giovedì 11 luglio 2013

Crescere troppo in fretta è stato un bene, ma ha portato molta sofferenza

Un'altra storia di una ragazza autolesionista. Gestisce una pagina, +Questa sono io; se non ti sta bene, vaffanculo.

Diciamo che di sofferenza ne ho sempre saputo parecchio. Non è vittimismo, non fraintendermi, ma ho visto tre delle persone più importanti della mia vita venirmi strappate via dalla malattia nell'arco di tre anni, così, come se niente fosse, con la stessa naturalezza con cui un bambino coglie un fiore dal prato. E quest'anno mio nonno è morto, e si è scoperto che mio papà ha un tumore. Operabile, ma pur sempre un tumore. I miei genitori mi hanno sempre concesso una libertà maggiore rispetto ai miei coetanei, e io sono cresciuta tremendamente in fretta. E' stato un bene, anche se ha portato molta sofferenza. Sono stata pugnalata alle spalle da parecchie amiche alle spalle, e sono arrivata ad essere del tutto autonoma all'età di undici anni, quando riuscivo a vivere tranquillamente in solitudine, senza amici. Sono anche un po' strana, potremo dire. La gente mi definisce anormale, strana, pazza, particolare; altri mi considerano meschina, un mostro, subdola, insofferente. Insofferente, mi fa venire i brividi. Entrai in una compagnia, circa l'estate scorsa, e mi trovai abbastanza bene. Ah, una piccola nota a margine: sono sempre stata definita come una poco di buono per il semplice fatto che non so avere rapporti con le ragazze. Fa ridere, ma io delle ragazze ho paura (esclusa la mia migliore amica). Anche i miei amici, comunque, mi definivano una puttana. Dicevano di farlo per scherzo. All'inizio mi accettarono, ma quando videro che non mi lasciavo mettere i piedi in testa, iniziai a non andare più bene. Ogni litigio veniva scatenato "a causa mia": Odiavo il suono delle loro voci, i loro sguardi impauriti quando piantavo i miei occhi nei loro. Conigli, sembravano conigli impauriti. L'odio mi aveva sempre accompagnata nella mia breve e intensa vita, e in quel periodo crebbe a dismisura, non aveva mai raggiunto simili livelli. E poi un giorno presi una decisione che per molti sarebbe stata pesante, mentre io la affrontai con una semplice scrollata di spalle. E quella mia "insofferenza" scatenò la loro ira che poi, dinanzi alle mie parole, si placò. Ma le mie parole vennero dopo, dopo che mi tagliai.

Come sempre, se avete commenti intelligenti, postateli, oppure rimanete in silenzio.

sabato 6 luglio 2013

Ma Internet ci rende stupidi?

Neurologi e psicologi mettono in guardia dai pericoli legati al bombardamento di informazioni cui siamo sottoposti.

Nicholas Carr, lo studioso americano che tempo fa aveva lanciato il primo allarme con l'articolo Google ci sta facendo diventare stupidi?, è sempre più convinto di avere ragione. A suo avviso, nell'arco di pochi anni saremo tutti superficiali, incapaci di concentrarci per più di qualche minuto o di distinguere un'informazione importante da quelle irrilevanti.
E ora Nicholas Carr non è più solo: decine di scienziati in tutto il mondo condividono le sue conclusioni. L'uso di Internet e degli altri potenti strumenti di comunicazione che teniamo in tasca sta modificando i neuroni del nostro cervello, sempre pronti ad adattarsi a nuove situazioni. "E' come se la tecnologia stesse riprogrammando le nostre menti" ha confermato al New York Times Nora Volkow, una delle più importanti esperte del sistema nervoso centrale. La massa di informazioni in arrivo attraverso il Web, il telefono, le e-mail sta cambiando non solo il modo con il quale ci informiamo, ma anche quello di pensare e di reagire.
Gli stimoli che riceviamo ormai senza interruzione provocano il rilascio di dopamina nel cervello, esattamente come fa il cibo: e la dopamina crea dipendenza, e la sua assenza provoca una sensazione di vuoto e di noia. Sarà forse per questo che molte persone non riescono a tenere a bada quella voce inconscia che continua a ripetere di controllare le e-mail o gli sms, anche mentre si sta parlando con altri o si sta partecipando a una riunione. Quando ci svegliamo al mattino, le prime attenzioni vanno alle informazioni arrivate nella notte sul telefonino e solo una crisi di astinenza può spiegare le inutili telefonate che si fanno appena si scende da un aereo.
"Il Web" ha rilevato Nicholas Carr sul Financial Times "non ci incoraggia mai a fermarci, ci tiene in uno stato continuo di movimento:" Il cervello si adatta a queste ripetute distrazioni trasformandoci in pensatori superficiali, sempre più incapaci di concentrarci, di leggere un testo lungo o di connettere le informazioni che riceviamo. Carr cita il filosofo Seneca, ricordando che essere dovunque "come ci consente di fare Internet equivale a non essere in nessuno luogo".
Molti ricercatori ritengono che sia troppo presto per preoccuparsi: le modifiche causate dalla tecnologia al nostro cervello non sono diverse o più gravi di quelle che si sono verificate nel corso dell'evoluzione. Ma uno dei più grandi scienziati contemporanei, l'astrofisico Stephen Hawking, è convinto che gli esseri umani siano entrati in una nuova fase evolutiva e non esclude che i sistemi di comunicazione del futuro generino alla fine una nuova specie umana.
Potrebbe anche essere una specie migliore, almeno per certi aspetti. La psicologa Patricia Greenfield ha ricordato su Science che ogni mezzo di comunicazione sviluppa nuove capacità cognitive a spese di altre. "Stare molte ore al computer, anche per un videogioco, migliora la nostra intelligenza spaziovirtuale e ci abitua a seguire più segnali simultaneamente." La nuova specie avrà dunque caratteristiche più vicine a quelle dei computer e sarà dotata di un "pensiero automatico" che reagirà agli eventi senza riflettere troppo a lungo. Ovviamente, il problema non è Internet, visto che i vantaggi che ha portato all'umanità sono largamente superiori ai marginali danni che finora ha causato. Come sempre, è l'uso che se ne fa a rendere le cose buone o cattive. Nicholas Carr suggerisce di imparare a liberarsi ogni tanto dalla dipendenza, riconquistare tempo e spazio, di riprendere in mano più spesso quello che è stato per secoli il funzionale supporto del pensiero profondo: la vecchia carta di libri e giornali.
(V.Sabadin, in "La Stampa", 10 giugno 2010)

Se ci fosse un blackout, TUTTE le tecnologie non funzionano, voi che fareste? Rispondete nei commenti.


Suicidio per bullismo:storia di Kayla

Vi chiedo pochi minuti. Guardate questo video. Cose del genere succedono ogni giorno. Fermiamo il bullismo prima che sia troppo tardi.

venerdì 5 luglio 2013

Ho imparato a non ascoltare gli altri, perché sennò finisco di far del male solo a me stessa....

Un'altra ragazza mi ha raccontato la sua storia.
Ciao,mi chiamo Diana ho 14 anni ed è la prima volta che racconto la mia storia in modo dettagliato...
İ miei problemi sono iniziati il primo anno delle scuole medie,inizialmente andava tutto bene,avevo fatto amicizia con quasi tutti i compagni di classe e avevo stretto un buon rapporto di amicizia con cinque ragazze,le quali divennero le mie migliori amiche....Tutto ad un tratto però,la situazione si capovolse e alcuni ragazzi iniziarono a prendermi in giro per il mio aspetto fisico e iniziarono a darmi dei nomignoli....
Le prime volte non ci feci caso,ma dopo iniziarono a diventare un peso,tra messaggi su what's app e su facebook, non sapevo più che fare e allora decisi di non mangiare più...
Arrivai a pesare 40 kg (da 60 kg) in soli due mesi...
Arrivai a scuola,ma dopo mi dissero "quanto sei magra!!",insomma qualsiasi cosa facevo non andava mai bene...ero un disastro...
İn seconda e terza media andò peggio,mi misi con un ragazzo che per tutto il tempo che siamo stati insieme non face altro che prendermi in giro alle spalle e dire cose brutte su di me...Quando venni a saperlo,iniziai ad odiarlo con tutto il cuore e,a quel punto anche le mie migliori amiche mi voltarono le spalle...
Arrivò il momento in cui iniziai ad odiare me stessa e il mio aspetto fisico,a tal punto che una notte,andai in bagno,presi una lametta e iniziai a tagliarmi...vedevo il sangue colare dalle mie braccia e,in un primo momento divenne un sollievo,ma poi divenne un'abitudine...ogni volta che mi prendevano in giro o cose del genere lo facevo,perché per me era come un sollievo...

Andavo a scuola sempre con magliette lunghe anche se sentivo caldo,ma non sapevo come nascondere i miei tagli...una delle mie migliori amiche venne a saperlo e lo disse a tutta la classe e alcuni ragazzi mi prendevano in giro facendo finta di tagliarsi anche loro...Non sapevo più che fare,pensai al suicidio,ma non riuscì a farcela,era troppo per me...Poi iniziarono i problemi a casa,specialmente con mia madre,ma quelli sono riuscita a risolverli anche se con molta fatica...
Al termine delle scuola,iniziai a non tagliarmi più,ma ancora oggi ho quelle cicatrici e,ogni volta che le vedo ripenso a quei momenti e molte volte mi vien da piangere,ma so che ho fatto un grande errore.
Ho imparato a non dare più importanza a quello che mi dicono gli altri,perché se gli do importanza finisco per far del male solo a me stessa...


Come sempre, se avete commenti intelligenti, postateli pure. Se avete cose stupide da dire, non dite niente.

Cadere

La vita cerca di insegnarci a non cadere nonostante le raffiche di vento, la perdita dell'equilibrio improvvisa dovuta alla nostra insicurezza...ma a volte siamo così deboli che perdiamo l'equilibrio e cadiamo.

Falling Again By Leona DeLioncourt

Ben fatto, società. Video-denuncia alla società.

Diffondete.