venerdì 28 giugno 2013

Cambiamento di vista sul mondo

Quando sei piccolo,pensi che il mondo sia bello,senza cattivi,senza cose cattive,che sia il mondo delle fate,pieno di giochi e amici. I cattivi li vedi solo nei film e tua madre ti rassicura sempre,Non sai cosa sono le preoccupazioni,i sogni che non si possono realizzare,la speranza che succeda qualcosa di meglio. Ma quando cresci, tutto cambia. Inizi a vedere le azioni di bullismo che subisce un tuo compagno, qualcuno che ruba cellulari e portafogli in classe, inizi a sentir parlare di omicidi, rapine e scopri che il mondo in cui immaginavi di vivere esiste solo nel mondo delle fiabe. Spesso molti per non soffrire per la realtà, fingono di non vederla, cercano di essere indifferente. Ma non si può essere indifferente a ciò che succede intorno. Perché potrai subire le stesse azioni che hai visto compiere davanti ai tuoi occhi. 


Quei ragazzi ipnotizzati da Facebook





Il binomio Facebook adolescenti è "inossidabile". Complici anche i nuovi telefonini, sempre collegati alla Rete e con tariffa detta flat. E gli "Internet caffè", locali con un collegamento a basso costo. Chiacchierano con gli amici e se ne fanno di nuovi, diffondono fotografie, raccontano i loro umori. Connessi per ore, incuranti di quello che sta loro intorno.
Tutto questo scatena negli adulti una grande preoccupazione. Perché può rappresentare un pericolo.
I rischi dei social network
Facebook, Twitter, Linkedin. E ancora Messenger, Myspace, Badoo. "Il Web è una finestra aperta al mondo intero. E deve essere usato in maniera corretta" avvisa Elisabetta Scala, responsabile dell'osservatorio media del Moige (Movimento italiano genitori). Per prima cosa "non si devono mai divulgare dati personali. Dettagli sulla propria vita". Proprio per sensibilizzare gli adolescenti, l'associazione ha ideato alcune pubblicità progresso. "Sono passate in televisione. E abbiamo appeso cartelloni in metropolitana. Perché per adescare i giovani su Internet basta un click. I ragazzi devono sapere a che cosa possono andare incontro."
Ma non sempre sono così sprovveduti, assicura Antonio Apruzzese a capo della Polizia postale. "Non dimentichiamoci che questi giovani sanno usare Internet meglio di chiunque altro. E sono a conoscenza dei problemi." Questo non toglie che ci siano dei rischi. "Anche legati al cyberbullismo, cioè al bullo virtuale." Ma intanto la Polizia postale fa la sua parte. E nei primi sei mesi del 2010 ha già arrestato 100 persone per reati sul Web. Effettuato 3211 denunce, di cui 475 legate ai social network. "Poi abbiamo monitorato oltre 200 siti in tutta Italia." Anche i genitori, però devono capire di dover fare la loro parte. E costruire un dialogo su questi temi.
Serve prevenzione
L'occhio virtuale della polizia non può arrivare ovunque. "E  gli adulti difficilmente sanno usare il computer così bene da poter scoprire tutto quello che fanno i ragazzi" sottolinea Apruzzese. Dunque ci sono piccoli accorgimenti. "Innanzitutto mai lasciare i più piccoli a navigare da soli" spiega Luca Bernardo, primario della struttura di Pediatria e dell'area adolescenza all'Ospedale Fatebenefratelli di Milano. Questo vuol dire mettere il pc in una zona ben visibile della casa. "Così da poterli tenere sempre sotto controllo." Per gli adolescenti questo non funziona. "Vogliono il loro spazio" quindi bisogna parlare con loro. "Spiegare che non si può raccontare tutto su Facebook. L relazioni vanno preservate e sono preziose. E che non si possono tralasciare i rapporti per un mondo virtuale fatto di affetti che non sono reali." Ma non solo. Secondo lo psicologo Fulvio Scaparro, sarebbe utile "ogni volta che succede un fatto di cronaca legato al social network, commentarlo insieme. Portando esempi di fatti reali si aumenta la sensibilità."
I consigli per "uso sano"
L'importante, sottolineano tutti, è quello di limitare l'uso di Internet.
Attenzione, però, vietare non è la via giusta. Come in tutte le cose, sono necessarie delle regole. Tre quarti d'ora ogni sera sono più che sufficienti. Ma non solo, grazie ai service  si possono vietare gli accessi ai siti pericolosi. Per un utilizzo responsabile e consapevole, si potrebbe lasciare a loro l'onere della connessione. E se per caso i ragazzi "sgarrano", ecco che parte la punizione: si toglie il computer per alcuni giorni.
(B.Argentieri, in "Corriere della Sera",26 luglio 2010,rid.)

La campagna informativa

La campagna informativa "Non cadere nella Rete!" nasce dalla collaborazione tra il Moige e la Polizia postale e delle comunicazioni - Ministero dell'Interno, con il sostegno si Symantec e il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico.

mercoledì 26 giugno 2013

La mia storia:autolesionismo

Tra tutti i problemi che ho postato e che posterò in futuro, un problema di cui io sapevo ma che non avevo in certo senso mai visto era l'autolesionismo.
C'è una ragazza che gestisce una pagina, +La mia storia: autolesionismo , che posta alcuni suoi pensieri. Questa ragazza si autolesiona, vede nero, pensa che la depressione non passerà mai. Ha solo 14 anni. Le ho chiesto se avrebbe potuto raccontarmi la sua storia. Non per far pubblicità a questo blog ma per dare una svegliata agli adulti. So che ci sono molti adolescenti allegri, ma nessuno si preoccupa per questi ragazzi autolesionisti. Non vorrei dire niente che potrebbe dare fastidio a +La mia storia: autolesionismo . Fate un favore:andate a guardare la sua pagina.

Ho 14 anni e la mia vita è un casino. Fin dall'asilo e dalle elementari venivo esclusa e presa in giro, nessuno mai mi aveva permesso di stare in sua compagnia,ogni volta che chiedevo qualcosa la risposta era la stessa ''no!''... mi hanno sempre fatta sentire sola,mi rifugiavo allora in quel solito angolino, da sola, ogni tanto piangevo... poi le elementari: vittima di bullismo (soprattutto verbale,ma più di una volta anche fisico)... mi chiamavano ''cicciona,brutta,stupida,fai schifo'' e con altri appellativi e offendevano anche la mia famiglia... le maestre naturalmente non dicevano nulla e se provavo a dire qualcosa,la colpa era mia secondo loro...
prima media: wow,avevo cambiato scuola e ora mi aspettava una nuova vita! avevo un unico sogno,dimostrare di essere intelligente e smentire le voci discriminatorie che già giravano su di me... per quell'anno ci riuscii... ma poi... subito,a partire dal secondo anno,ho iniziato a essere stanca,stanca di vivere,non mi impegnavo più in niente,non facevo più niente e la mia autostima risprofondò... in terza non era per nulla cambiata la situazione,o forse in realtà si,ero peggiorata:le mie uniche amiche mi avevano abbandonata e sostituita proprio nel momento in cui avevo bisogno di loro e il ragazzo che mi piaceva e la sua ragazza mi hanno solo sfruttata in quanto a loro serviva un posto sicuro e che non desse sospetti dove poter stare insieme da soli... io lo accontentavo perchè volevo fargli un favore,ma poi diventò dura sopportare il fatto d'avere loro due in camera mia ogni settimana che mi buttava fuori dalla mia stanza e che ogni volta che li disturbavo per avvisarli dell'ora o del fatto che stavo male mi mandavano affanculo... lui poi scoprì che mi piaceva,ma mi disse che io gli facevo letteralmente schifo e che non mi sopportava... inutile dire che l'odio verso me stessa era ormai al limite...  ho cominciato ad avere attacchi di ansia, mi isolavo chiudendomi in me stessa, piangevo ogni giorno, avevo talmente vergogna di me stessa che non volevo nemmeno più uscire di casa, la felicità era cosi lontana e fioca da sembrare impossibile da raggiungere... pensavo ogni giorno al suicidio,avevo già scritto la lettera ad una persona alla quale tenevo addirittura di più che a me stessa e che per fortuna mi fermò in tempo. In questo dov'era la mia famiglia? bhè,con mia madre non andavo e non vado tutt'ora d'accordo e litigo continuamente. mio padre ormai non lo vedo da mesi..lui non mi è mai stato vicino,anz​i , non è mai stato presente,t​ornata tardi dicendo che era stato via per lavoro (alcune volte era vero,altre era dalle sue ''amichette​''),se io volevo stare un po' con lui mi mandava via e continuava a litigare con mia mamma...dopo anni di litigi si sono separati (2008) perchè il loro rapporto era ormai inesistente da molto. Una settimana dopo lui mi ha presentato la prima compagna,ma che come le altre non è durata molto. Ora ne a trovata un'altra (che è la numero 4) con la quale io non sono andata mai d'accordo,e nemmeno con le sue due figlie. con questa ci ha fatto anche un figlio. Lui da sempre tutte le attenzioni​,l'affetto e i regali a loro e a me non mi cagava nemmeno,non vedeva neppure il mio disagio e il mio malessere. Poi abbiamo litigato per l'ennesima volta dove lui ha concluso con ''bene,se io non sono un padre per te,allora tu non sei più una figlia per me,non meriteresti nemmeno che io ti mantenga''. Entrambi i miei genitori poi mi hanno anche mandata da una psicologa su proposta della preside... questa esperienza è durata poco, ma non è servita a nulla se non ha farmi perdere ancor più fiducia nelle persone che mi circondano e mi ha condotta all'odio verso quella psicologa in particolare, che mi faceva sentire fuori luogo,a disagio,malata.. passavo tutta l'ora a piangere senza dire una parola. per fortuna ora non vado più là..
Comunque, adesso,sebbene spesso io sia ancora inconsolabile,abbia ancora momenti di ansia e un umore molto instabile... posso dire di aver trovato un barlume di positività in mezzo alla depressione:una persona. Lei si chiama S*******a, per me è la mia migliore amica ed è come una madre, oltre ad essere la mia insegnante. E' lei quella che si è presa più cura di me quest'anno, mi è rimasta vicina,mi ha ascoltata, mi calmava quando ero troppo agitata, mi dava una spalla su cui piangere, è quasi riuscita a farmi smettere di autolesionarmi e mi ha dato l'affetto e la fiducia che non ho mai ricevuto da nessuno... 
Tra poco però mi devo separare da lei... e ho paura di ricaderci...
Ah, dimenticavo, per le precisazioni, ho iniziato a tagliarmi verso la fine dell'anno scorso, all'inizio mi facevo del male premendo molto le unghie nel dorso della mano e graffiandomi con aghi, poco dopo però ero già passata alla tipica lametta che mi faceva sentire meglio...

Potresti dirmi che cosa pensi o provi quando stai per tagliarti?
Tagliarsi va oltre il semplice gesto di prendere una lametta e farla passare premendo sulla pelle, c'è molto altro dietro a questo, ci sono lacrime, tristezza, disperazione, desiderio di farla finita ma non voler provocare dispiaceri agli altri, voglia di distruggere il proprio corpo, odio verso se stessi...
tagliarmi mi faceva calmare, mi faceva sentire meglio... ma poi ha iniziato anche a farmi sentire in colpa per quello che facevo, a vergognarmi delle mie braccia... volevo distruggere quello che ero diventata, ma con calma, a poco a poco... il mio riflesso mi dava il voltastomaco, ero e sono ancora aggi in continuo disagio dentro il mio corpo che mi ha sempre provocato insulti e sofferenze...
più tempo passava e più vuoto sentivo dentro di me, è come essere privati da tutte le emozioni fuorchè della tristezza, una tristezza assoluto che però era talmente tanta da non essere più espressa normalmente, le lacrime ormai erano diventate le gocce di sangue che uscivano dai tagli... e ogni volta che mi succedeva qualcosa di psicologicamente doloroso, avevo bisogno di tirar fuori quello che avevo dentro autolesionandomi, mi aiutava a sfogarmi, a farmi ritornare un po' in me...
il dolore fisico distrae da quello che si ha dentro, dentro nella mente e nel cuore...

I tuoi genitori che mi sembrano un po' menefreghisti, la psicologa che ti tratta come sei fossi pazza, le persone che ti trattano come se fossi pazza.... hai qualcuno che ti aiuta, la tua migliore amica che secondo me è una persona meravigliosa che non ti vede come una persona strana ma come una persona normale con qualche problema ma normale. Io penso che tu sia normale. Il tagliarsi è come una tentazione e sembra che si risolvi qualcosa, ma invece ci si arrende. Io la penso così puoi dirmi che non sei d'accordo tranquillamente.
I tuoi genitori lo sanno che ti tagli o se ne fregano?Pensi che questa sarà la tua situazione per sempre o intendi cercare di smettere di sentire quelle cose che ti inducono ad autolesionarti?Le persone ti inducono a lesionarti dicendoti che sei pazza strana pericolosa, ma loro dovrebbero sapere che sono loro a essere pericolosi, perché ti inducono a tagliarti....Cerchi di non ascoltarle?
Sono anch'io d'accordo con il fatto che sia una soluzione orribilmente momentanea e non risolve effettivamente niente. credo che tutti gli autolesionisti lo sappiano, ma che ormai si lasciano vincere dall'autolesionismo che diventa una vera ''droga'' di cui poi non si riesce a fare a meno.
Per quanto riguarda i miei genitori, si, loro lo sanno a causa della scuola che li ha informati... mio padre mi ha fatto intendere in un attimo che non ero a posto ed è stato il primo a voler mandarmi dalla psicologa. mia mamma invece mi ha solo insultata pesantemente dicendo che quello che faccio io sono solo stronzate e che sono una deficiente disgraziata... nessuno dei due si è mai chiesto nemmeno il motivo per cui io lo facessi, loro pensano che la mia vita sia perfetta, sebbene non lo sia per me...
Personalmente, spero di non andare avanti così per tutta la vita, anche perché il giorno in cui avrò una famiglia mi vergognerei troppo se il mio compagno o i miei figlio mi chiedessero il perché dei tagli... le cicatrici invece, sinceramente voglio che rimangano, lo so, sembra stupido, ma per me le cicatrici sono un ricordo indelebile e se scomparissero per me sarebbe come essere privata di una parte di me stessa...
Ah, giusto, poi mi hai chiesto degli altri.. beh, per quanto le mie amiche più strette mi dicano continuamente di non ascoltarli, io non ci riesco, non ce la faccio davvero a fregarmene, forse perché sono convinta ormai che abbiano ragione dicendomi che il mio aspetto fisico è orrendo o forse per motivi che la mia mente non mi fa apparire chiari, ma sul serio, non penso riuscirò mai a dire loro in faccia ''vai a quel paese perché i tuoi insulti non mi fanno nulla!''...

Hai mai provato a dire ai tuoi genitori come ti senti? Penso che non sia stupido che vuoi che le cicatrici rimangano perché fanno parte della tua vita e sono testimonianza chee supererai l'autolesionismo...spero davvero con tutto il cuore che tu riesca a superarlo,davvero. Ma tu sei veramente come gli altri ti descrivono nel senso che sei brutta etc.oppure sei bella?Come pensi che si potrebbe risolvere l'autolesionismo?
Sì, ho provato a dire loro come mi sento, in particolare a mia mamma, ma niente, menefreghismo e freddezza assoluta...
io per me sono brutta, io mi vedo orribile, ripugnante, sebbene le mie amiche dicono che io sia carina... io mi faccio schifo da sola comunque, odio lo stesso il mio corpo in ogni suo centimetro...


Allora, se doveste avere pensieri del genere "E' un momento, passerà" o qualcos'altro che sia contro gli autolesionisti, mi faccia il favore di non scrivere niente. Piuttosto, se capite che è una cosa seria eccetera o avete gli stessi problemi o avete figli con questi problemi, commentate. 



martedì 11 giugno 2013

Il 5% dei ragazzi è Internet-addicted. I ragazzi totalmente esenti da "chat-mania" sono gli sportivi e i musicisti.

I.A.D.(Internet Addiction Disorder) è la sigla psichiatrica con cui si definisce una patologia, la dipendenza da Internet, in forte aumento tra i giovanissimi, come dimostra un recente studio, effettuato dalla Psichiatria universitaria senese. "Su 402 studenti tra i 14 e i 18 anni, valutati tramite questionari" spiega Andrea Fagiolini, docente di Psichiatria all'Università di Siena e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria "UN 5% è Internet-addicted conclamato,  una percentuale affatto trascurabile ha comportamenti a richischio. Ad esempio, il 33% dei ragazzi ha risposto sì alla domanda: "Internet attira gran parte delle tue attenzioni e preoccupazioni?"; il 17% ha ammesso la sensazione di perdita di controllo durante la navigazione e il 57% l'incapacità di restare collegati nei tempi prefissati."
Valutazioni e numeri simili emergono dall'indagine di Nostos in scuole primarie e secondarie dell'area marchigiana.
Con un pecularità: solo il 2% dei ragazzi intervistati risultava non essere affatto toccato dalla chat-mania. Una percentuale esigua, ma particolarmente significativa in quanto composta interamente da appassionati di sport e musica.
Così si va dalla passione all'ossessione
Segnali d'allarme
"Per individuare i segni di Rete-dipendenza" spiega Andrea Fagiolini "si fa riferimento ad alcuni comportamenti che rappresentano indicatori, qualitativi o quantitativi, che permettono di distinguere tre tappe nel percorso vero la forma più stabile della dipendenza patologica dalla Rete. Nella fase iniziale" osserva Fagiolini "si ha un'attenzione ossessiva verso temi e strumenti inerenti la Rete, che genera comportamenti come: controllo ripetuto della posta elettronica, ricerca di programmi e strumenti di comunicazione particolari, prolungati periodi in chat. La tossicofilia, cioè la dipendenza da Internet, arriva con l'aumento del tempo trascorso on line, spesso anche nelle ore lavorative e notturne, accompagnato da un crescente senso di malessere e da agitazione psicomotoria quando si è scollegati. Si parla infine di tossicomani" conclude Fagiolini "quando la Rete-dipendenza crea disagi nell'ambito relazionale e familiare, riduce la resa scolastica o lavorativa, causa isolamento sociale, anche totale. In questa fase appaiono ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on line quando si è scollegati."
(M.Bocchi, in "Corriere della Sera", 27 giugno 2010)

I nostri figli sempre online

Cellulare,iPhone, computer, webcam. Anche per dodici ore al giorno. Grazie a gadget tecnologici sempre meno costosi e senza fili, i ragazzi, quando svegli, sono connessi alla Rete. E il "New York Times" lancia l'allarme: la generazione dei nativi digitali è ormai sprofondata nella realtà virtuale. Con molti rischi e qualche vantaggio.



Facendo la somma, ecco che la realtà virtuale "occupa" almeno 12 ore al giorno della vita dei giovanissimi. La notte, poi, serve per scaricare film, video, immagazzinare musica...
Difficile tornare indietro. Cambiano le latitudini, ma l'attuale Generazione X si muove così in ogni angolo del Globo, Italia compresa. La diffusione sempre più massiccia della banda larga, l'Adsl ormai presente in moltissime case, i pacchetti sempre più scontati per ricaricare i cellulari, che gestiscono ormai un traffico monumentale di scambio di testi, le connessioni wi-fi, le applicazioni da scaricare dal Web su ogni tipo di supporto mobile, rendono l'essere connessi giorno e notte una dimensione di massa. I dati dell'ultima indagine della Società italiana di Pediatria sugli adolescenti mostrano con chiarezza la rivoluzione tecnologica italiana. "Nel 2000 soltanto il 37% dei giovanissimi aveva in casa un personal computer, nella maggioranza senza collegamento a Internet. Oggi il 97% ha un computer a casa e si collega tutti i giorni." In qualunque momento. Con il buio e con la luce. A parte, forse, durante le ore di scuola, quando i professori riescono a far rispettare il black-out dei cellulari, che però restano accesi con la vibrazione...
A farne le spese, com'è noto, il sonno dei giovanissimi, sempre più disturbato, sempre più scarso (guarda il post "La generazione dei supergufi"). Inutile pero "condannare" ,meglio capire. "Dal punto di vista quantitativo i numeri italiani sono simili a quelli americani" dice lo psicologo Matteo Lancini "e dunque ancor di più dobbiamo sforzarci di capire. Una grande preoccupazione dei genitori è che sei i figli passano troppo tempo davanti al computer si isolano, perdono legami e amicizie. In realtà è dimostrato che gli "iperconnessi" sono proprio i ragazzini più estroversi, e anzi, a giudicare dagli Iq, i quozienti di intelligenza di questa generazione risultano addirittura maggiori di quelle precedenti. In un certo senso si potrebbe dire che i teenager di questi anni hanno scoperto il dono dell'ubiquità: hanno il corpo in un posto e la mente dappertutto. Certo se questo diventa senso di onnipotenza, allora è pericoloso. Altrimenti è una moltiplicazione di abilità."
I dati della Società di Pediatria affermano che chat e Messenger sono utilizzati in Italia da oltre il 75% degli adolescenti, e circa l'80% è "abituale frequentatore di YouTube, mentre il 41% ha un suo blog". Senza contare il fenomeno Facebook, dove già il 53% della popolazione tra gli 11-18 anni ha la propria scheda.
Ma fare mille cose insieme, studiare ascoltando musica e chattando con gli amici, camminare mandando a ripetizione messaggi al cellulare, insomma essere uno e mille insieme, come sta cambiando i processi cognitivi? E l'uso dell'intelligenza?
Annamaria Roncoroni è neuropsicologa ed è coordinatrice del "Laboratorio sul talento e la plusdotazione" dell'Università di Pavia. Si occupa quindi di ragazzi "geni", giovanissimi con intelligenze specialmente brillanti. "La vera sfida è la concentrazione. Gli adolescenti di oggi, ma anche i bambini, sono bombardati di informazioni, e spesso non le sanno selezionare. Sono stretti fra due fuochi. Da una parte la scuola, ancora troppo legata al concetto di nozione. Dall'altra parte Internet, Wikipedia, Google, la possibilità di accedere in tempo reale alle informazioni. Due mondi che non comunicano e restano in superficie. In mezzo vince chi riesce a sviluppare la capacità di ragionare. E in questo il multitasking non aiuta. Si possono sì utilizzare due "canali" diversi in contemporanea, quello uditivo e quello visivo, come leggere un libro e ascoltare della musica. Lo sbaglio è utilizzare due "canali" uguali insieme." Studiare e mandare messaggi, ad esempio. "Il rischio è quando la tecnologia smette di essere uno strumento e diventa un'interfaccia della realtà" aggiunge Annamaria Roncoroni "non più un mezzo, ma un fine, dove i ragazzi utilizzano degli pseudonimi, si inventano delle personalità per vivere vite virtuali in cui finiscono per identificarsi. Oppure buttare delle ore utilizzando strumenti potenti come il computer soltanto per giocare".
Gli adolescenti "iperconnessi" suscitano ogni forma di paura nei "grandi". Eppure quando ogni sera caricano il loro iPod con la musica che li accompagnerà via auricolare il giorno dopo, è come se scrivessero, suggerisce Matteo Lancini, "la colonna sonora delle proprie emozioni, per entrare in contatto con se stessi". E fare silenzio nel rumore attorno.
(M.N.De Luca, in "la Repubblica",21 gennaio 2010,rid.)


La Rete Internet: irrinunciabile per i giovani. I nuovi media tra diffidenza ed entusiasmo. L'importanza della lettura e il ruolo degli adulti nel mondo digitale.


I nuovi media hanno conquistato vasto spazio nel nostro quotidiano, inducendoci a prendere familiarità con continui e veloci sviluppi tecnologici. Il loro utilizzo è irrinunciabile per i giovani, non a caso definiti "generazione digitale", con riferimento soprattutto a chi è nato dopo il 1991. Proprio negli anni Novanta, infatti, la diffusione della Rete Internet ha ridefinito i parametri della conoscenza, dello spazio e del tempo, con notevoli conseguenze sulla società e sul singolo.
Da sempre le innovazioni tecnologiche, nell'incontro con la tradizione, hanno creato reazioni diverse, tra diffidenza ed entusiasmo, diffidenza per l'avanzare di un nuovo dagli effetti imprevedibili, entusiasmo per le eventuali potenzialità, segnando così il confine tra e dopo, con effetti comunque irreversibili.
Questo si è verificato in diversi contesti storici, coinvolgendo spesso i giovani, naturalmente aperti al nuovo, sotto lo sguardo preoccupato degli adulti, inclini talvolta a considerare la novità come una minaccia, quasi un sintomo di degenerazione degli usi tradizionali. Ogni secolo ha avuto le proprie preoccupanti "novità" che, apparse sulla scena, sono state incriminate e analizzate. E' stato così per determinati libri, ritenuti non adatti ai giovani, per il cinema, considerato all'inizio fuorviante e diabolico, per i fumetti, sospettati di distruggere la fantasia, per alcuni generi musicali, per la televisione, i videogiochi. E la lista potrebbe continuare, individuando in ogni epoca il timore e le ansie che accompagnano varie novità, insieme alla naturale predisposizione degli adulti a proteggere i più giovani da qualcosa che non si conosce sino in fondo.
Ogni cambiamento ha modificato l'ambiente ma soprattutto la persona. I bambini di oggi, infatti, immersi sin dalla nascita nella tecnologia, sviluppano dinamiche di apprendimento più percettive, diverse in parte da quelle delle precedenti generazioni, portati per loro natura all'uso dei mezzi tecnologici.
I nuovi media hanno creato dunque una vera e propria cultura che, come ogni cultura, parla un suo linguaggio. Quando andiamo in un Paese straniero, dobbiamo imparare una lingua; questo non significa solo studiare regole grammaticali e un nuovo vocabolario, significa entrare nella cultura che ha generato il linguaggio, prestando attenzione a molteplici aspetti e sfruttando l'immaginazione per immedesimarci in una realtà diversa dalla nostra e riuscire a comunicare con chi fa parte di quella cultura. Pertanto, per entrare pienamente in questa nuova cultura digitale, occorre seguire lo stesso schema per parlare quel linguaggio che i giovani hanno appreso in maniera più naturale e veloce degli adulti, proprio come accade per le lingue. Nel mondo digitale, si ridefiniscono così le dinamiche dell'apprendimento, ma anche quelle del gioco, poiché l'industria crea giocattoli progettati sempre più come supporto alla conoscenza e allo sviluppo del linguaggio. Se per ogni generazione il gioco è stato occasione per esplorare l'area del linguaggio, in un processo di creatività, ma anche di collaborazione e scambio, il nuovo ambiente digitale può essere un'altra opportunità per guidare il bambino nell'apprendimento della lingua parlata e scritta.
Un'altra opportunità, non un'alternativa, perché i processi di apprendimento e sviluppo del pensiero richiedono un tempo più lento, in contrasto con la velocità della nostra epoca. Pensare e riflettere richiedono uno spazio silenzioso, non interrotto da altri stimoli e sollecitazioni, in cui si rielaborano le nostre conoscenze, in cui il bambino sviluppa la sua personalità che, attraverso il gioco, l'apprendimento, la lettura, la fantasia, il rapporto con gli altri essere umani, conduce alla completezza di sé. Nel mondo digitale la rapidità e il predominio delle immagini potrebbero sfavorire a volte il linguaggio verbale e la sua ricchezza, la vera lettura, quella che ci permette di entrare in sintonia con chi ha scritto le proprie emozioni, spingendoci a dar voce alle nostre, stimolando la fantasia e aiutandoci a scendere nella nostra parte più profonda.
I bambini, attratti da immagini che si rincorrono all'infinito, rischiano di abituarsi a una sovrastimolazione di contenuti, a scapito di un'analisi critica e di una profonda elaborazione personale, ridimensionando la fantasia e rompendo l'incanto.
Ancora oggi, la lettura resta, infatti, il modo migliore per sviluppare il linguaggio parlato, rielaborare il pensiero e comprendere concetti complessi; è un'abitudine che non può essere sostituita dall'ambiente digitale, ma affiancata, per riuscire a creare quell'armonia tra la tradizione e l'innovazione tecnologica, che deve continuare esistere.
Se, dunque, da un lato i nostri bambini sono naturalmente portati all'uso di questi mezzi, gli adulti continuano ad avere un ruolo fondamentale, quello di educatori tradizionali, incoraggiando i bambini a sfruttare gli elementi positivi offerti dai nuovi media, ma nello stesso tempo ricordando che ci sono regole utili nel mondo reale, così come in quello digitale, e soprattutto mantenendo aperto un dialogo che non faciliti la segretezza, a volte rischiosa, sotto qui agisce nella Rete.
(C.Di Giovanni, in "L'Osservatore Romano",20 febbraio 2010)

mercoledì 5 giugno 2013

La generazione dei "supergufi"

Ogni sera sempre la stessa storia. Sto al computer fino alle otto e al cellulare quasi fino alle dieci. Il giorno dopo a scuola ho sempre sonno. Succede anche a voi ragazzi?State molto al computer, al telefono, alla console o alla tv e poi vi sentite stanchi? Bene, ho cercato delle motivazioni perché non ne posso più e ho trovato un articolo molto interessante, sia per i genitori che per i ragazzi.

RAGAZZI,ATTENTI!Non dormire a sufficienza può portare alla depressione.

"Fate andare a letto presto i vostri figli se volete che da adulti siano sereni e non cadano in depressione."
E' questo l'allarme che uno studio del Columbia University Medical Center di New York pubblica sulle pagine di "Sleep", una delle riviste scientifiche più prestigiose del mondo dedicate ai disturbi del sonno.
Secondo questa ricerca, i ragazzi che fanno tardi guardando la TV, stando al computer, giocando con la Playstation o chiacchierando al telefono fino a notte fonda mettono a repentaglio non soltanto il rendimento scolastico ma anche l'equilibrio mentale, al punto da rischiare di diventare, da adulti, addirittura depressi cronici.
"I bambini e gli adolescenti di oggi non dormono a sufficienza: invece delle nove ore di sonno necessario per la loro età, secondo gli specialisti, dormono anche meno di sette ore e questo è molto dannoso per la loro salute fisica e mentale" afferma il professor James E. Gangwisch, lo psichiatra americano che ha coordinato la ricerca. "Ormai ci troviamo di fronte a una nuova generazione che noi studiosi abbiamo ribattezzato "supergufi" perché i ragazzi che ne fanno parte si comportano come animali notturni: svegli quando è buio, assonnati e apatici di giorno."

Il sonno protegge il cervello
L'indagine americana è stata condotta su 5.659 bambini tra i 7 e i 12 anni. La ricerca ha analizzato i loro differenti stili di vita portando a risultati scientifici preoccupanti: "I ragazzini che vanno a dormire a mezzanotte o anche più tardi hanno ben il 24% di probabilità in più di soffrire di depressione e hanno addirittura il 20% in più di probabilità di covare pensieri autodistruttivi rispetto a chi va a letto alle dieci di sera" spiega il professor Gangwisch. "Ma anche in assenza di disturbi gravi, il sonno insufficiente provoca a tutti i bambini e agli adolescenti scarsa concentrazione, stress ed elevata irritabilità, con inevitabili conseguenze negative sul rendimento scolastico o sportivo."


Insomma, i ragazzi notturni, i "supergufi" rischiano un grave fanno alla salute da adulti. "Il sonno è un importante fattore protettivo del cervello durante la fase di crescita e, almeno fino ai 20 anni, non andrebbe ridotto per nessun motivo" spiega lo psichiatra Tonino Cantelmi, docente di Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione all'Università Lumsa di Roma ed esperto di cyberdipendenza, cioè dipendenza da Internet, blog, chat e da altre "diavolerie" del mondo dei computer. "I bambini e gli adolescenti di oggi ingaggiano una lotta con il loro orologio biologico per stare svegli il più possibile, chiusi nelle loro camere, a volte persino all'insaputa di mamma e papà o, peggio, con il benestare dei genitori. Dormendo in media almeno un'ora e mezzo in meno rispetto ai i coetanei di quindici anni fa.
Dormendo poco, sono compromesse la memoria, l'attenzione e la concentrazione e questo porta a una preoccupante fragilità emotiva, che gli adolescenti cercano di superare cominciando a fare uso di pericolose sostanze stimolanti, come l'alcol o le bevande a base di caffeina, fino alla droga. Il rischio è che se continueranno a ridurre le ore di sonno, diventeranno sempre più apatici, incapaci di provare emozioni, depressi cronici, come hanno dimostrato gli scienziati americani."
"Come possiamo convincere i nostri figli a non sprecare le ore di sonno e dormire?" abbiamo chiesto al sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minori e consulente della Commissione parlamentare per l'infanzia.
"Bisogna educarli all'uso del computer e delle nuove tecnologie, insegnando loro la differenza tra uso e abuso, un po' come si fa per l'alcol e il fumo, in modo che smettano di essere dipendenti da mezzi di comunicazione che finiscono per isolarli dal mondo" risponde il sociologo."Il compito spetta agli educatori, in particolare alla scuola, che dovrebbe dire già agli alunni delle primarie:"Attenzione, la tecnologia ha cambiato le nostre vite, è utilissima, però non dovete diventarne sudditi, perché poi correte il rischio di danneggiare voi stessi e la vostra salute"."

Bisogna educare i propri figli
Ma, secondo il sociologo, il buon esempio dovrebbe arrivare dai genitori, che invece chiudono un occhio quando i ragazzi girano per casa anche dopo mezzanotte. "Le abitudini corrette" afferma il professor Marziale "andrebbero insegnate quando i bambini sono ancora piccoli, ma purtroppo sono proprio i genitori a non avere rispetto degli orari e a stordirsi davanti al computer o alla televisione per sere e sere. Non servono le minacce. I genitori devono dare il buon esempio. E' importante, infatti, che la cena non sia troppo posticipata e si viva in armonia prima di andare a dormire."
I ragazzi, insomma, non devono essere abbandonati a se stessi, di fronte a mezzi di comunicazione affascinanti ma pericolosi per il loro benessere. "Per scongiurare i pericoli per la loro salute" aggiunge il sociologo "sono necessarie almeno otto ore di sonno. I ragazzi devono conoscere il pericolo cui vanno incontro e comprendere che, piuttosto che stare davanti al computer e alla televisione, è meglio godersi un'ora di sonno in più."
(C.Pozzi, in "Gente", rid.)





lunedì 3 giugno 2013

Quando il perdono è più forte del bullismo

Dalla scuola una lezione sull'emergenza educativa.
Il bullismo è diventato una delle piaghe del mondo giovanile, e la scuola è il palcoscenico preferito per mettere in scena le imprese di violenti e prevaricatori. Il tutto si consuma nell'impotenza o nella complicità si chi assiste allo "spettacolo" e nella crescente difficoltà  a trovare rimedi efficaci per contrastare il fenomeno. Serve certamente più rigore, ma può bastare il rigore per andare alla radice del problema, e soprattutto per innescare percorsi di positività e reale cambiamento? Accadono fatti da cui si può imparare molto. Eccone uno.
Allo squillare della campanella che segnala l'inizio delle lezioni, un gruppo di ragazzi del terzo anno della secondaria di primo grado interrompe una improvvisata partitella di calcio, ma uno di loro non vuole smettere e tira una violenta pallonata contro i compagni "colpevoli" di voler entrare in classe. Ne colpisce uno in piena faccia mandando in frantumi gli occhiali. Una dinamica simile si era già innescata nei giorni precedenti, con altre pallonate provocatoriamente tirate dal bullo di turno all'insegna della legge del più forte: non giochi con me, peggio per te.
Che fare? Il colpevole nega tutto, la scuola vuole-deve dare un segnale forte, certi episodi di intolleranza non sono ammissibili. Il preside e gli insegnanti si consultano: la sospensione è il provvedimento più efficace? Si decide di percorrere un'altra strada: si convoca la madre del "bullo", alla quale viene comunicato l'accaduto proponendole - come punizione e a parziale risarcimento del danno - di ritirare il figlio dalla gita di due giorni in montagna programmata per il finesettimana, dando la quota di iscrizione alla vittima perché possa comprarsi gli occhiali. La madre concorda sulla soluzione proposta, la classe assiste ammutolita al tentativo di "conciliazione" tra le parti. Accade, però, un fatto inaspettato: il giorno dopo, i genitori del ragazzo con gli occhiali rotti restituiscono il denaro e chiedono che il compagno del figlio venga riammesso alla gita:"Abbiamo deciso insieme di perdonare". Insegnanti e preside rimangono spiazzati. Lo studente ha sbagliato, loro hanno proposto una punizione esemplare, ma adesso lui può inaspettatamente beneficiare di qualcosa che trapassa la logica consueta: può scoprire che la misura con cui tratta gli altri non è la misura con cui viene trattato. Il ragazzo, che fino al giorno prima, aveva negato si avere tirato la pallonata, chiede scusa al compagno. Insieme vanno da preside e la vittima rinnova la richiesta già fatta dai genitori: vuole perdonare. Il tutto avviene tra lo stupore dei ragazzi, dei genitori del colpevole e degli stessi insegnanti. Una logica impopolare e del tutto inattesa si è insinuata tra le pieghe di una comunità, ha incrinato le fragili certezze delle regole, ha fatto breccia nelle menti e nei cuori. Ha dimostrato con l'evidenza di un fatto che la logica della violenza può essere battuta dalla forza del perdono. In quella scuola è andata in scena una piccola-grande lezione di umanità che resterà indelebilmente impressa nella mente dei ragazzi. Più di una formula matematica o di una poesia mandata a memoria. Li renderà più uomini, e renderà forse più umana la società che dovranno costruire.
(G.Paolucci, in "Avvenire", 13 maggio 2010)

domenica 2 giugno 2013

Noi siamo infinito

Noi siamo infinito (The Perks of Being a Wallflower) è un film del 2012 diretto da Stephen Chbosky.
Il film è l'adattamento cinematografico del romanzo epistolare Ragazzo da parete, scritto dallo stesso Chbosky.
Trama
Charlie è nervoso per l'inizio del suo primo anno di scuola superiore. Lui, infatti, è estremamente introverso e timido, e il primo giorno parla solo con il suo insegnante di letteratura, il signor Anderson, ma non volendo far preoccupare i suoi genitori, non dice loro quanto isolato si senta.
Charlie, però, dopo poco, fa amicizia con due studenti dell'ultimo anno, la bella Sam e il suo fratellastro Patrick. Charlie va con loro al ballo della scuola e viene poi invitato ad una festa a casa di un loro amico. Alla festa, Charlie mangia un brownie contenente cannabis, e sotto effetto della droga, inizia a divulgare i suoi pensieri. Le persone sono divertite dalle sue osservazioni intelligenti. Mentre viene deriso da tutti, confessa a Sam che il suo migliore amico si era suicidato l'anno prima. Sam si rende conto che Charlie non ha altri amici, così lei e Patrick permettono a Charlie di far parte del loro gruppo. Charlie accetta anche di aiutare Sam a studiare per gli esami per entrare nel college in cui vuole andare. Sulla strada di casa, mentre la macchina attraversa un tunnel, Sam si alza in piedi nella parte posteriore del camioncino ammaliata dalle note di "Heroes" di David Bowie.
Durante il Natale, il gruppo organizza una festa e Sam regala una macchina da scrivere d'epoca a Charlie. I due, soli, cominciano a parlare di rapporti: Charlie rivela che non ha mai baciato una ragazza e che non ne ha mai avuta una, mentre Sam gli dice che il suo primo bacio le è stato dato dal capo di suo padre quando aveva 11 anni. Sam allora dice a Charlie che vuole che il suo primo bacio gli venga dato da qualcuno che gli voglia bene, e così la ragazza lo bacia.
Sam, Patrick e tutti i loro amici partecipano ad una messa in scena di The Rocky Horror Picture Show in un teatro. Sam interpreta Janet e Patrick interpreta il Dottor Frank-N-Furter. Charlie è invitato a partecipare allo spettacolo nel ruolo di Rocky quando il ragazzo del college di Sam, Craig, è indisposto. In seguito, un' impressionata Mary Elizabeth, una dei loro amici, chiede a Charlie di andare al ballo Sadie Hawkins (un ballo in cui è la ragazza ad invitare il ragazzo e non viceversa) con lei, e lui accetta. Dopo il ballo, Mary Elizabeth porta Charlie a casa sua, dove lei dichiara di come è contenta di averlo come fidanzato. Non volendo ferire i suoi sentimenti, Charlie continua ad essere, a malincuore, il suo ragazzo.
Mary Elizabeth domina il rapporto, e Charlie è irritato da lei. Ad una festa, rompono durante il gioco "obbligo o verità" quando Charlie, senza pensarci, bacia Sam dopo essere stato obbligato a baciare la ragazza più bella nella stanza. Il gruppo di amici, per questo, lo isola e così, Charlie torna ad essere il ragazzino solitario che era il primo giorno di scuola. Durante il periodo d'isolamento dai suoi amici, Charlie ha dei flashback su sua zia Helen, che morì in un incidente d'auto quando il ragazzo aveva solo sette anni.
Più tardi, Patrick rompe con il fidanzato che aveva tenuto segreto a tutti, Brad, un atleta popolare che è stato picchiato a sangue dal padre dopo che quest'ultimo aveva colto i due ragazzi insieme mentre si baciavano in cantina, e Patrick era stato sollecitato da Brad ad andare via mentre suo padre lo picchiava selvaggiamente. Saputo questo Charlie cerca di consolare l'amico che però lo evita. In mensa, Brad chiama Patrick "frocio", cercando di convincere tutti i suoi amici del fatto che lui non era gay. Patrick, infuriato, tenta di colpirlo, ma gli amici di Brad, in maggioranza, lo bloccano e iniziano a pestarlo. Sam cerca di mettere pace tra i ragazzi, ma viene gettata a terra da uno del gruppo. Charlie interviene nella rissa colpendo i due ragazzi e salvando così Patrick. Il ragazzo, però non si ricorda quello che ha appena fatto: è Sam a spiegargli tutto. Dopo questo, Patrick, Sam e Charlie si riconciliano e tornano ad essere amici. Sam riceve la lettera d'ammissione dalla Penn State University e rompe con Craig dopo aver scoperto che lui l'aveva tradita ripetutamente. La ragazza deve partire immediatamente per un programma estivo introduttivo e, la notte prima della partenza, Sam chiede a Charlie perché non le ha mai chiesto di uscire, e dopo diverse confessioni da parte di entrambi, i due si baciano. Il mattino seguente, Charlie è costretto a dire addio a Sam e Patrick che partono per il college, lasciando Charlie emotivamente scosso e di nuovo solo.
In uno stato di intontimento, Charlie torna a casa e ha dei flashback riguardo alla morte di sua zia Helen. Chiama la sorella e si incolpa per la morte della zia. Sua sorella crede che il ragazzo si stia per suicidare, e quindi chiama la polizia. Charlie è in cucina, quando la polizia irrompe in casa. Il ragazzo si risveglia in ospedale, dove confessa alla dottoressa e ai suoi genitori di essere stato abusato sessualmente da sua zia da bambino e che ha represso i ricordi perché le voleva troppo bene.
Charlie, dopo la terapia, si riprende e torna a casa. Sam e Patrick tornano per fargli visita e i tre vanno a cena insieme, dove Sam spiega com'è la vita al college e dice che ha trovato la "canzone del tunnel" (ovvero Heroes di David Bowie) che stavano cercando. Così i tre amici ripercorrono lo stesso tunnel e, questa volta, è Charlie a stare nel retro del camioncino. I ragazzi assaporano così la gioia di stare insieme e la capacità di essersi capiti.

STOP CYBERBULLISMO

Il bullismo sul Web: il cyberbullismo
Che cos'è il cyberbullo
Con il termine cyberbullismo si indicano atti e molestie protratte nel tempo con l'ausilio di Internet e dei cellulari, il cui obiettivo è quello di danneggiare un'altra persona. Noti come griefer(guastafeste), snert(Snort-Nosed Egotistical Rude Teenager, moccioso adolescente maleducato ed egoista), cheese player (sfruttatore di bug dei videogiochi) e twink (seccatore), l'attività dei cyberbulli consiste in "una volontaria e ripetuta aggressione" attuata per mezzi di cellulari e all'interno di siti, blog, e-mail, gruppi di discussione, newsgroup, chat, istant messaging. Tali aggressioni possono far seguito a episodi di bullismo scolastico o essere comportamenti isolati. Il cyberbullo può essere un estraneo o una persona conosciuta dalla vittima; può agire singolarmente o essere supportato da altri; può rivelare la propria identità o muoversi tra le nuove tecnologie rimanendo anonimo, "protetto" da uno pseudonimo e/o un soprannome.
Tipologie di cyberbullismo
E' possibile riconoscere diverse tipologie di cyberbullismo:
-flaming: litigi on line nei quali si fa uso di un linguaggio violento e volgare
-harassment: molestie attuate attraverso l'invio ripetuto di messaggi offensivi
-cyberstalking: invio ripetuto di messaggi che includono esplicite minacce fisiche, al punto che la vittima arriva a temere per la propria incolumità
-denigrazione: pubblicazione all'interno di comunità virtuali quali mud, forum di discussione, messaggistica immediata, newsgroup, blog o siti Internet di "pettegolezzi" e commenti crudeli, calunniosi, offensivi, denigratori al fine di danneggiare la reputazione della vittima
-outing estorto: registrazione delle confidenze raccolte all'interno di un ambiente privato, creando un clima di fiducia, e poi inserite integralmente in un blog pubblico
-impersonificazione: insinuazione all'interno dell'account di un'altra persona con l'obiettivo di inviare dal medesimo messaggi ingiuriosi, che screditano la vittima
-esclusione: estromissione intenzionale di una persona dall'attività on line
Conseguenze
Per la vittima è molto difficile sottrarsi alle molestie, soprattutto per l'anonimato dietro cui, in genere, si nascondono i cyberbulli. Essi pensano di essere invisibili, non identificabili, e per tale motivo di rimanere impuniti. Le conseguenze del cyberbullismo possono essere: bassa autostima, depressione, ansia, paura, frustrazione, problemi scolastici e familiari. Si tratta di esiti gravi, che hanno, inoltre, notevoli ripercussioni sullo sviluppo psicofisico di bambini e adolescenti. La pericolosità di tali effetti è da mettere in relazione non solo alla natura stessa degli attacchi, ma anche alla loro frequenza - essi possono verificarsi ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette - e permanenza nel Web. A volte, infatti, risulta molto difficile riuscire a rimuovere completamente i contenuti offensivi, denigranti, minacciosi di testi e immagini. In genere bambini e adolescenti sono riluttanti a confidarsi con i genitori e gli insegnanti rispetto agli episodi di cyberbullismo di cui sono vittime; ciò avviene per il timore sia di una reazione eccessiva da parte degli adulti che li induca ad adottare delle regole restrittive nell'utilizzo di Internet, sia di una vendetta da parte dei cyberbulli.
Consigli per bambini e ragazzi
Vista la diffusione di questo fenomeno negli ultimi tempi, si ritiene importante fornire alcuni consigli per i giovani che si sono già imbattuti nei "cyberbulli"
-Inviate al cyberbullo un messaggio in cui, in modo chiaro e risoluto, gli comunicate che il suo comportamento vi sta disturbando ed esortatelo e a interrompere immediatamente tale condotta
-Non rispondere a chi vi offende o insulta on line o sul cellulare
-Bloccate o filtrate tutte l'e-mail, la messaggistica immediata e gli sms provenienti dal cyberbullo
-Tenere traccia delle conversazioni o degli sms che vi hanno infastidito
-Evitate di visitare i siti Web o di partecipare a gruppi di discussione dove hanno avuto luogo gli attacchi offensivi
-Cambiate indirizzo e-mail, account e username per impedire di essere identificati e infastiditi
-Cambiate il numero di cellulare e comunicatelo solo a poche persone
-Informate i vostri genitori o un adulto di riferimento riguardo a ciò che sta accadendo. Ciò vale anche nel caso in cui non siate la vittima diretta degli attacchi on line o sul cellulare, ma abbiate occasione di assistere a episodi che coinvolgono altri bambini o ragazzi
(da "Telefono azzurro")
Direttiva sul cyberbullismo
Serve un impegno costante nel combattere il cyberbullismo e a questo scopo si è attivato il Ministro della Pubblica Istruzione, con una direttiva denominata Direttiva sul cyberbullismo. La Direttiva sul cyberbullismo ha chiesto innanzitutto più severità a scuola in merito all'uso di telefonini, videofonini e simili(di cui è spesso noto un impiego non troppo attento alla morale), prevedendo provvedimenti disciplinari molto rigidi per chi non si attiene alle norme scolastiche che vietano la presenza di questi dispositivi durante le ore di lezione. Molto importante, come passo per prevenire e scoraggiare il cyberbullismo, è una disposizione della direttiva sopra citata che obbliga gli istituti scolastici a disciplinare attentamente gli accessi al Web effettuati dagli studenti tramite i terminali collocati nei laboratori. Il controllo sugli accessi si ottiene tramite la richiesta di credenziali di autenticazione per potersi connettere alla Rete(nome e password forniti dai professori, ad esempio); in questo modo si può risalire allo storico dei siti visitati dall'utente, del materiale inviato, e così via.
Grazie a queste precauzioni non solo si può prevenire la formazione di cyberbulli a scuola, ma anche quella di nuove vittime, bersagli facili per cyberbulli e anche per malintenzionati non più giovani presenti sul Web. L'assenza di regole e di autenticazioni per la connessione, del tipo di quelle descritte poco sopra, può far incorrere una scuola anche in responsabilità giuridica per mancato controllo.

Attenzione! Il cyberbullismo può costituire una violazione del codice civile, penale e della privacy.











Film da vedere:Cyberbully

sabato 1 giugno 2013

Cyberbullismo: ora il bullo colpisce sul Web

Un adolescente su dieci vittima del cyberbullismo. Perseguitati via Internet o attraverso cellulari, non hanno tregua.

Piccoli, ma già esposti alle insidie del bullismo non solo di persona, ma pure via Internet e telefonino. Secondo uno studio di un gruppo di ricercatori europei, circa il 10% degli adolescenti tra i 12 e i 14 anni è vittima di cyberbullismo. "Un problema che può essere più serio del bullismo convenzionale, perché in questo caso la vittima viene lasciata in pace almeno la sera e nei finesettimana, mentre i ragazzini che incappano in un cyberbullo non hanno rifugio" spiega Ann Frisen, psicologa dell'Università di Göteberg (Svezia), componente della rete di studiosi europei che sta conducendo un'analisi su questo fenomeno.I ragazzi bersaglio del bullismo tecnologico "possono essere minacciati continuamente attraverso sms o siti Web. Oltretutto le informazioni si diffondono rapidamente, e può essere difficile rimuoverle dalla Rete. Inoltre, spesso è complicato identificare la fonte dei messaggi aggressivi."Ma come funziona questa nuova insidia? "Il cyberbullismo si verifica quando le nuove tecnologie come i computer e i telefonini sono usate per minacciare qualcuno. I carnefici spesso usano sms, e-mail, chat e perfino FacebookVittime di cyberbullismo su Facebook ) per diffondere i loro attacchi" continua l'esperta. "La Rete può essere una cassa di risonanza, potentissima per messaggi negativi a danno non solo di personaggi pubblici, politici o vip, ma anche di ragazzini indifesi". Chi sono le vittime dei bulli telematici? "Adolescenti di 12-14 anni, nel periodo scolastico. Quasi sempre i bulli frequentano la stessa scuola della vittima" risponde la psicologa, secondo cui l'anonimato garantito dalla Rete "consente di usare un linguaggio più libero e aggressivo del normale". Per proteggere i ragazzini, come sempre un ruolo chiave spetta agli adulti. Più che vietare l'accesso ad alcuni spazi sul Web, secondo la psicologa "è meglio insegnare ai ragazzi come comportarsi una volta in Rete". Di fronte alle vittime, "dobbiamo aiutarle e insegnare loro a interrompere l'aggressione". A partire da tre regole chiare anti-cyberbulli:"Non condividere informazioni, bloccare i contatti e parlarne con un adulto".(in "lastampa.iti",23 febbraio 2010,rid.)

Bullismo al femminile:pericoloso perché agisce nell'ombra


Violenza, soprusi e aggressività non sono una prerogativa dei giovani maschi. Un bullo su sei è femmina, dicono le statistiche. "Una crudeltà meno vistosa, spesso più psicologica che fisica, ma diffusa" spiega Luca Bernardo, pediatra e direttore dell'Ambulatorio per il disagio degli adolescenti all'Ospedale Fatebenefratelli di Milano, ora autore di Il bullismo femminile(Cult editore). Dopo anni passati a studiare i comportamenti aggressivi dei giovanissimi il medico ha molto da dire sulle "ragazze che odiano le ragazze", come spiega il sottotitolo del suo libro.

"A differenza di quello che succede nelle bande maschili, la leader di un gruppo di ragazzine agisce dietro le quinte: più e potente, meno si fa notare".
Gli atti di violenza fisica compiuti sulla vittima sono opera delle bulle gregarie. "La più forte lavora nell'ombra per creare una cintura di insicurezza intorno alla "preda", che si ritrova isolata, schernita, trasformata in "mostro"."
Lo strumento più facile è il gossip: sulla vittima prescelta cominciano a circolare pettegolezzi feroci. Le ragazzine più deboli vengono letteralmente emarginate, isolate dal gruppo e calunniate con false voci. Nel libro vengono riportate non solo le denunce delle vittime ma anche i racconti-confessione delle bulle. "Mi piace fare queste cose" racconta Daniela "se riesco a comandare le altre ragazze, a far fare loro tutto ciò che desidero, significa che sono forte, mi sento potente". "Mi rendo conto che Luca sta male quando lo prendiamo in giro" racconta Nadia, seconda media "però noi ci divertiamo. Io obbligo qualche ragazzo a fargli gli scherzi, come andare da lui e dargli una sberla, prendere a calci il suo zaino." In ogni scuola accadono violenze di questo tipo.
"I dati allarmanti emersi dagli studi sul disagio adolescenziale" spiega Luca Bernardo nelle conclusioni del libro "non devono far pensare che siamo di fronte a un tunnel senza uscita, ma deve servire da monito per le famiglie, la scuola, le istituzioni e gli adolescenti stessi, Sappiamo che da leader negativi si può e si deve diventare leader positivi, trasformando quella forza aggressiva, che è spesso sintomo di un malessere profondo, in impegno e volontà di costruire un mondo migliore."
(In "Annabella",15 aprile 2010 e in "Il Giornale", 8 giugno 2010,rid.)
Riguardo al bullismo delle ragazze, commenta il seguente parere dello psichiatra Alessandro Meluzzi.
"Il bullismo delle ragazze è doppiamente scandaloso. In un primo luogo perché, come tutte le forme del bullismo, dimostra la brutalità della sopraffazione sul più fragile e sul più debole, sempre ingiustificata e insopportabile. In secondo luogo perché questo tipo di violenza pare contraddire un'aspettativa quasi naturale verso il femminile, anche se declinato in giovanissima età. Ci si aspetta cioè che le ragazze siano più attente dei maschi alle ragioni della tenerezza, dell'accoglienza e della non-violenza.
Le piccole bulle agiscono invece con fredda e lucida visione strategica che produce spesso piani inefficaci per il potere e il controllo sugli altri. E' proprio questa capacità tutta femminile di acquisire la leadership che arma il potente e fragile disperazione delle piccole bulle, spesso incattivite dalla solitudine di famiglie neppure in grado di capire il travaglio e il disagio di adolescenti inascoltate."
(in "Gente",rid.)



La piaga del bullismo DILAGA. Il fenomeno in cifre.

Il bullismo è un fenomeno serio da non sottovalutare. Guarda anche il post No al bullismo e alle baby gang.

La piaga del bullismo dilaga, e lo conferma anche un'attenta ricerca presentata nel corso di un convegno Bullismo e dintorni, organizzato dall'Istituto di Psicologia della Pontificia Università salesiana di Roma. La presa in giro, la parolaccia e poi dallo spintone alla scazzottata il passo è breve. Tra i bambini della scuola primaria, il bullismo, verbale o fisico, è abbastanza diffuso. Il momento della giornata in cui le giovanissime vittime subiscono prepotenze è nella gran parte dei casi la ricreazione che anche alle scuole secondarie di primo grado si conferma momento preferito dai bulli - stavolta in gruppo - per dare sfogo alle loro prevaricazioni.
L'indagine - realizzata su un campione di circa 1.600 studenti, maschi e femmine, di scuole pubbliche e private, primarie e secondarie di primo grado - rivela un dato interessante: la sostanziale analogia di presenza di vittime del bullismo tanto nella scuola statale quanto in quelle private cattoliche. Se il 45,9 % degli alunni delle primarie va a scuola abbastanza volentieri (soprattutto i maschi), una percentuale quasi analoga, il 42,3%, confessa che la cosa che meno ama della scuola è il comportamento di alcuni compagni. Al 22% dei bambini non piacciono i pettegolezzi, il 20,5% non sopporta gli spintoni e il 15,6% è infastidito dalle parolacce. Il 40,5% degli intervistati afferma di aver visto prendere a calci altri bambini mentre il 35,8% ha visto volare schiaffi e il 41,6% ha rivelato di essere stato spesso vittima di bullismo. Alle secondarie di primo grado i bulli, invece, si aggregano: il piccolo gruppo, due o tre persone nel 35% dei casi, imperversa. Soltanto il 26,5% ha dichiarato si aver subito violenza fa singole persone. Le femmine sono vittime di bullismo durante le ore di lezione(37,9% dei casi)e durante il tragitto casa-scuola(11,5% dei casi);per i maschi le azioni dei bulli si manifestano molto spesso nei bagni e in palestra.
(in Il Messaggero,20 marzo 2010,rid.)

NO al bullismo e alle baby gang

Siete presi di mira dai bulli? Ecco un piccolo aiuto.


Il bullismo consiste nel far del male intenzionalmente e ripetutamente, sia fisicamente sia con le parole, a qualcuno più debole o non in grado di difendersi.

Esistono diverse forme di bullismo:
-abuso verbale:insulti, soprannomi, critiche offensive
-abuso gestuale: gesti minacciosi o osceni, espressione del viso minacciosa
-abuso fisico: percosse, aggressioni, danneggiare o far sparire oggetti della vittima
-abuso relazionale: formare una coalizione contro la propria vittima.
Esiste poi una forma subdola di bullismo, che spesso risulta estremamente difficile individuare, ed è il bullismo indiretto. Si parla di bullismo indiretto quando il bullo non affronta direttamente la propria vittima, ma la colpisce indirettamente attraverso varie azioni che possono coinvolgere altre persone.
Esempi di bullismo indiretto sono:
-persuadere un'altra persona a criticare o insultare qualcuno
-persuadere gli altri a escludere la propria vittima
-diffondere pettegolezzi malevoli
-fare telefonate anonime, inviare lettere o email anonime
-ignorare deliberatamente la propria vittima quando questa cerca un contatto
-far sì che un'altra persona aggredisca a propria vittima
Il bullismo indiretto sembra essere più frequente nelle femmine ma, come si può facilmente constatare, non è meno dannoso di quello diretto e arreca notevole sofferenza a chi lo subisce
(da M.Di Pietro e M.Dacono, Fanno i bulli, ce l'hanno con me..., Ericokson, Trento,2005)

Come possiamo difenderci da queste forme di violenza? Parlandone con adulti, genitori e professori. Così come bisogna parlarle subito anche se si assiste a episodi di violenza che non ci riguardano direttamente.

INIZIATIVE E STRUMENTI DEL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
-Un Osservatorio permanente in ogni Regione, formato da esperti, con il duplice compito di tenere sotto controllo il fenomeno e di varare iniziative e campagne contro il bullismo. Gli Osservatori regionali possono contare sulla collaborazione di strutture educative, associazioni e, ovviamente, nelle scuole.
-Un numero vere nazionale(800-669696).In dieci postazioni di ascolto, un gruppo di psicologi, insegnanti, genitori, personale del Ministero della Pubblica Istruzione è a disposizione per raccogliere le segnalazioni di casi di bullismo, fornire consigli, dare indicazioni su come comportarsi in situazioni "critiche".
-Un sito Internet(www.smontailbullo.it)che rappresenta il punto di raccordo del lavoro di chi si occupa di questo problema. Raccoglie e divulga le informazioni provenienti dagli Osservatori e dagli operatori del numero verde, ma si propone anche come vetrina per le campagne e le iniziative contro il bullismo delle singole scuole o di altre associazioni.
I CONSIGLI DELLA POLIZIA DI STATO
-Difficile per il bullo prendersela con te se racconterai a un amico ciò che ti sta succedendo
-Quando il bullo vuole provocarti, fai finta di niente e allontanati. Se vuole costringerti a fare ciò che non vuoi, rispondi "no" con voce decisa
-Se gli altri pensano che hai paura del bullo e stai scappando da lui, non preoccuparti. Ricorda che il bullo non può prendersela con te se non vuoi ascoltarlo
-Il bullo si diverte quando reagisci, se ti arrabbi o piangi. Se ti provoca, cerca di mantenere la calma, non farti vedere spaventare o triste. Senza la tua reazione il bullo si annoierà e ti lascerà in pace
-Quando il bullo ti provoca o ti fa del male, non reagire facendo a botte con lui. Se fai a pugni, potresti peggiorare la situazione, farti male o prenderti la colpa di aver cominciato per primo
-Se il bullo vuole le tue cose, non vale la pena bisticciare. Al momento lasciagli pure prendere ciò che vuole però poi raccontalo subito a un adulto
-Fai capire al bullo che non hai paura di lui e che sei più intelligente e spiritoso. Così lo metterai in imbarazzo e ti lascerà in pace
-Molte volte il bullo ti provoca quando sei da solo. Se stai vicino agli adulti e ai compagni che possono aiutarti, sarà difficile per lui avvicinarsi
-Per non incontrare il bullo puoi cambiare strada che fai per andare a scuola;durante la ricreazione stai vicino agli altri compagni o agli adulti;utilizza i bagni quando ci sono altre persone
-Ogni volta che il bullo ti fa del male scrivilo sul tuo diario. Il diario ti aiuterà a ricordate meglio come sono andate le cose
-Subire il bullismo fa stare male. Parlane con un adulto di cui ti fidi, con i tuoi genitori, con gli insegnanti, con il tuo medico. Non puoi sempre affrontare le cose da solo!
-Se sai che qualcuno subisce prepotenze, dillo subito a un adulto. Questo non è fare la spia, ma aiutare gli altri. Potresti essere tu al suo posto e saresti felice se qualcuno ti aiutasse!
-Se incontri il poliziotto di quartiere, puoi chiedere aiuto anche a lui

Per quanto riguarda il fenomeno delle baby gang, dal punto di vista geografico, non ci sono molte differenza fra Nord e Sud Italia. E' diffuso soprattutto nelle aree metropolitane e, in particolare, a Milano, Genova, Palermo, Napoli, Roma, Bari, Foggia e Padova. Per di più i giovani che fanno parte di queste baby bang appartengono a varie classi sociali, anche alla classe media e medio-alta, e molte bande sono composte da adolescenti di sesso femminile.
I dati contano circa quarantamila reati l'anno commessi da minorenni, il 60% dei quali attribuibili a baby gang. Inoltre, il reati commessi dai "non imputabili", cioè dai minori di 14 anni, sono in aumento ovunque.
Vittime preferite delle baby gang sono spesso coetanei. I reati spaziano dalle estorsioni alle rapine associate a lesioni, ai furti, alle risse, al vandalismo, alle violenze sessuali.

LA MODA:Basta con le modelle scheletriche

Una lieta notizia arriva dalla sfilata madrilena Pasarela Cibeles.

Addio alle modelle magre come un grissino. Il mondo della moda cambia gusti. La famosa sfilata madrilena Pasarela Cibeles(del settembre 2006)ha dettato le regole per i nuovi canoni di immagine:in passerella non sono state ammesse modelle con un indice di massa corporea(IMC) inferiore a 18, pari a 56 chili di peso per 175 centimetri di altezza. Vietato, inoltre, sfilare con un trucco che dia un aspetto malato o triste.
Le modelle sono un esempio per migliaia di giovani che in loro si rispecchiano. Basta, quindi, con le passerelle dominate da ragazze scheletriche, spesso anoressiche, che non corrispondono alla realtà e falsano l'idea della bellezza femminile.
(da G.Cerqueti, in "Famiglia cristiana", n.39, 2006)




Allarme anoressia e bulimia

Siccome il post di ieri, quello sulle ragazze barbie e ragazze acqua e sapone ha fatto uscire fuori varie cose, ho deciso di postare un articolo molto interessante sulla anoressia e sulla bulimia. Spero che vi piaccia.

Perché certi adolescenti manifestano un rifiuto categorico del cibo? Perché, invece, certi altri si abbuffano di cibo con una voracità irrefrenabile? Quali sono le cause e le conseguenze dell'anoressia e della bulimia, gravi disturbi alimentari di tipo psicologico, che colpiscono prevalentemente gli adolescenti?

L'anoressia è un disturbo caratterizzato dal rifiuto del cibo. Nell' 85% dei casi colpisce le ragazze e nel 15% (ma la percentuale è in crescita) i maschi. Generalmente gli adolescenti. Perché si rifiuta il cibo? Perché lo specchio rimanda l'immagine di un fisico "troppo" differente da quello di una  filiforme modella, perché non mangiando ci si sente scattanti, efficienti, capaci. E, infatti, l'anoressica è una persona attivissima, studia con profitto, pratica sport, è attiva e indipendente. Non ha bisogno di cibo come non ha bisogno di nessuno: sa badare a se stessa, sa il fatto suo. Insomma, l'anoressia è sintomo di grande solitudine. L'anoressica mangia poco e quasi sempre di nascosto, perché mangiare è visto come una debolezza. Spesso, per "punirsi" d'aver ceduto al cibo, si procura il vomito.
L'anoressia è devastante e provoca effetti gravissimi sull'organismo: cadono denti e capelli, ossa e unghie diventano fragilissime, la pelle diviene giallognola, nelle ragazze scompaiono le mestruazioni. La malattia va affrontata in tempo perché è mortale, Trascurarne i primi sintomi può essere pericolosissimo e sono proprio gli amici e i compagni di scuola a doversi accorgere che qualcosa "non va" in quella compagna o in quel compagno che rifiuta il cibo, sostiene di essere sovrappeso anche se obiettivamente non è vero, si apparta dopo mangiato per vomitare quello che ha ingerito. Avvertire immediatamente genitori o professori può semplicemente salvargli la vita.

La bulimia si manifesta con un'assunzione sfrenata di cibo, preceduta da una sensazione di ansia che induce a consumare qualsiasi alimento a disposizione. Le crisi di bulimia sono spesso alternate a periodi di normale regime alimentare o addirittura di anoressia, così che non sempre il bulimico è sovrappeso e non tutti gli obesi sono bulimici. La bulimia(come l'anoressia)è classificata come disturbo alimentare ed è associata con una grande perdita di autostima e se anche chi ne soffre è consapevole dell'anomalia del suo comportamento, è comunque convinto di non poter smettere volontariamente di mangiare. Spesso le crisi bulimiche sono notturne(mentre di giorno si mangia regolarmente)e quasi sempre comportano l'assunzione di cibo di nascosto. I bulimici spesso nascondono il problema bilanciando l'assunzione di cibo con vomito o assumendo lassativi.
Anche questa malattia è molto più frequente nelle donne tra i 12 e i 35 anni. La bulimia non è mortale come l'anoressia, ma è comunque una malattia gravissima dal punto di vista psicologico per il senso di insicurezza, l'immagine negativa di sé e le crisi d'ansia che inevitabilmente comporta. Inoltre, l'assunzione smodata di lassativi e i frequenti episodi di vomito possono procurare gravi danni all'organismo come ulcere esofagee e importanti alterazioni del tratto gastrointestinale.
(da L.Mazzi, Educazione alimentare, Alice, Bologna, 2005)

I PICCOLI SEGNALI DA NON SOTTOVALUTARE
Anoressia
-Mangia pochissimo e solo alcuni cibi
-Insiste per prepararsi da mangiare da sé
-Rifiuta ogni tipo di grasso e condimento
-Lascia nel piatto molti scarti
-Spezzetta il cibo in pezzi piccolissimi
-Mangia molto lentamente
-Beve molta acqua
-Si lamenta spesso del suo aspetto "grasso" e si irrita quando gli altri non confermano la sua sensazione
-Si pesa in continuazione
-Pratica attività fisiche in modo ossessivo
Bulimia
-Mangia tanto e spesso fuori orario
-Mangia in fretta e molto voracemente
-Si alza spesso di notte per mangiare
-Spariscono dalla dispensa cibi che vengono poi ritrovati in posti insoliti
-Subito dopo mangiato, si sente in colpa, ha crisi depressive
-Fa uso ingiustificato di lassativi