venerdì 5 luglio 2013

Mio figlio drogato di internet. Cyberdipendenze, i nuovi tossicomani non ingeriscono sostanze: vivono giorno e notte davanti al computer

Stavo sfogliando un giornale quando il mio occhio si è soffermato su questo articolo allarmante che deve essere letto da tutti, sia ragazzi che genitori.


Sono sempre di più i ragazzi che trascorrono le giornate (e le notti) immersi esclusivamente in  relazioni virtuali


Luca, 15 anni, non dorme più la notte, non va più a scuola, passa le sue giornate davanti al computer. Il suo mondo è diventato la sua stanza da letto, i suoi occhi il monitor del pc, le sue labbra la tastiera. Ore e ore a giocare online, i rapporti familiari ridotti al minimo necessario. I genitori li vede per qualche minuto a cena, nessuna voglia di parlare, di interagire con le altre persone, con il mondo esterno. Perché per Luca (il nome è di fantasia), così come per molti adolescenti italiani, il mondo non è più quello degli amici e della famiglia. Il mondo vero è quello virtuale. Sono sempre di più, in Italia, i ragazzi afflitti da autentiche dipendenze legate ai computer e alle nuove tecnologie. "La nostra società si preoccupa dei ragazzi. Ma non se ne occupa. Le cyber-dipendenze sono le più insidiose, invece dovremmo dare una mano ai giovani a colmare la vita di vita" ha detto a La Stampa don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele di Torino, che alla lotta alle dipendenze ha dedicato una vita intera.
Vengono chiamate "cyber-dipendenze" ma, poiché si tratta di fenomeni relativamente nuovi, non esistono studi in merito per quantificare l'impatto sulla popolazione italiana. E pochi sono anche i centri che si fanno carico di chi è affetto da queste nuove dipendenze, meno invasive, meno visibili, ma non per questo meno pericolose. "I ragazzi non si rendono nemmeno conto di quello che gli sta succedendo" spiega ad "A" Alberto Rossetti, psicologo del Gruppo Abele, tra i primi a occuparsi di casi del genere. "Spesso sono le famiglie che si rivolgono a noi preoccupate per i comportamenti dei figli. I primi segnali sono un uso eccessivo del computer e il peggioramento dell'andamento scolastico".
Ma i disturbi possono peggiorare all'improvviso e sfociare anche in episodi di aggressività: "Più di una mamma ci ha raccontato di atti di violenza e urla dei propri figli dopo alcuni tentativi di limitare loro l'accesso ai computer", racconta Laura Carletti, responsabile accoglienza del Gruppo Abele. "E' la fase più preoccupante:se non si interviene tempestivamente c'è il rischio concreto che il ragazzo diventi "irrecuperabile"". Ed è stata proprio l'aggressività a spingere i genitori di Luca a rivolgersi all'ufficio di via Leoncavallo 27, a Torino. Ai divieti imposti dalla madre, reagiva con violenza, non esistevano più regole quando di mezzo c'era un computer.
World of Warcraft, Assassin's Creed, sono questi alcuni nomi dei giochi online che sempre più spesso diventano delle droghe per gli adolescenti. Come per Marco (anche questo nome di fantasia) che, insoddisfatto della sua vita reale, ha deciso di prendersi le sue rivincite online. Si è creato un profilo e un avatar. Lì, davanti a un monitor e una tastiera, si sente rispettato dagli altri. Attraverso il suo profilo online vive una vita parallela, tramite il suo avatar incontra persone, scambia opinioni, interagisce con gli altri. Si alza tardi la mattina, gioca online e tiene il pc acceso fino all'alba. La scuola non sa più cosa sia, gli amici, quelli veri, neanche. La famiglia per lui è un peso, un possibile ostacolo nella sua vita virtuale.
Ragazzi tra i 14 e i 27 anni, con i ritmi sballati, le giornate scandite dai tornei online, per i quali le uniche relazioni avvengono tramite Facebook. E' questa sovrapposizione tra reale e virtuale che al Gruppo  Abele provano a combattere. "Cerchiamo di far parlare i ragazzi della loro vita, dei giochi, dei social network", racconta Rossetti, "si parla della rete cercando di spostare il discorso su di loro e provando ad arrivare a parlare di valori, provando a far emergere un'altra realtà, diversa da quella virtuale". Nel porto del cyberspazio tutto sembra più facile, più a portata di mano.
Si raggiungono miliardi di persone, si possono esprimere pensieri forti, raccontare problemi, rimanendo nascosti dietro un'identità ignota. Ma la fuga dalla realtà è solo temporanea. Una volta spento il computer i problemi quotidiani si riaffacciano, implacabili. E' così per Luca, per Marco, e per molti altri adolescenti italiani che dietro a un avatar e a una foto profilo tentano di nascondere le loro sofferenze, le loro difficoltà e le loro paure.

(da Tommaso Clavarino,"A" n°18,2 maggio 2013)



2 commenti:

  1. Sono d'accordo con te...è necessaria una lettura critica del mondo digitale. Bisogna promuovere spazi in cui poter discutere e analizzare gli effetti che le tecnologie hanno sugli esseri umani e, come in questo caso, sugli adolescenti.
    Grazie per averne creato uno!

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    1. Inanzitutto grazie per ciò che hai scritto. Io ho voluto creare questo spazio perché ho notato che non si parla quasi mai di questi problemi ecc. Alcuni di questi non sono miei articoli,li posto per i ragazzi e i genitori che non aprono più il giornale e vanno su Internet. Comunque io sono d'accordo con il giornalista che ha scritto questo articolo.

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Vorrei sapere le vostre opinioni sopra i contenuti dei post. Che ne pensate, se vi è mai capitato ciò che gli articoli descrivono, se siete adolescenti che situazione vivete o vedete intorno a voi. Vorrei sapere com'è o com'è stata la vostra adolescenza.