleli

Mentre ci sono persone che si divertono, sono spensierati, ci sono ragazzi isolati dalla società.... perché invece di pensare al colore dello smalto che vi metterete o al ragazzo/a che vi piace o a cose superflue, non pensate a cercare di aiutare questi ragazzi che si autolesionano, che sono vittime di bullismo?



Il mondo felice e spensierato



E il mondo degli esclusi




Un'immagine creata da +La mia storia: autolesionismo ispirandosi al mio accostamento.






Ben fatto, società.

Ultimamente sono un po' ispirata...
Non siamo tutti forti e questo ci frega. Veniamo presi in giro, isolati, trattati male da persone che si credono superiori a noi. Inizialmente, potremmo cercare di ignorarli, ma poi tendiamo a pensare che sia vero quello che dicono, che sia giusto quello che subiamo ma non è vero. E poi a cosa arriviamo? Arriviamo a tagliarci, a pensare al suicidio...
La società preferisce il bello, il perfetto, quello senza problemi, a chi magari viene considerato normale. La società se la prende con chi è gay, è grasso, ha l'acne, chi è brutto ecc.



Solo una cosa:
BEN FATTO, SOCIETA'

Amicizie vere, amicizie false

Per una che ha poche amicizie non è molto facile stringerne di nuove. Ho sempre odiato l'estate, e non per il caldo, per le zanzare, ma perché tu sei l'unica che rimane in città mentre tutti gli altri vanno in vacanza. E odio ancor di più che le medie siano finite e che l'anno prossimo andremo in scuole diverse e non ci sarà più il tempo di chiacchierare.
Ho sempre pensato negativamente che prima o poi le amicizie finiscono, per la lontananza o perché si fanno nuove amicizie. Ma capita che anche quando si è vicini, anche quando ci si sente ogni giorno, si rischia di litigare e di far finire amicizie che fino a qualche giorno prima potevano essere indistruttibili. Come la mia con alcune persone. Ora vedo le cose in maniera più distaccata e posso dire che le amicizie finiscono perché la persona che ritenevi tua amica non ha mai tenuto alla tua amicizia, perché quella persona improvvisamente cambia o si rivela per quello che è realmente, ti delude, oppure perché quando tu hai bisogno, quella persona non c'è. Si scoprono le vere amicizie quando hai bisogno. Ed è triste pensando a quanti momenti hai aiutato quella persona, tutte le volte che ha chiamato perché aveva bisogno di aiuto e ci sei stata per lei, e quando sei tu che hai bisogno, quella persona non c'è. Forse quella persona dovrebbe rendersi conto che anche noi abbiamo dei sentimenti, non possiamo essere invincibili, anche noi possiamo aver bisogno di aiuto. 
Se soffriamo perché abbiamo perso un amico, è per il semplice motivo che ci tenevamo, che pensavamo che lui fosse diverso in mezzo alla mischia. Almeno, questo è quello che pensano gli adolescenti che tendono a chiudersi in sé stessi, che vengono definiti "sfigati" perché sono diversi dagli altri. Ma quella diversità li rende unici. Noi soffriamo perché quella persona non ci giudicava. 
Finisce un'amicizia perché si decide di farlo consapevolmente o inconsapevolmente, o tu o il tuo amico. 
Finisce un'amicizia perché col tempo ci si allontana. E succede inconsapevolmente. 
Ma tutto questo può non succedere se ci si impegna a far crescere un'amicizia. Una volta lessi che l'amicizia è come un castello di sabbia:si fatica a costruirla e ci vuole un attimo a distruggerla. 
Riguardo alle amicizie false, secondo me nascono perché, se siamo ragazzi soli, isolati dalla società, tendiamo ad aggrapparci a una speranza. Non è colpa di questi ragazzi se si aggrappano, perché è stata la società a trasformarli in persone insicure di se stesse, a non fidarsi degli altri a seguito delle amicizie false appunto. 
I veri amici esistono, solo che bisogna riuscire a distinguerli nella folla.