venerdì 9 agosto 2013

Ask.fm rischia di essere boicottato. Le ragioni? L'anonimato ha spinto una ragazza a suicidarsi

Ciao adolescenti e genitori, oggi vorrei parlare di Ask.fm.


Spero che tutti sappiate cosa sia. In caso contrario, Ask.fm è un social network basato su domanda-risposta. Le domande possono essere fatte anche in forma anonima. Ed è qui il problema.
Per chi non avesse ancora guardato i telegiornali a mezzogiorno, lo invito a leggere questo post oppure aspettare il telegiornale della sera oppure cercare articoli riguardanti Ask.fm su Internet.
Ask.fm ho già detto garantisce l'anonimato, e il sito è basato su domanda-risposta. Ma ovviamente, le regole non vengono mai rispettate. Purtroppo infatti molti usano Ask.fm per insultare le persone e la maggior parte degli iscritti sono adolescenti, sapendo che hanno garantito l'anonimato. Fortunatamente è possibile segnalare e non permettere che gli altri possano domandare in anonimo (Basta andare in Impostazioni-Privacy per togliere l'anonimo). Ask.fm è utilizzato anche per il cyberbullismo e qualche giorno fa si è suicidata una ragazzina di 14 anni. Ecco il link utili:

Boicottare un sito per bloccare l'autolesionismo?
Hannah Smith, cos'è Ask.fm? "Il paradiso degli stalker"
Ragazza iscritta a Ask.fm si impicca dopo aver ricevuto centinaia di insulti
Induzione al suicidio su Ask.fm:14enne inglese si toglie la vita
Il social network ostaggio del bullismo
La 14enne che si uccide per cyberbullismo su Ask
Ask.fm, mondo magico/tragico: "Ingozzati di candeggina" Sei supermega bella"

Letto tutto? Se non avete letto tutto e non avete capito bene, leggete tutto prima di continuare.

Anch'io uso Ask.fm e devo dire che di insulti per il momento non ne ho ricevuto fortunatamente. Ma molte ragazze vengono insultate. Ma a volte queste stesse ragazze, non la ragazzina che si è suicidata, fingono di essere autolesioniste e poi si comportano come se non lo fossero, rispondono molto male e le persone si stufano di questo comportamento e, con parole non molto gentili, le mandano a quel paese. E queste ovviamente reagiscono, ma questi insulti, tra l'altro anche cercati, portano all'autolesionismo.


Io penso che se i social network fossero utilizzati bene, ad esempio se Ask.fm fosse usato per il motivo per cui è stato creato, non ci sarebbero problemi, ma un adolescente trasgredisce le regole in modo esagerato, supera il limite. L'adolescente che sta dietro lo schermo magari può essere il ragazzo più buono del mondo, ma sapendo che può prendere in giro le persone che magari si fanno beffe di lui, non credete che potrebbe usare l'anonimato per vendicarsi?
Bisognerebbe capire che anche una parola di troppo, magari detta scherzosamente, porta a delle conseguenze, spesso serie, quindi prima di scrivere l'ennesimo insulto a una ragazzina che non sa rispondere, non è meglio prima pensare "Forse la ucciderò"?

martedì 6 agosto 2013

Tua figlia si sente brutta? Così l'aiuti a stare meglio

L'adolescenza è un momento critico e per tante ragazze il rapporto con il corpo diventa un problema. Come affrontare questo malessere.
Esce di casa infagottata in una maxifelpa, anche con 30 gradi. Va in crisi se la bilancia segna un chilo in più. Rinuncia a una festa se vede un brufolo sul mento. Da sempre il grande protagonista dell' adolescenza è il corpo, che cresce e si trasforma. Ma negli ultimi anni essere belle, magre e in forma è diventato quasi un dovere. Che espone le ragazze, già nella preadolescenza, a crisi di autostima e a sensazioni di disagio, spesso difficili da gestire. Questi malesseri non vanno sottovalutati, ma affrontati, con attenzione e amore.
Ascolta con il cuore
Davanti a un' adolescente filiforme che si vede grassa, a lineamenti regolari giudicati "orribili", a complessi ingiustificati, è facile che un adulto sia tentato di tagliare corto, minimizzando. È un errore perché, spesso, i tormentoni (sono grassa, sono brutta, sono un mostro) sono spie di un disagio più profondo. L'adolescente è turbata non dal suo corpo, ma da pensieri e desideri che sente nascere dentro di sé, ma ritiene inconfessabili. E, quando si critica, cerca di esprimere il suo malessere e di attirare così l'attenzione dell' adulto.
Cosa fare Devi sapere che, quando si lamenta del suo aspetto fisico, tua figlia ti sta chiedendo di starle vicina. Non è necessario che tu faccia domande, ma che ti mostri presente e "a portata di mano", mai intrusiva.
Prendila sul serio
Quando un' adolescente non vuole uscire di casa perché di vede brutta, dirle che è bella non l'aiuta a vedersi in modo diverso. Anzi, la fa sentire sottovalutata.
Cosa fare Fai leva sull'empatia. Se ti metti nei suoi panni e la prendi sul serio, se cerchi di capire perché si sente così e cosa la turba di più, sentirà che comprendi in pieno la sua sofferenza.
Trova le soluzioni
Il pianto, il dolore, l'autocritica vanno comunque ascoltati. Poi si può intervenire con frasi come: <<Io non ti vedo come ti vedi tu, ma credo di capire cosa ti fa soffrire>>. Questo apre la porta al dialogo, e  passo successivo: focalizzare ciò che davvero non le piace.
Cosa fare Trova con lei delle soluzioni pratiche. Se, per esempio, sono alcuni tratti del viso che la mettono a disagio, puoi accompagnarla dal parrucchiere per trovare un taglio di capelli che camuffi in difetto. Se il problema sono i chili in più, puoi proporle di fare attività fisica insieme (con te o con il padre), come una corsa alla sera o biciclettate nei weekend. Sono tutti modi per far capire all'adolescente che i genitori riconoscono il suo problema. E che vogliono condividere con lei le soluzioni per risolverlo.


Consiglio pratico
VALORIZZARE I PUNTI DI FORZA SERVE
Testimonianza
Per dare un po' di sicurezza a mia figlia, sottolineo sempre i suoi punti di forza(gambe lunghe e pelle di porcellana). E le faccio notare che altre ragazze sono carine, ma non hanno le stesse qualità.


Preso da Confidenze N. 29, 23 luglio 2012

giovedì 11 luglio 2013

Crescere troppo in fretta è stato un bene, ma ha portato molta sofferenza

Un'altra storia di una ragazza autolesionista. Gestisce una pagina, +Questa sono io; se non ti sta bene, vaffanculo.

Diciamo che di sofferenza ne ho sempre saputo parecchio. Non è vittimismo, non fraintendermi, ma ho visto tre delle persone più importanti della mia vita venirmi strappate via dalla malattia nell'arco di tre anni, così, come se niente fosse, con la stessa naturalezza con cui un bambino coglie un fiore dal prato. E quest'anno mio nonno è morto, e si è scoperto che mio papà ha un tumore. Operabile, ma pur sempre un tumore. I miei genitori mi hanno sempre concesso una libertà maggiore rispetto ai miei coetanei, e io sono cresciuta tremendamente in fretta. E' stato un bene, anche se ha portato molta sofferenza. Sono stata pugnalata alle spalle da parecchie amiche alle spalle, e sono arrivata ad essere del tutto autonoma all'età di undici anni, quando riuscivo a vivere tranquillamente in solitudine, senza amici. Sono anche un po' strana, potremo dire. La gente mi definisce anormale, strana, pazza, particolare; altri mi considerano meschina, un mostro, subdola, insofferente. Insofferente, mi fa venire i brividi. Entrai in una compagnia, circa l'estate scorsa, e mi trovai abbastanza bene. Ah, una piccola nota a margine: sono sempre stata definita come una poco di buono per il semplice fatto che non so avere rapporti con le ragazze. Fa ridere, ma io delle ragazze ho paura (esclusa la mia migliore amica). Anche i miei amici, comunque, mi definivano una puttana. Dicevano di farlo per scherzo. All'inizio mi accettarono, ma quando videro che non mi lasciavo mettere i piedi in testa, iniziai a non andare più bene. Ogni litigio veniva scatenato "a causa mia": Odiavo il suono delle loro voci, i loro sguardi impauriti quando piantavo i miei occhi nei loro. Conigli, sembravano conigli impauriti. L'odio mi aveva sempre accompagnata nella mia breve e intensa vita, e in quel periodo crebbe a dismisura, non aveva mai raggiunto simili livelli. E poi un giorno presi una decisione che per molti sarebbe stata pesante, mentre io la affrontai con una semplice scrollata di spalle. E quella mia "insofferenza" scatenò la loro ira che poi, dinanzi alle mie parole, si placò. Ma le mie parole vennero dopo, dopo che mi tagliai.

Come sempre, se avete commenti intelligenti, postateli, oppure rimanete in silenzio.

sabato 6 luglio 2013

Ma Internet ci rende stupidi?

Neurologi e psicologi mettono in guardia dai pericoli legati al bombardamento di informazioni cui siamo sottoposti.

Nicholas Carr, lo studioso americano che tempo fa aveva lanciato il primo allarme con l'articolo Google ci sta facendo diventare stupidi?, è sempre più convinto di avere ragione. A suo avviso, nell'arco di pochi anni saremo tutti superficiali, incapaci di concentrarci per più di qualche minuto o di distinguere un'informazione importante da quelle irrilevanti.
E ora Nicholas Carr non è più solo: decine di scienziati in tutto il mondo condividono le sue conclusioni. L'uso di Internet e degli altri potenti strumenti di comunicazione che teniamo in tasca sta modificando i neuroni del nostro cervello, sempre pronti ad adattarsi a nuove situazioni. "E' come se la tecnologia stesse riprogrammando le nostre menti" ha confermato al New York Times Nora Volkow, una delle più importanti esperte del sistema nervoso centrale. La massa di informazioni in arrivo attraverso il Web, il telefono, le e-mail sta cambiando non solo il modo con il quale ci informiamo, ma anche quello di pensare e di reagire.
Gli stimoli che riceviamo ormai senza interruzione provocano il rilascio di dopamina nel cervello, esattamente come fa il cibo: e la dopamina crea dipendenza, e la sua assenza provoca una sensazione di vuoto e di noia. Sarà forse per questo che molte persone non riescono a tenere a bada quella voce inconscia che continua a ripetere di controllare le e-mail o gli sms, anche mentre si sta parlando con altri o si sta partecipando a una riunione. Quando ci svegliamo al mattino, le prime attenzioni vanno alle informazioni arrivate nella notte sul telefonino e solo una crisi di astinenza può spiegare le inutili telefonate che si fanno appena si scende da un aereo.
"Il Web" ha rilevato Nicholas Carr sul Financial Times "non ci incoraggia mai a fermarci, ci tiene in uno stato continuo di movimento:" Il cervello si adatta a queste ripetute distrazioni trasformandoci in pensatori superficiali, sempre più incapaci di concentrarci, di leggere un testo lungo o di connettere le informazioni che riceviamo. Carr cita il filosofo Seneca, ricordando che essere dovunque "come ci consente di fare Internet equivale a non essere in nessuno luogo".
Molti ricercatori ritengono che sia troppo presto per preoccuparsi: le modifiche causate dalla tecnologia al nostro cervello non sono diverse o più gravi di quelle che si sono verificate nel corso dell'evoluzione. Ma uno dei più grandi scienziati contemporanei, l'astrofisico Stephen Hawking, è convinto che gli esseri umani siano entrati in una nuova fase evolutiva e non esclude che i sistemi di comunicazione del futuro generino alla fine una nuova specie umana.
Potrebbe anche essere una specie migliore, almeno per certi aspetti. La psicologa Patricia Greenfield ha ricordato su Science che ogni mezzo di comunicazione sviluppa nuove capacità cognitive a spese di altre. "Stare molte ore al computer, anche per un videogioco, migliora la nostra intelligenza spaziovirtuale e ci abitua a seguire più segnali simultaneamente." La nuova specie avrà dunque caratteristiche più vicine a quelle dei computer e sarà dotata di un "pensiero automatico" che reagirà agli eventi senza riflettere troppo a lungo. Ovviamente, il problema non è Internet, visto che i vantaggi che ha portato all'umanità sono largamente superiori ai marginali danni che finora ha causato. Come sempre, è l'uso che se ne fa a rendere le cose buone o cattive. Nicholas Carr suggerisce di imparare a liberarsi ogni tanto dalla dipendenza, riconquistare tempo e spazio, di riprendere in mano più spesso quello che è stato per secoli il funzionale supporto del pensiero profondo: la vecchia carta di libri e giornali.
(V.Sabadin, in "La Stampa", 10 giugno 2010)

Se ci fosse un blackout, TUTTE le tecnologie non funzionano, voi che fareste? Rispondete nei commenti.


Suicidio per bullismo:storia di Kayla

Vi chiedo pochi minuti. Guardate questo video. Cose del genere succedono ogni giorno. Fermiamo il bullismo prima che sia troppo tardi.

venerdì 5 luglio 2013

La felicità sta nelle piccole cose

Ciao a tutti,
una ragazza o signora(non la conosco, non so la sua età)ha commentato il post "vorrei solo vivere in eterno, per poterti amare tutto quel tempo...♥" scrivendo queste parole che mi hanno fatto riflettere. Grazie per le bellissime parole +lidia pommella

E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
la felicità non e' quella che affannosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,. ..
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.


Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose...
...e impari che il profumo del caffè al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.

E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.


Ho imparato a non ascoltare gli altri, perché sennò finisco di far del male solo a me stessa....

Un'altra ragazza mi ha raccontato la sua storia.
Ciao,mi chiamo Diana ho 14 anni ed è la prima volta che racconto la mia storia in modo dettagliato...
İ miei problemi sono iniziati il primo anno delle scuole medie,inizialmente andava tutto bene,avevo fatto amicizia con quasi tutti i compagni di classe e avevo stretto un buon rapporto di amicizia con cinque ragazze,le quali divennero le mie migliori amiche....Tutto ad un tratto però,la situazione si capovolse e alcuni ragazzi iniziarono a prendermi in giro per il mio aspetto fisico e iniziarono a darmi dei nomignoli....
Le prime volte non ci feci caso,ma dopo iniziarono a diventare un peso,tra messaggi su what's app e su facebook, non sapevo più che fare e allora decisi di non mangiare più...
Arrivai a pesare 40 kg (da 60 kg) in soli due mesi...
Arrivai a scuola,ma dopo mi dissero "quanto sei magra!!",insomma qualsiasi cosa facevo non andava mai bene...ero un disastro...
İn seconda e terza media andò peggio,mi misi con un ragazzo che per tutto il tempo che siamo stati insieme non face altro che prendermi in giro alle spalle e dire cose brutte su di me...Quando venni a saperlo,iniziai ad odiarlo con tutto il cuore e,a quel punto anche le mie migliori amiche mi voltarono le spalle...
Arrivò il momento in cui iniziai ad odiare me stessa e il mio aspetto fisico,a tal punto che una notte,andai in bagno,presi una lametta e iniziai a tagliarmi...vedevo il sangue colare dalle mie braccia e,in un primo momento divenne un sollievo,ma poi divenne un'abitudine...ogni volta che mi prendevano in giro o cose del genere lo facevo,perché per me era come un sollievo...

Andavo a scuola sempre con magliette lunghe anche se sentivo caldo,ma non sapevo come nascondere i miei tagli...una delle mie migliori amiche venne a saperlo e lo disse a tutta la classe e alcuni ragazzi mi prendevano in giro facendo finta di tagliarsi anche loro...Non sapevo più che fare,pensai al suicidio,ma non riuscì a farcela,era troppo per me...Poi iniziarono i problemi a casa,specialmente con mia madre,ma quelli sono riuscita a risolverli anche se con molta fatica...
Al termine delle scuola,iniziai a non tagliarmi più,ma ancora oggi ho quelle cicatrici e,ogni volta che le vedo ripenso a quei momenti e molte volte mi vien da piangere,ma so che ho fatto un grande errore.
Ho imparato a non dare più importanza a quello che mi dicono gli altri,perché se gli do importanza finisco per far del male solo a me stessa...


Come sempre, se avete commenti intelligenti, postateli pure. Se avete cose stupide da dire, non dite niente.

Cadere

La vita cerca di insegnarci a non cadere nonostante le raffiche di vento, la perdita dell'equilibrio improvvisa dovuta alla nostra insicurezza...ma a volte siamo così deboli che perdiamo l'equilibrio e cadiamo.

Falling Again By Leona DeLioncourt

Ben fatto, società. Video-denuncia alla società.

Diffondete.

Mio figlio drogato di internet. Cyberdipendenze, i nuovi tossicomani non ingeriscono sostanze: vivono giorno e notte davanti al computer

Stavo sfogliando un giornale quando il mio occhio si è soffermato su questo articolo allarmante che deve essere letto da tutti, sia ragazzi che genitori.


Sono sempre di più i ragazzi che trascorrono le giornate (e le notti) immersi esclusivamente in  relazioni virtuali


Luca, 15 anni, non dorme più la notte, non va più a scuola, passa le sue giornate davanti al computer. Il suo mondo è diventato la sua stanza da letto, i suoi occhi il monitor del pc, le sue labbra la tastiera. Ore e ore a giocare online, i rapporti familiari ridotti al minimo necessario. I genitori li vede per qualche minuto a cena, nessuna voglia di parlare, di interagire con le altre persone, con il mondo esterno. Perché per Luca (il nome è di fantasia), così come per molti adolescenti italiani, il mondo non è più quello degli amici e della famiglia. Il mondo vero è quello virtuale. Sono sempre di più, in Italia, i ragazzi afflitti da autentiche dipendenze legate ai computer e alle nuove tecnologie. "La nostra società si preoccupa dei ragazzi. Ma non se ne occupa. Le cyber-dipendenze sono le più insidiose, invece dovremmo dare una mano ai giovani a colmare la vita di vita" ha detto a La Stampa don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele di Torino, che alla lotta alle dipendenze ha dedicato una vita intera.
Vengono chiamate "cyber-dipendenze" ma, poiché si tratta di fenomeni relativamente nuovi, non esistono studi in merito per quantificare l'impatto sulla popolazione italiana. E pochi sono anche i centri che si fanno carico di chi è affetto da queste nuove dipendenze, meno invasive, meno visibili, ma non per questo meno pericolose. "I ragazzi non si rendono nemmeno conto di quello che gli sta succedendo" spiega ad "A" Alberto Rossetti, psicologo del Gruppo Abele, tra i primi a occuparsi di casi del genere. "Spesso sono le famiglie che si rivolgono a noi preoccupate per i comportamenti dei figli. I primi segnali sono un uso eccessivo del computer e il peggioramento dell'andamento scolastico".
Ma i disturbi possono peggiorare all'improvviso e sfociare anche in episodi di aggressività: "Più di una mamma ci ha raccontato di atti di violenza e urla dei propri figli dopo alcuni tentativi di limitare loro l'accesso ai computer", racconta Laura Carletti, responsabile accoglienza del Gruppo Abele. "E' la fase più preoccupante:se non si interviene tempestivamente c'è il rischio concreto che il ragazzo diventi "irrecuperabile"". Ed è stata proprio l'aggressività a spingere i genitori di Luca a rivolgersi all'ufficio di via Leoncavallo 27, a Torino. Ai divieti imposti dalla madre, reagiva con violenza, non esistevano più regole quando di mezzo c'era un computer.
World of Warcraft, Assassin's Creed, sono questi alcuni nomi dei giochi online che sempre più spesso diventano delle droghe per gli adolescenti. Come per Marco (anche questo nome di fantasia) che, insoddisfatto della sua vita reale, ha deciso di prendersi le sue rivincite online. Si è creato un profilo e un avatar. Lì, davanti a un monitor e una tastiera, si sente rispettato dagli altri. Attraverso il suo profilo online vive una vita parallela, tramite il suo avatar incontra persone, scambia opinioni, interagisce con gli altri. Si alza tardi la mattina, gioca online e tiene il pc acceso fino all'alba. La scuola non sa più cosa sia, gli amici, quelli veri, neanche. La famiglia per lui è un peso, un possibile ostacolo nella sua vita virtuale.
Ragazzi tra i 14 e i 27 anni, con i ritmi sballati, le giornate scandite dai tornei online, per i quali le uniche relazioni avvengono tramite Facebook. E' questa sovrapposizione tra reale e virtuale che al Gruppo  Abele provano a combattere. "Cerchiamo di far parlare i ragazzi della loro vita, dei giochi, dei social network", racconta Rossetti, "si parla della rete cercando di spostare il discorso su di loro e provando ad arrivare a parlare di valori, provando a far emergere un'altra realtà, diversa da quella virtuale". Nel porto del cyberspazio tutto sembra più facile, più a portata di mano.
Si raggiungono miliardi di persone, si possono esprimere pensieri forti, raccontare problemi, rimanendo nascosti dietro un'identità ignota. Ma la fuga dalla realtà è solo temporanea. Una volta spento il computer i problemi quotidiani si riaffacciano, implacabili. E' così per Luca, per Marco, e per molti altri adolescenti italiani che dietro a un avatar e a una foto profilo tentano di nascondere le loro sofferenze, le loro difficoltà e le loro paure.

(da Tommaso Clavarino,"A" n°18,2 maggio 2013)



Scelte

Ho sempre deciso di testa mia. I miei genitori mi hanno sempre mostrato i pro e i contro, mi hanno sempre consigliato, ma la scelta è sempre sta mia. Scegliere non è sempre stato facile, ma quando hai un sogno, la scelta si fa più chiara. Io ho un sogno. Scrivere per far emozionare gli altri, scrivere per fa vivere avventure agli altri, scrivere per far sognare  e far scappare dalla realtà. A volte le persone hanno bisogno di scappare dalla vita quotidiana, che può sembrare un rifugio o una condanna. Il routine può tranquillizzare o annoiare le persone. Il mio sogno è fare qualcosa che abbia a che fare con lo scrivere.
Sceneggiature, romanzi, articoli, racconti. Non importa che cosa.
In questo momento sto scrivendo una cosa e lo sto facendo leggere a una mia amica. E' una persona giusta con cui condividere un sogno.
Il mio sogno può sembrare un po' irrealizzabile per me. Nei temi sono molto restrittiva, mentre invece dovrei lasciarmi andare. Lasciare che la penna scriva.
I miei genitori non sanno proprio tutto sul mio sogno. Per scrivere devo aspettare che loro se ne vadano.
Non capirebbero ciò che scrivo, non è il loro genere.
Purtroppo ho confidato il mio sogno alla persona sbagliata. Questa persona l'ha detto a tutti. Di questo non m'importa. Non importa che alcune persone dicano che il mio sogno sia irrealizzabile, non importa che alcuno persone non credano che io ce la possa fare. L'importante è che sia io a non credere a queste cose.
L'adolescente sognatrice

lunedì 1 luglio 2013

Vorrei solo vivere in eterno, per poterti amare tutto quel tempo...♥

Ho chiesto a un'altra ragazza, ex autolesionista, di raccontarmi la sua storia. Potrete vedere i suoi post su +vorrei solo vivere in eterno, per poterti amare tutto quel tempo...♥


Ehm..ok... è la prima volta che lo spiego a qualcuno nei dettagli...cercherò di essere il più chiara possibile, anche se i ricordi sono confusi e nitidi allo stesso tempo...
(ecco, mi tremano le mani).
Bene, sono Jessica e ho 14 anni.
Forse devo raccontare fin dall'asilo la mia storia..
Ero una bambina come tutte le altre, forse perché all'asilo si è amici di tutti, e si è più spontanei perché non si ha il bisogno di fingere, non c'è un modello da seguire, non esistono il giusto e lo sbagliato...gli altri bambini mi accettavano perché a quell'età si è molto innocenti, e non si isola nessuno.
Comunque ero abbastanza normale.
Poi sono venute le elementari, e tutto è precipitato.
Dalla prima ho avuto un problema al naso, infatti tutto l'anno, dall'estate all'inverno, soffrivo di raffreddore.
ero molto ingenua, e non capivo che gli altri mi prendevano in giro per questo, perché dovevo sempre soffiarmi il naso.
Fin qui la questione è accettabile, insomma, tutti veniamo presi in giro per qualcosa.
In seconda sono venuta a sapere di questo nomignolo molto offensivo che non ho davvero nessun desiderio di citare, fa troppo male quello, ed è molto imbarazzante.
Per il mio problema venivo presa in giro in modo decisamente esagerato. ho imparato a rispondere alle offese, e sono diventata abbastanza acida con tutti.
Venivo sempre esclusa dai giochi. Sempre.
Se provavo ad avvicinarmi mi davano il ruolo della malata che doveva starsene ferma in un angolo e non fare niente.
Da allora non so se furono loro a isolarmi, o se lo feci io.
Forse entrambi, fatto sta che mi ritrovai sola.
Senza amici, e venivo ancora presa in giro pesantemente.
Non ho mai subito bullismo fisico, ma tutti, perfino i più piccoli di me, mi trattavano male e ferivano in tutti i modi possibili.
Ho iniziato a parlare da sola, poiché non avevo nessun genere di compagnia, ne a scuola ne a casa.
parlavo con me stessa nel cortile, mi raccontavo come mi sentivo inopportuna, e inadatta. mi sfogavo ad alta voce, immaginando che ci fosse qualcuno ad ascoltarmi.
Fui molto stupida, perché non era più una questione di problema fisico, cominciarono a chiamarmi matta.
Si lo so, è colpa mia, me la sono andata a cercare.
Cominciarono a criticarmi, sia alle spalle che in faccia, dicendomi che il mio posto era il manicomio.
venivo ovviamente insultata anche con: brutta, cessa, e persino ''state lontani da Jessica, o vi attacca tutti i suoi germi'' oppure ''non voglio diventare matto come Jessica''.
Faceva male.
La mia scuola elementare era molto grande, e con parecchi bambini, e le maestre, forse perché impegnate, o forse perché semplicemente non gliene fregava niente, non intervenivano.
In terza elementare, stufa di tutto, cambiai scuola.
Inizialmente sembrò andare bene, e mi trovai delle amiche. ero meno nervosa e acida.
Poi però, dopo un anno, un bambino cominciò a chiamarmi con lo stesso nomignolo offensivo dell'altra scuola, probabilmente per rapporti tra lui e i miei vecchi ''amici''.
La notizia della mia impopolarità si diffuse.
Mi restò solo un'amica, una vera.
Non potei cambiare scuola di nuovo perché i miei non lo considerarono opportuno.
Mentre io soffrivo come prima.
Tornai antipatica e asociale.
Alle medie, nemmeno il primo anno mi lasciarono in pace.
Ormai ero quella presa di mira.
Ricevevo insulti e prese in giro. e se ne aggiunsero altre, tantissime. tutte le critiche che si possono fare a una ragazza.
Più di una volta mi fecero dei bruttissimi scherzi, che potrei definire cattivi. non avevo neanche la forza di reagire.
Non l'ho mai fatto.
E quindi le pressioni si intensificarono, perché ero quella ''facile da prendere per il culo'', a causa della mia ingenuità e del fatto che non rispondevo.
Sono arrivata in terza, che ancora non mi tagliavo.
Mi dicevo che tutto sarebbe finito, cercavo di autoconvincermi che era tutto di passaggio.
Poi arrivò lui.
Quel ragazzo che mi fece credere di nuovo nella speranza...ma fu un'illusione brevissima.
Infatti lui lo scoprì, lo disse alla sua fidanzata, e insieme mi umiliarono diverse volte.
Scherzavano col mio amore, ne approfittavano.
Poi tutti cominciarono a calmarsi per un periodo.
Pensavo mi avessero lasciato perdere, una volta per tutte. 
Beh, una sera mi arrivò un messaggio su what's app.
Era una registrazione vocale, mandata proprio dal ragazzo che mi piaceva.
Fu probabilmente la sera che piansi di più nella mia vita.
Mi insultarono come non l'avevano mai fatto, mettendoci in mezzo parole come ''muori'' o ''crepa che ci fai un piacere a tutti''.
''liberaci della tua tortura''.
Non era un semplice scherzo.
anche su facebook mi insultavano. mi rovinavano pubblicamente.
Attraversai un minuto di depressione profonda.
Pensai perfino al suicidio.
lo progettai, in tutti i minimi dettagli, ma persino io non potevo arrivare a tanto.. sul punto di accoltellarmi quella notte non ci riuscii. ma il dolore c'era.. scavava dentro di me..era una voragine...
Persi la testa.
Andai in bagno a l'una di notte, e presi dal cassetto una cosa a caso..non mi importava cosa...purché fosse tagliente.
Mi capitò una lametta.
Me la passai sul palmo della mano senza neanche guardare, avevo la vista troppo offuscata. non potei neanche urlare perché tutti stavano dormendo, e fu una cosa terribile.
Passai il resto della notte a pulire il sangue colato sul pavimento.
Il giorno dopo andai a scuola con le occhiaie e una felpa che mi copriva la mani, e nessuno si accorse delle ferite.
Poi però scoprii i tagli arrossati. la lametta era arrugginita e mi fece infezione.
Feci del mio meglio per risolvere la situazione da sola..cercai su internet come fare...
Nascosi tutto per mesi.
Ora ho solo tre cicatrici sul palmo, però c'è ancora dolore dentro di me.
Ho aperto la mia pagina, e sfogandomi allevio un po' tutti i pensieri...


Se avete commenti intelligenti da fare potete postare, se invece dovete mettere commenti che possono ferire, vi sconsiglio di postarli.

Demi Lovato: non solo cantante,anche un'eroina

Demi Lovato non è solo una cantante.
Con i link che allego non voglio diffamare Demi Lovato, ma semplicemente far capire che anche le star hanno dei problemi. 

e ce ne sono altri. Ma mi fermo qui, spero che siate curiosi di saperne di più.


Due mondi paralleli

Mentre ci sono persone che si divertono, sono spensierati, ci sono ragazzi isolati dalla società.... perché invece di pensare al colore dello smalto che vi metterete o al ragazzo/a che vi piace o a cose superflue, non pensate a cercare di aiutare questi ragazzi che si autolesionano, che sono vittime di bullismo?



Il mondo felice e spensierato



E il mondo degli esclusi




Un'immagine creata da +La mia storia: autolesionismo ispirandosi al mio accostamento.






Ben fatto, società.

Ultimamente sono un po' ispirata...
Non siamo tutti forti e questo ci frega. Veniamo presi in giro, isolati, trattati male da persone che si credono superiori a noi. Inizialmente, potremmo cercare di ignorarli, ma poi tendiamo a pensare che sia vero quello che dicono, che sia giusto quello che subiamo ma non è vero. E poi a cosa arriviamo? Arriviamo a tagliarci, a pensare al suicidio...
La società preferisce il bello, il perfetto, quello senza problemi, a chi magari viene considerato normale. La società se la prende con chi è gay, è grasso, ha l'acne, chi è brutto ecc.



Solo una cosa:
BEN FATTO, SOCIETA'

Amicizie vere, amicizie false

Per una che ha poche amicizie non è molto facile stringerne di nuove. Ho sempre odiato l'estate, e non per il caldo, per le zanzare, ma perché tu sei l'unica che rimane in città mentre tutti gli altri vanno in vacanza. E odio ancor di più che le medie siano finite e che l'anno prossimo andremo in scuole diverse e non ci sarà più il tempo di chiacchierare.
Ho sempre pensato negativamente che prima o poi le amicizie finiscono, per la lontananza o perché si fanno nuove amicizie. Ma capita che anche quando si è vicini, anche quando ci si sente ogni giorno, si rischia di litigare e di far finire amicizie che fino a qualche giorno prima potevano essere indistruttibili. Come la mia con alcune persone. Ora vedo le cose in maniera più distaccata e posso dire che le amicizie finiscono perché la persona che ritenevi tua amica non ha mai tenuto alla tua amicizia, perché quella persona improvvisamente cambia o si rivela per quello che è realmente, ti delude, oppure perché quando tu hai bisogno, quella persona non c'è. Si scoprono le vere amicizie quando hai bisogno. Ed è triste pensando a quanti momenti hai aiutato quella persona, tutte le volte che ha chiamato perché aveva bisogno di aiuto e ci sei stata per lei, e quando sei tu che hai bisogno, quella persona non c'è. Forse quella persona dovrebbe rendersi conto che anche noi abbiamo dei sentimenti, non possiamo essere invincibili, anche noi possiamo aver bisogno di aiuto. 
Se soffriamo perché abbiamo perso un amico, è per il semplice motivo che ci tenevamo, che pensavamo che lui fosse diverso in mezzo alla mischia. Almeno, questo è quello che pensano gli adolescenti che tendono a chiudersi in sé stessi, che vengono definiti "sfigati" perché sono diversi dagli altri. Ma quella diversità li rende unici. Noi soffriamo perché quella persona non ci giudicava. 
Finisce un'amicizia perché si decide di farlo consapevolmente o inconsapevolmente, o tu o il tuo amico. 
Finisce un'amicizia perché col tempo ci si allontana. E succede inconsapevolmente. 
Ma tutto questo può non succedere se ci si impegna a far crescere un'amicizia. Una volta lessi che l'amicizia è come un castello di sabbia:si fatica a costruirla e ci vuole un attimo a distruggerla. 
Riguardo alle amicizie false, secondo me nascono perché, se siamo ragazzi soli, isolati dalla società, tendiamo ad aggrapparci a una speranza. Non è colpa di questi ragazzi se si aggrappano, perché è stata la società a trasformarli in persone insicure di se stesse, a non fidarsi degli altri a seguito delle amicizie false appunto. 
I veri amici esistono, solo che bisogna riuscire a distinguerli nella folla.



venerdì 28 giugno 2013

Cambiamento di vista sul mondo

Quando sei piccolo,pensi che il mondo sia bello,senza cattivi,senza cose cattive,che sia il mondo delle fate,pieno di giochi e amici. I cattivi li vedi solo nei film e tua madre ti rassicura sempre,Non sai cosa sono le preoccupazioni,i sogni che non si possono realizzare,la speranza che succeda qualcosa di meglio. Ma quando cresci, tutto cambia. Inizi a vedere le azioni di bullismo che subisce un tuo compagno, qualcuno che ruba cellulari e portafogli in classe, inizi a sentir parlare di omicidi, rapine e scopri che il mondo in cui immaginavi di vivere esiste solo nel mondo delle fiabe. Spesso molti per non soffrire per la realtà, fingono di non vederla, cercano di essere indifferente. Ma non si può essere indifferente a ciò che succede intorno. Perché potrai subire le stesse azioni che hai visto compiere davanti ai tuoi occhi. 


Quei ragazzi ipnotizzati da Facebook





Il binomio Facebook adolescenti è "inossidabile". Complici anche i nuovi telefonini, sempre collegati alla Rete e con tariffa detta flat. E gli "Internet caffè", locali con un collegamento a basso costo. Chiacchierano con gli amici e se ne fanno di nuovi, diffondono fotografie, raccontano i loro umori. Connessi per ore, incuranti di quello che sta loro intorno.
Tutto questo scatena negli adulti una grande preoccupazione. Perché può rappresentare un pericolo.
I rischi dei social network
Facebook, Twitter, Linkedin. E ancora Messenger, Myspace, Badoo. "Il Web è una finestra aperta al mondo intero. E deve essere usato in maniera corretta" avvisa Elisabetta Scala, responsabile dell'osservatorio media del Moige (Movimento italiano genitori). Per prima cosa "non si devono mai divulgare dati personali. Dettagli sulla propria vita". Proprio per sensibilizzare gli adolescenti, l'associazione ha ideato alcune pubblicità progresso. "Sono passate in televisione. E abbiamo appeso cartelloni in metropolitana. Perché per adescare i giovani su Internet basta un click. I ragazzi devono sapere a che cosa possono andare incontro."
Ma non sempre sono così sprovveduti, assicura Antonio Apruzzese a capo della Polizia postale. "Non dimentichiamoci che questi giovani sanno usare Internet meglio di chiunque altro. E sono a conoscenza dei problemi." Questo non toglie che ci siano dei rischi. "Anche legati al cyberbullismo, cioè al bullo virtuale." Ma intanto la Polizia postale fa la sua parte. E nei primi sei mesi del 2010 ha già arrestato 100 persone per reati sul Web. Effettuato 3211 denunce, di cui 475 legate ai social network. "Poi abbiamo monitorato oltre 200 siti in tutta Italia." Anche i genitori, però devono capire di dover fare la loro parte. E costruire un dialogo su questi temi.
Serve prevenzione
L'occhio virtuale della polizia non può arrivare ovunque. "E  gli adulti difficilmente sanno usare il computer così bene da poter scoprire tutto quello che fanno i ragazzi" sottolinea Apruzzese. Dunque ci sono piccoli accorgimenti. "Innanzitutto mai lasciare i più piccoli a navigare da soli" spiega Luca Bernardo, primario della struttura di Pediatria e dell'area adolescenza all'Ospedale Fatebenefratelli di Milano. Questo vuol dire mettere il pc in una zona ben visibile della casa. "Così da poterli tenere sempre sotto controllo." Per gli adolescenti questo non funziona. "Vogliono il loro spazio" quindi bisogna parlare con loro. "Spiegare che non si può raccontare tutto su Facebook. L relazioni vanno preservate e sono preziose. E che non si possono tralasciare i rapporti per un mondo virtuale fatto di affetti che non sono reali." Ma non solo. Secondo lo psicologo Fulvio Scaparro, sarebbe utile "ogni volta che succede un fatto di cronaca legato al social network, commentarlo insieme. Portando esempi di fatti reali si aumenta la sensibilità."
I consigli per "uso sano"
L'importante, sottolineano tutti, è quello di limitare l'uso di Internet.
Attenzione, però, vietare non è la via giusta. Come in tutte le cose, sono necessarie delle regole. Tre quarti d'ora ogni sera sono più che sufficienti. Ma non solo, grazie ai service  si possono vietare gli accessi ai siti pericolosi. Per un utilizzo responsabile e consapevole, si potrebbe lasciare a loro l'onere della connessione. E se per caso i ragazzi "sgarrano", ecco che parte la punizione: si toglie il computer per alcuni giorni.
(B.Argentieri, in "Corriere della Sera",26 luglio 2010,rid.)

La campagna informativa

La campagna informativa "Non cadere nella Rete!" nasce dalla collaborazione tra il Moige e la Polizia postale e delle comunicazioni - Ministero dell'Interno, con il sostegno si Symantec e il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico.

mercoledì 26 giugno 2013

La mia storia:autolesionismo

Tra tutti i problemi che ho postato e che posterò in futuro, un problema di cui io sapevo ma che non avevo in certo senso mai visto era l'autolesionismo.
C'è una ragazza che gestisce una pagina, +La mia storia: autolesionismo , che posta alcuni suoi pensieri. Questa ragazza si autolesiona, vede nero, pensa che la depressione non passerà mai. Ha solo 14 anni. Le ho chiesto se avrebbe potuto raccontarmi la sua storia. Non per far pubblicità a questo blog ma per dare una svegliata agli adulti. So che ci sono molti adolescenti allegri, ma nessuno si preoccupa per questi ragazzi autolesionisti. Non vorrei dire niente che potrebbe dare fastidio a +La mia storia: autolesionismo . Fate un favore:andate a guardare la sua pagina.

Ho 14 anni e la mia vita è un casino. Fin dall'asilo e dalle elementari venivo esclusa e presa in giro, nessuno mai mi aveva permesso di stare in sua compagnia,ogni volta che chiedevo qualcosa la risposta era la stessa ''no!''... mi hanno sempre fatta sentire sola,mi rifugiavo allora in quel solito angolino, da sola, ogni tanto piangevo... poi le elementari: vittima di bullismo (soprattutto verbale,ma più di una volta anche fisico)... mi chiamavano ''cicciona,brutta,stupida,fai schifo'' e con altri appellativi e offendevano anche la mia famiglia... le maestre naturalmente non dicevano nulla e se provavo a dire qualcosa,la colpa era mia secondo loro...
prima media: wow,avevo cambiato scuola e ora mi aspettava una nuova vita! avevo un unico sogno,dimostrare di essere intelligente e smentire le voci discriminatorie che già giravano su di me... per quell'anno ci riuscii... ma poi... subito,a partire dal secondo anno,ho iniziato a essere stanca,stanca di vivere,non mi impegnavo più in niente,non facevo più niente e la mia autostima risprofondò... in terza non era per nulla cambiata la situazione,o forse in realtà si,ero peggiorata:le mie uniche amiche mi avevano abbandonata e sostituita proprio nel momento in cui avevo bisogno di loro e il ragazzo che mi piaceva e la sua ragazza mi hanno solo sfruttata in quanto a loro serviva un posto sicuro e che non desse sospetti dove poter stare insieme da soli... io lo accontentavo perchè volevo fargli un favore,ma poi diventò dura sopportare il fatto d'avere loro due in camera mia ogni settimana che mi buttava fuori dalla mia stanza e che ogni volta che li disturbavo per avvisarli dell'ora o del fatto che stavo male mi mandavano affanculo... lui poi scoprì che mi piaceva,ma mi disse che io gli facevo letteralmente schifo e che non mi sopportava... inutile dire che l'odio verso me stessa era ormai al limite...  ho cominciato ad avere attacchi di ansia, mi isolavo chiudendomi in me stessa, piangevo ogni giorno, avevo talmente vergogna di me stessa che non volevo nemmeno più uscire di casa, la felicità era cosi lontana e fioca da sembrare impossibile da raggiungere... pensavo ogni giorno al suicidio,avevo già scritto la lettera ad una persona alla quale tenevo addirittura di più che a me stessa e che per fortuna mi fermò in tempo. In questo dov'era la mia famiglia? bhè,con mia madre non andavo e non vado tutt'ora d'accordo e litigo continuamente. mio padre ormai non lo vedo da mesi..lui non mi è mai stato vicino,anz​i , non è mai stato presente,t​ornata tardi dicendo che era stato via per lavoro (alcune volte era vero,altre era dalle sue ''amichette​''),se io volevo stare un po' con lui mi mandava via e continuava a litigare con mia mamma...dopo anni di litigi si sono separati (2008) perchè il loro rapporto era ormai inesistente da molto. Una settimana dopo lui mi ha presentato la prima compagna,ma che come le altre non è durata molto. Ora ne a trovata un'altra (che è la numero 4) con la quale io non sono andata mai d'accordo,e nemmeno con le sue due figlie. con questa ci ha fatto anche un figlio. Lui da sempre tutte le attenzioni​,l'affetto e i regali a loro e a me non mi cagava nemmeno,non vedeva neppure il mio disagio e il mio malessere. Poi abbiamo litigato per l'ennesima volta dove lui ha concluso con ''bene,se io non sono un padre per te,allora tu non sei più una figlia per me,non meriteresti nemmeno che io ti mantenga''. Entrambi i miei genitori poi mi hanno anche mandata da una psicologa su proposta della preside... questa esperienza è durata poco, ma non è servita a nulla se non ha farmi perdere ancor più fiducia nelle persone che mi circondano e mi ha condotta all'odio verso quella psicologa in particolare, che mi faceva sentire fuori luogo,a disagio,malata.. passavo tutta l'ora a piangere senza dire una parola. per fortuna ora non vado più là..
Comunque, adesso,sebbene spesso io sia ancora inconsolabile,abbia ancora momenti di ansia e un umore molto instabile... posso dire di aver trovato un barlume di positività in mezzo alla depressione:una persona. Lei si chiama S*******a, per me è la mia migliore amica ed è come una madre, oltre ad essere la mia insegnante. E' lei quella che si è presa più cura di me quest'anno, mi è rimasta vicina,mi ha ascoltata, mi calmava quando ero troppo agitata, mi dava una spalla su cui piangere, è quasi riuscita a farmi smettere di autolesionarmi e mi ha dato l'affetto e la fiducia che non ho mai ricevuto da nessuno... 
Tra poco però mi devo separare da lei... e ho paura di ricaderci...
Ah, dimenticavo, per le precisazioni, ho iniziato a tagliarmi verso la fine dell'anno scorso, all'inizio mi facevo del male premendo molto le unghie nel dorso della mano e graffiandomi con aghi, poco dopo però ero già passata alla tipica lametta che mi faceva sentire meglio...

Potresti dirmi che cosa pensi o provi quando stai per tagliarti?
Tagliarsi va oltre il semplice gesto di prendere una lametta e farla passare premendo sulla pelle, c'è molto altro dietro a questo, ci sono lacrime, tristezza, disperazione, desiderio di farla finita ma non voler provocare dispiaceri agli altri, voglia di distruggere il proprio corpo, odio verso se stessi...
tagliarmi mi faceva calmare, mi faceva sentire meglio... ma poi ha iniziato anche a farmi sentire in colpa per quello che facevo, a vergognarmi delle mie braccia... volevo distruggere quello che ero diventata, ma con calma, a poco a poco... il mio riflesso mi dava il voltastomaco, ero e sono ancora aggi in continuo disagio dentro il mio corpo che mi ha sempre provocato insulti e sofferenze...
più tempo passava e più vuoto sentivo dentro di me, è come essere privati da tutte le emozioni fuorchè della tristezza, una tristezza assoluto che però era talmente tanta da non essere più espressa normalmente, le lacrime ormai erano diventate le gocce di sangue che uscivano dai tagli... e ogni volta che mi succedeva qualcosa di psicologicamente doloroso, avevo bisogno di tirar fuori quello che avevo dentro autolesionandomi, mi aiutava a sfogarmi, a farmi ritornare un po' in me...
il dolore fisico distrae da quello che si ha dentro, dentro nella mente e nel cuore...

I tuoi genitori che mi sembrano un po' menefreghisti, la psicologa che ti tratta come sei fossi pazza, le persone che ti trattano come se fossi pazza.... hai qualcuno che ti aiuta, la tua migliore amica che secondo me è una persona meravigliosa che non ti vede come una persona strana ma come una persona normale con qualche problema ma normale. Io penso che tu sia normale. Il tagliarsi è come una tentazione e sembra che si risolvi qualcosa, ma invece ci si arrende. Io la penso così puoi dirmi che non sei d'accordo tranquillamente.
I tuoi genitori lo sanno che ti tagli o se ne fregano?Pensi che questa sarà la tua situazione per sempre o intendi cercare di smettere di sentire quelle cose che ti inducono ad autolesionarti?Le persone ti inducono a lesionarti dicendoti che sei pazza strana pericolosa, ma loro dovrebbero sapere che sono loro a essere pericolosi, perché ti inducono a tagliarti....Cerchi di non ascoltarle?
Sono anch'io d'accordo con il fatto che sia una soluzione orribilmente momentanea e non risolve effettivamente niente. credo che tutti gli autolesionisti lo sappiano, ma che ormai si lasciano vincere dall'autolesionismo che diventa una vera ''droga'' di cui poi non si riesce a fare a meno.
Per quanto riguarda i miei genitori, si, loro lo sanno a causa della scuola che li ha informati... mio padre mi ha fatto intendere in un attimo che non ero a posto ed è stato il primo a voler mandarmi dalla psicologa. mia mamma invece mi ha solo insultata pesantemente dicendo che quello che faccio io sono solo stronzate e che sono una deficiente disgraziata... nessuno dei due si è mai chiesto nemmeno il motivo per cui io lo facessi, loro pensano che la mia vita sia perfetta, sebbene non lo sia per me...
Personalmente, spero di non andare avanti così per tutta la vita, anche perché il giorno in cui avrò una famiglia mi vergognerei troppo se il mio compagno o i miei figlio mi chiedessero il perché dei tagli... le cicatrici invece, sinceramente voglio che rimangano, lo so, sembra stupido, ma per me le cicatrici sono un ricordo indelebile e se scomparissero per me sarebbe come essere privata di una parte di me stessa...
Ah, giusto, poi mi hai chiesto degli altri.. beh, per quanto le mie amiche più strette mi dicano continuamente di non ascoltarli, io non ci riesco, non ce la faccio davvero a fregarmene, forse perché sono convinta ormai che abbiano ragione dicendomi che il mio aspetto fisico è orrendo o forse per motivi che la mia mente non mi fa apparire chiari, ma sul serio, non penso riuscirò mai a dire loro in faccia ''vai a quel paese perché i tuoi insulti non mi fanno nulla!''...

Hai mai provato a dire ai tuoi genitori come ti senti? Penso che non sia stupido che vuoi che le cicatrici rimangano perché fanno parte della tua vita e sono testimonianza chee supererai l'autolesionismo...spero davvero con tutto il cuore che tu riesca a superarlo,davvero. Ma tu sei veramente come gli altri ti descrivono nel senso che sei brutta etc.oppure sei bella?Come pensi che si potrebbe risolvere l'autolesionismo?
Sì, ho provato a dire loro come mi sento, in particolare a mia mamma, ma niente, menefreghismo e freddezza assoluta...
io per me sono brutta, io mi vedo orribile, ripugnante, sebbene le mie amiche dicono che io sia carina... io mi faccio schifo da sola comunque, odio lo stesso il mio corpo in ogni suo centimetro...


Allora, se doveste avere pensieri del genere "E' un momento, passerà" o qualcos'altro che sia contro gli autolesionisti, mi faccia il favore di non scrivere niente. Piuttosto, se capite che è una cosa seria eccetera o avete gli stessi problemi o avete figli con questi problemi, commentate. 



martedì 11 giugno 2013

Il 5% dei ragazzi è Internet-addicted. I ragazzi totalmente esenti da "chat-mania" sono gli sportivi e i musicisti.

I.A.D.(Internet Addiction Disorder) è la sigla psichiatrica con cui si definisce una patologia, la dipendenza da Internet, in forte aumento tra i giovanissimi, come dimostra un recente studio, effettuato dalla Psichiatria universitaria senese. "Su 402 studenti tra i 14 e i 18 anni, valutati tramite questionari" spiega Andrea Fagiolini, docente di Psichiatria all'Università di Siena e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria "UN 5% è Internet-addicted conclamato,  una percentuale affatto trascurabile ha comportamenti a richischio. Ad esempio, il 33% dei ragazzi ha risposto sì alla domanda: "Internet attira gran parte delle tue attenzioni e preoccupazioni?"; il 17% ha ammesso la sensazione di perdita di controllo durante la navigazione e il 57% l'incapacità di restare collegati nei tempi prefissati."
Valutazioni e numeri simili emergono dall'indagine di Nostos in scuole primarie e secondarie dell'area marchigiana.
Con un pecularità: solo il 2% dei ragazzi intervistati risultava non essere affatto toccato dalla chat-mania. Una percentuale esigua, ma particolarmente significativa in quanto composta interamente da appassionati di sport e musica.
Così si va dalla passione all'ossessione
Segnali d'allarme
"Per individuare i segni di Rete-dipendenza" spiega Andrea Fagiolini "si fa riferimento ad alcuni comportamenti che rappresentano indicatori, qualitativi o quantitativi, che permettono di distinguere tre tappe nel percorso vero la forma più stabile della dipendenza patologica dalla Rete. Nella fase iniziale" osserva Fagiolini "si ha un'attenzione ossessiva verso temi e strumenti inerenti la Rete, che genera comportamenti come: controllo ripetuto della posta elettronica, ricerca di programmi e strumenti di comunicazione particolari, prolungati periodi in chat. La tossicofilia, cioè la dipendenza da Internet, arriva con l'aumento del tempo trascorso on line, spesso anche nelle ore lavorative e notturne, accompagnato da un crescente senso di malessere e da agitazione psicomotoria quando si è scollegati. Si parla infine di tossicomani" conclude Fagiolini "quando la Rete-dipendenza crea disagi nell'ambito relazionale e familiare, riduce la resa scolastica o lavorativa, causa isolamento sociale, anche totale. In questa fase appaiono ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on line quando si è scollegati."
(M.Bocchi, in "Corriere della Sera", 27 giugno 2010)

I nostri figli sempre online

Cellulare,iPhone, computer, webcam. Anche per dodici ore al giorno. Grazie a gadget tecnologici sempre meno costosi e senza fili, i ragazzi, quando svegli, sono connessi alla Rete. E il "New York Times" lancia l'allarme: la generazione dei nativi digitali è ormai sprofondata nella realtà virtuale. Con molti rischi e qualche vantaggio.



Facendo la somma, ecco che la realtà virtuale "occupa" almeno 12 ore al giorno della vita dei giovanissimi. La notte, poi, serve per scaricare film, video, immagazzinare musica...
Difficile tornare indietro. Cambiano le latitudini, ma l'attuale Generazione X si muove così in ogni angolo del Globo, Italia compresa. La diffusione sempre più massiccia della banda larga, l'Adsl ormai presente in moltissime case, i pacchetti sempre più scontati per ricaricare i cellulari, che gestiscono ormai un traffico monumentale di scambio di testi, le connessioni wi-fi, le applicazioni da scaricare dal Web su ogni tipo di supporto mobile, rendono l'essere connessi giorno e notte una dimensione di massa. I dati dell'ultima indagine della Società italiana di Pediatria sugli adolescenti mostrano con chiarezza la rivoluzione tecnologica italiana. "Nel 2000 soltanto il 37% dei giovanissimi aveva in casa un personal computer, nella maggioranza senza collegamento a Internet. Oggi il 97% ha un computer a casa e si collega tutti i giorni." In qualunque momento. Con il buio e con la luce. A parte, forse, durante le ore di scuola, quando i professori riescono a far rispettare il black-out dei cellulari, che però restano accesi con la vibrazione...
A farne le spese, com'è noto, il sonno dei giovanissimi, sempre più disturbato, sempre più scarso (guarda il post "La generazione dei supergufi"). Inutile pero "condannare" ,meglio capire. "Dal punto di vista quantitativo i numeri italiani sono simili a quelli americani" dice lo psicologo Matteo Lancini "e dunque ancor di più dobbiamo sforzarci di capire. Una grande preoccupazione dei genitori è che sei i figli passano troppo tempo davanti al computer si isolano, perdono legami e amicizie. In realtà è dimostrato che gli "iperconnessi" sono proprio i ragazzini più estroversi, e anzi, a giudicare dagli Iq, i quozienti di intelligenza di questa generazione risultano addirittura maggiori di quelle precedenti. In un certo senso si potrebbe dire che i teenager di questi anni hanno scoperto il dono dell'ubiquità: hanno il corpo in un posto e la mente dappertutto. Certo se questo diventa senso di onnipotenza, allora è pericoloso. Altrimenti è una moltiplicazione di abilità."
I dati della Società di Pediatria affermano che chat e Messenger sono utilizzati in Italia da oltre il 75% degli adolescenti, e circa l'80% è "abituale frequentatore di YouTube, mentre il 41% ha un suo blog". Senza contare il fenomeno Facebook, dove già il 53% della popolazione tra gli 11-18 anni ha la propria scheda.
Ma fare mille cose insieme, studiare ascoltando musica e chattando con gli amici, camminare mandando a ripetizione messaggi al cellulare, insomma essere uno e mille insieme, come sta cambiando i processi cognitivi? E l'uso dell'intelligenza?
Annamaria Roncoroni è neuropsicologa ed è coordinatrice del "Laboratorio sul talento e la plusdotazione" dell'Università di Pavia. Si occupa quindi di ragazzi "geni", giovanissimi con intelligenze specialmente brillanti. "La vera sfida è la concentrazione. Gli adolescenti di oggi, ma anche i bambini, sono bombardati di informazioni, e spesso non le sanno selezionare. Sono stretti fra due fuochi. Da una parte la scuola, ancora troppo legata al concetto di nozione. Dall'altra parte Internet, Wikipedia, Google, la possibilità di accedere in tempo reale alle informazioni. Due mondi che non comunicano e restano in superficie. In mezzo vince chi riesce a sviluppare la capacità di ragionare. E in questo il multitasking non aiuta. Si possono sì utilizzare due "canali" diversi in contemporanea, quello uditivo e quello visivo, come leggere un libro e ascoltare della musica. Lo sbaglio è utilizzare due "canali" uguali insieme." Studiare e mandare messaggi, ad esempio. "Il rischio è quando la tecnologia smette di essere uno strumento e diventa un'interfaccia della realtà" aggiunge Annamaria Roncoroni "non più un mezzo, ma un fine, dove i ragazzi utilizzano degli pseudonimi, si inventano delle personalità per vivere vite virtuali in cui finiscono per identificarsi. Oppure buttare delle ore utilizzando strumenti potenti come il computer soltanto per giocare".
Gli adolescenti "iperconnessi" suscitano ogni forma di paura nei "grandi". Eppure quando ogni sera caricano il loro iPod con la musica che li accompagnerà via auricolare il giorno dopo, è come se scrivessero, suggerisce Matteo Lancini, "la colonna sonora delle proprie emozioni, per entrare in contatto con se stessi". E fare silenzio nel rumore attorno.
(M.N.De Luca, in "la Repubblica",21 gennaio 2010,rid.)


La Rete Internet: irrinunciabile per i giovani. I nuovi media tra diffidenza ed entusiasmo. L'importanza della lettura e il ruolo degli adulti nel mondo digitale.


I nuovi media hanno conquistato vasto spazio nel nostro quotidiano, inducendoci a prendere familiarità con continui e veloci sviluppi tecnologici. Il loro utilizzo è irrinunciabile per i giovani, non a caso definiti "generazione digitale", con riferimento soprattutto a chi è nato dopo il 1991. Proprio negli anni Novanta, infatti, la diffusione della Rete Internet ha ridefinito i parametri della conoscenza, dello spazio e del tempo, con notevoli conseguenze sulla società e sul singolo.
Da sempre le innovazioni tecnologiche, nell'incontro con la tradizione, hanno creato reazioni diverse, tra diffidenza ed entusiasmo, diffidenza per l'avanzare di un nuovo dagli effetti imprevedibili, entusiasmo per le eventuali potenzialità, segnando così il confine tra e dopo, con effetti comunque irreversibili.
Questo si è verificato in diversi contesti storici, coinvolgendo spesso i giovani, naturalmente aperti al nuovo, sotto lo sguardo preoccupato degli adulti, inclini talvolta a considerare la novità come una minaccia, quasi un sintomo di degenerazione degli usi tradizionali. Ogni secolo ha avuto le proprie preoccupanti "novità" che, apparse sulla scena, sono state incriminate e analizzate. E' stato così per determinati libri, ritenuti non adatti ai giovani, per il cinema, considerato all'inizio fuorviante e diabolico, per i fumetti, sospettati di distruggere la fantasia, per alcuni generi musicali, per la televisione, i videogiochi. E la lista potrebbe continuare, individuando in ogni epoca il timore e le ansie che accompagnano varie novità, insieme alla naturale predisposizione degli adulti a proteggere i più giovani da qualcosa che non si conosce sino in fondo.
Ogni cambiamento ha modificato l'ambiente ma soprattutto la persona. I bambini di oggi, infatti, immersi sin dalla nascita nella tecnologia, sviluppano dinamiche di apprendimento più percettive, diverse in parte da quelle delle precedenti generazioni, portati per loro natura all'uso dei mezzi tecnologici.
I nuovi media hanno creato dunque una vera e propria cultura che, come ogni cultura, parla un suo linguaggio. Quando andiamo in un Paese straniero, dobbiamo imparare una lingua; questo non significa solo studiare regole grammaticali e un nuovo vocabolario, significa entrare nella cultura che ha generato il linguaggio, prestando attenzione a molteplici aspetti e sfruttando l'immaginazione per immedesimarci in una realtà diversa dalla nostra e riuscire a comunicare con chi fa parte di quella cultura. Pertanto, per entrare pienamente in questa nuova cultura digitale, occorre seguire lo stesso schema per parlare quel linguaggio che i giovani hanno appreso in maniera più naturale e veloce degli adulti, proprio come accade per le lingue. Nel mondo digitale, si ridefiniscono così le dinamiche dell'apprendimento, ma anche quelle del gioco, poiché l'industria crea giocattoli progettati sempre più come supporto alla conoscenza e allo sviluppo del linguaggio. Se per ogni generazione il gioco è stato occasione per esplorare l'area del linguaggio, in un processo di creatività, ma anche di collaborazione e scambio, il nuovo ambiente digitale può essere un'altra opportunità per guidare il bambino nell'apprendimento della lingua parlata e scritta.
Un'altra opportunità, non un'alternativa, perché i processi di apprendimento e sviluppo del pensiero richiedono un tempo più lento, in contrasto con la velocità della nostra epoca. Pensare e riflettere richiedono uno spazio silenzioso, non interrotto da altri stimoli e sollecitazioni, in cui si rielaborano le nostre conoscenze, in cui il bambino sviluppa la sua personalità che, attraverso il gioco, l'apprendimento, la lettura, la fantasia, il rapporto con gli altri essere umani, conduce alla completezza di sé. Nel mondo digitale la rapidità e il predominio delle immagini potrebbero sfavorire a volte il linguaggio verbale e la sua ricchezza, la vera lettura, quella che ci permette di entrare in sintonia con chi ha scritto le proprie emozioni, spingendoci a dar voce alle nostre, stimolando la fantasia e aiutandoci a scendere nella nostra parte più profonda.
I bambini, attratti da immagini che si rincorrono all'infinito, rischiano di abituarsi a una sovrastimolazione di contenuti, a scapito di un'analisi critica e di una profonda elaborazione personale, ridimensionando la fantasia e rompendo l'incanto.
Ancora oggi, la lettura resta, infatti, il modo migliore per sviluppare il linguaggio parlato, rielaborare il pensiero e comprendere concetti complessi; è un'abitudine che non può essere sostituita dall'ambiente digitale, ma affiancata, per riuscire a creare quell'armonia tra la tradizione e l'innovazione tecnologica, che deve continuare esistere.
Se, dunque, da un lato i nostri bambini sono naturalmente portati all'uso di questi mezzi, gli adulti continuano ad avere un ruolo fondamentale, quello di educatori tradizionali, incoraggiando i bambini a sfruttare gli elementi positivi offerti dai nuovi media, ma nello stesso tempo ricordando che ci sono regole utili nel mondo reale, così come in quello digitale, e soprattutto mantenendo aperto un dialogo che non faciliti la segretezza, a volte rischiosa, sotto qui agisce nella Rete.
(C.Di Giovanni, in "L'Osservatore Romano",20 febbraio 2010)

mercoledì 5 giugno 2013

La generazione dei "supergufi"

Ogni sera sempre la stessa storia. Sto al computer fino alle otto e al cellulare quasi fino alle dieci. Il giorno dopo a scuola ho sempre sonno. Succede anche a voi ragazzi?State molto al computer, al telefono, alla console o alla tv e poi vi sentite stanchi? Bene, ho cercato delle motivazioni perché non ne posso più e ho trovato un articolo molto interessante, sia per i genitori che per i ragazzi.

RAGAZZI,ATTENTI!Non dormire a sufficienza può portare alla depressione.

"Fate andare a letto presto i vostri figli se volete che da adulti siano sereni e non cadano in depressione."
E' questo l'allarme che uno studio del Columbia University Medical Center di New York pubblica sulle pagine di "Sleep", una delle riviste scientifiche più prestigiose del mondo dedicate ai disturbi del sonno.
Secondo questa ricerca, i ragazzi che fanno tardi guardando la TV, stando al computer, giocando con la Playstation o chiacchierando al telefono fino a notte fonda mettono a repentaglio non soltanto il rendimento scolastico ma anche l'equilibrio mentale, al punto da rischiare di diventare, da adulti, addirittura depressi cronici.
"I bambini e gli adolescenti di oggi non dormono a sufficienza: invece delle nove ore di sonno necessario per la loro età, secondo gli specialisti, dormono anche meno di sette ore e questo è molto dannoso per la loro salute fisica e mentale" afferma il professor James E. Gangwisch, lo psichiatra americano che ha coordinato la ricerca. "Ormai ci troviamo di fronte a una nuova generazione che noi studiosi abbiamo ribattezzato "supergufi" perché i ragazzi che ne fanno parte si comportano come animali notturni: svegli quando è buio, assonnati e apatici di giorno."

Il sonno protegge il cervello
L'indagine americana è stata condotta su 5.659 bambini tra i 7 e i 12 anni. La ricerca ha analizzato i loro differenti stili di vita portando a risultati scientifici preoccupanti: "I ragazzini che vanno a dormire a mezzanotte o anche più tardi hanno ben il 24% di probabilità in più di soffrire di depressione e hanno addirittura il 20% in più di probabilità di covare pensieri autodistruttivi rispetto a chi va a letto alle dieci di sera" spiega il professor Gangwisch. "Ma anche in assenza di disturbi gravi, il sonno insufficiente provoca a tutti i bambini e agli adolescenti scarsa concentrazione, stress ed elevata irritabilità, con inevitabili conseguenze negative sul rendimento scolastico o sportivo."


Insomma, i ragazzi notturni, i "supergufi" rischiano un grave fanno alla salute da adulti. "Il sonno è un importante fattore protettivo del cervello durante la fase di crescita e, almeno fino ai 20 anni, non andrebbe ridotto per nessun motivo" spiega lo psichiatra Tonino Cantelmi, docente di Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione all'Università Lumsa di Roma ed esperto di cyberdipendenza, cioè dipendenza da Internet, blog, chat e da altre "diavolerie" del mondo dei computer. "I bambini e gli adolescenti di oggi ingaggiano una lotta con il loro orologio biologico per stare svegli il più possibile, chiusi nelle loro camere, a volte persino all'insaputa di mamma e papà o, peggio, con il benestare dei genitori. Dormendo in media almeno un'ora e mezzo in meno rispetto ai i coetanei di quindici anni fa.
Dormendo poco, sono compromesse la memoria, l'attenzione e la concentrazione e questo porta a una preoccupante fragilità emotiva, che gli adolescenti cercano di superare cominciando a fare uso di pericolose sostanze stimolanti, come l'alcol o le bevande a base di caffeina, fino alla droga. Il rischio è che se continueranno a ridurre le ore di sonno, diventeranno sempre più apatici, incapaci di provare emozioni, depressi cronici, come hanno dimostrato gli scienziati americani."
"Come possiamo convincere i nostri figli a non sprecare le ore di sonno e dormire?" abbiamo chiesto al sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minori e consulente della Commissione parlamentare per l'infanzia.
"Bisogna educarli all'uso del computer e delle nuove tecnologie, insegnando loro la differenza tra uso e abuso, un po' come si fa per l'alcol e il fumo, in modo che smettano di essere dipendenti da mezzi di comunicazione che finiscono per isolarli dal mondo" risponde il sociologo."Il compito spetta agli educatori, in particolare alla scuola, che dovrebbe dire già agli alunni delle primarie:"Attenzione, la tecnologia ha cambiato le nostre vite, è utilissima, però non dovete diventarne sudditi, perché poi correte il rischio di danneggiare voi stessi e la vostra salute"."

Bisogna educare i propri figli
Ma, secondo il sociologo, il buon esempio dovrebbe arrivare dai genitori, che invece chiudono un occhio quando i ragazzi girano per casa anche dopo mezzanotte. "Le abitudini corrette" afferma il professor Marziale "andrebbero insegnate quando i bambini sono ancora piccoli, ma purtroppo sono proprio i genitori a non avere rispetto degli orari e a stordirsi davanti al computer o alla televisione per sere e sere. Non servono le minacce. I genitori devono dare il buon esempio. E' importante, infatti, che la cena non sia troppo posticipata e si viva in armonia prima di andare a dormire."
I ragazzi, insomma, non devono essere abbandonati a se stessi, di fronte a mezzi di comunicazione affascinanti ma pericolosi per il loro benessere. "Per scongiurare i pericoli per la loro salute" aggiunge il sociologo "sono necessarie almeno otto ore di sonno. I ragazzi devono conoscere il pericolo cui vanno incontro e comprendere che, piuttosto che stare davanti al computer e alla televisione, è meglio godersi un'ora di sonno in più."
(C.Pozzi, in "Gente", rid.)