martedì 11 giugno 2013

I nostri figli sempre online

Cellulare,iPhone, computer, webcam. Anche per dodici ore al giorno. Grazie a gadget tecnologici sempre meno costosi e senza fili, i ragazzi, quando svegli, sono connessi alla Rete. E il "New York Times" lancia l'allarme: la generazione dei nativi digitali è ormai sprofondata nella realtà virtuale. Con molti rischi e qualche vantaggio.



Facendo la somma, ecco che la realtà virtuale "occupa" almeno 12 ore al giorno della vita dei giovanissimi. La notte, poi, serve per scaricare film, video, immagazzinare musica...
Difficile tornare indietro. Cambiano le latitudini, ma l'attuale Generazione X si muove così in ogni angolo del Globo, Italia compresa. La diffusione sempre più massiccia della banda larga, l'Adsl ormai presente in moltissime case, i pacchetti sempre più scontati per ricaricare i cellulari, che gestiscono ormai un traffico monumentale di scambio di testi, le connessioni wi-fi, le applicazioni da scaricare dal Web su ogni tipo di supporto mobile, rendono l'essere connessi giorno e notte una dimensione di massa. I dati dell'ultima indagine della Società italiana di Pediatria sugli adolescenti mostrano con chiarezza la rivoluzione tecnologica italiana. "Nel 2000 soltanto il 37% dei giovanissimi aveva in casa un personal computer, nella maggioranza senza collegamento a Internet. Oggi il 97% ha un computer a casa e si collega tutti i giorni." In qualunque momento. Con il buio e con la luce. A parte, forse, durante le ore di scuola, quando i professori riescono a far rispettare il black-out dei cellulari, che però restano accesi con la vibrazione...
A farne le spese, com'è noto, il sonno dei giovanissimi, sempre più disturbato, sempre più scarso (guarda il post "La generazione dei supergufi"). Inutile pero "condannare" ,meglio capire. "Dal punto di vista quantitativo i numeri italiani sono simili a quelli americani" dice lo psicologo Matteo Lancini "e dunque ancor di più dobbiamo sforzarci di capire. Una grande preoccupazione dei genitori è che sei i figli passano troppo tempo davanti al computer si isolano, perdono legami e amicizie. In realtà è dimostrato che gli "iperconnessi" sono proprio i ragazzini più estroversi, e anzi, a giudicare dagli Iq, i quozienti di intelligenza di questa generazione risultano addirittura maggiori di quelle precedenti. In un certo senso si potrebbe dire che i teenager di questi anni hanno scoperto il dono dell'ubiquità: hanno il corpo in un posto e la mente dappertutto. Certo se questo diventa senso di onnipotenza, allora è pericoloso. Altrimenti è una moltiplicazione di abilità."
I dati della Società di Pediatria affermano che chat e Messenger sono utilizzati in Italia da oltre il 75% degli adolescenti, e circa l'80% è "abituale frequentatore di YouTube, mentre il 41% ha un suo blog". Senza contare il fenomeno Facebook, dove già il 53% della popolazione tra gli 11-18 anni ha la propria scheda.
Ma fare mille cose insieme, studiare ascoltando musica e chattando con gli amici, camminare mandando a ripetizione messaggi al cellulare, insomma essere uno e mille insieme, come sta cambiando i processi cognitivi? E l'uso dell'intelligenza?
Annamaria Roncoroni è neuropsicologa ed è coordinatrice del "Laboratorio sul talento e la plusdotazione" dell'Università di Pavia. Si occupa quindi di ragazzi "geni", giovanissimi con intelligenze specialmente brillanti. "La vera sfida è la concentrazione. Gli adolescenti di oggi, ma anche i bambini, sono bombardati di informazioni, e spesso non le sanno selezionare. Sono stretti fra due fuochi. Da una parte la scuola, ancora troppo legata al concetto di nozione. Dall'altra parte Internet, Wikipedia, Google, la possibilità di accedere in tempo reale alle informazioni. Due mondi che non comunicano e restano in superficie. In mezzo vince chi riesce a sviluppare la capacità di ragionare. E in questo il multitasking non aiuta. Si possono sì utilizzare due "canali" diversi in contemporanea, quello uditivo e quello visivo, come leggere un libro e ascoltare della musica. Lo sbaglio è utilizzare due "canali" uguali insieme." Studiare e mandare messaggi, ad esempio. "Il rischio è quando la tecnologia smette di essere uno strumento e diventa un'interfaccia della realtà" aggiunge Annamaria Roncoroni "non più un mezzo, ma un fine, dove i ragazzi utilizzano degli pseudonimi, si inventano delle personalità per vivere vite virtuali in cui finiscono per identificarsi. Oppure buttare delle ore utilizzando strumenti potenti come il computer soltanto per giocare".
Gli adolescenti "iperconnessi" suscitano ogni forma di paura nei "grandi". Eppure quando ogni sera caricano il loro iPod con la musica che li accompagnerà via auricolare il giorno dopo, è come se scrivessero, suggerisce Matteo Lancini, "la colonna sonora delle proprie emozioni, per entrare in contatto con se stessi". E fare silenzio nel rumore attorno.
(M.N.De Luca, in "la Repubblica",21 gennaio 2010,rid.)


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